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Quanto era buono quel vino...

Alessandro Napolitano
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"Un'odiosa, vecchissima casa nel quartiere in collina: Browen Street. Sembrava in agguato nella notte e attirava gli incauti. Finestre nere. Orrori innominabili. Un tocco gelido e una voce...il benvenuto dei morti." HPL 1921.

Parlando di me
Questo è il momento tanto temuto. Dovrei parlare di me. Potrei raccontare il mio film preferito, svelare la mia canzone e la mia mia poesia del cuore. Potrei, potrei, ma sono io il primo ad annoiarmi! E allora? Rinuncio così alla mia presentazione? Vediamo, mi è venuta un'idea: lascerò parlare i miei racconti! Qualche frase, quelle che meglio mi rappresentano. Sappiate che sono speciali. Alessandro.
I Miei racconti
PER UNA FETTA DANGURIA GHIACCIATA:
Mi siedo al tavolino, arriva la fetta di cocomero, è un sorriso a trentadue denti. Davanti a me uno strano ragazzo digita frenetico su un PC grande come un foglio A4. Più avanti, una coppietta non si dà tregua. Sembriamo io e lei tanti anni fa. Troppi anni fa. Addento l'anguria, è fredda quanto deve, un vero sollievo. Sposto lo sguardo e m'innamoro. Ha i capelli raccolti a cipolla e infilzati da una matita. Legge "Swallow inn"
NASCITA (Alchemica):
Il tavolo - su cui poggio la mia Opera - è un'esposizione di alambicchi e testi antichi. La Tavola di Smeraldo è tra il Mercurio e l'Acqua. Oltre non posso confermare e tutto può essere menzognero.
SOVIET SUPERMAN:
La conoscenza di ciò che può essere ma che non sarà mai; di quel filo sottile che divide ciò che è reale da ciò che reale può diventare.
LINCONTRO:
Sono prigioniero di un'indicibile oppressione e solo lui potrà liberarmi. Presto non potrò più scrivere. Si avvicina, ha un rasoio tra le mani; uno spasmo pervade il mio corpo. Toglie il berretto, finalmente lo vedo
100 PAROLE DALL INFERNO:
Anime e Chaos, ove lInferiore è maggiore del Superiore e luomo di sventura attende tra il pianto e lo stridore dei denti.
SWALLOW INN:
L'oste era entrato di soppiatto nel locale, sudato e affaticato. In una mano teneva stretto un sacco di iuta legato all'estremità superiore da un cordone. Il contenitore gocciolava sangue. Si, Martha non ebbe dubbi, era sangue. Prezzini lasciò il sacco ai piedi del bancone e tirò fuori dai pantaloni il coltello con cui era uscito. Anche questo era completamente imbrattato di rosso. Martha perse l'uomo dalla visuale, sentiva scorrere l'acqua nel lavabo del bancone, poi avvertì aprire e sbattere il cassettone posto sotto il distributore della birra. Il coltellaccio è tornato pulito al suo posto, immaginò.
LEGAME APPARENTE:
La palestra della scuola era illuminata solo in parte, la luce cadeva perpendicolare sulle sette sedie disposte in circolo. Il locale odorava di lucido da parquet, le tribune erano vuote e il segnapunti elettronico spento. Le finestre, alte sulle pareti, erano semicoperte dalla neve che cadeva insistente. Bert occupava una delle sedie, calzava un berretto di lana, era avvolto in uno sporco giubbotto e teneva le gambe accavallate. Aveva le mani una dentro l'altra e il suo sguardo era fermo in direzione dell'uomo grasso, con il mento flaccido e due grosse guance rosse. Herman era il suo nome e sedeva silenzioso di fronte a lui. La comunità parrocchiale aveva ottenuto i fondi per istituire un gruppo di lavoro: una psicologa dava supporto morale a chi si era salvato da atti autolesivi, a chi era scampato al suicidio. Nicole terminò di parlare. Bert si ritrasse sulla sedia il più possibile. Era basso di statura e i suoi piedi persero aderenza con il terreno. Si accorse di essere il prossimo a dover intervenire. Strinse forte i denti, rilassò le mascelle e deglutì; inspirò senza avvertire la soddisfazione di sentire pieni i polmoni. - Lo sai, non c'è alcuna fretta e puoi parlare di quello che vuoi. Intervenne la psicologa. L'uomo sbuffò via l'aria. Esordì: - Questa mattina sono stato sulla tomba di mia madre. Ho portato dei fiori, viole. Avvertì la bocca inaridirsi, attese un poco di saliva prima di continuare. - Mia madre adorava le viole. Il suo viso si contorse in una smorfia di dolore.
Foto album
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si stava per incendiare il mare
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che faccia da cassio !
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peccato che Parigi piena di francesi
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la mia camera da letto
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solitudine
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prima che sbarcassero le due mostriciattole
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Un amico d\'infanzia con cui ho viaggiato verso Altrove
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Il Poeta