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Recensione a: I Signori della Morte (cerebrale) - (Poesia Narrativa, Brevissimo) - di Giovanni Minio:
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Di Arcangelo Galante: Difatti, ci sono delle ottime persone e dei grandi e onesti professionisti, in grado di "aiutare" a superare alcuni "disagi" dell'anima e della mente, nonostante la funzionalità espletata, a scopi puramente di lucro e poco umani. Il testo è esplicito, e pure "simpatico", nell'esprimere tutta la diffidenza per i cosiddetti strizzacervelli, e in alcuni passaggi aspri e spigolosi del componimento, si avverte una profonda sfiducia nell'intervento di queste persone, nonché verso chi mette la propria mente, nelle mani di costoro. Resta persino vero che la psicanalisi è troppo teorica per essere pratica; se poi ci si aggiunge il fatto inerente alle diverse reazioni dei singoli, alle cure seguite, l'argomento intavolato si arricchisce di moltissime "pietanze", sulle quali meditare. Per non dilungarmi, ho trovato interessante, questa pubblicazione, che offre l'occasione per riflettere, in merito al suo contenuto.
Di Arcangelo Galante: Un legittimo sfogo dell'autore, scritto in prosa, atto a denunciare il ruolo "malevole", nonché i danni che, alcuni psichiatri, possono causare alle persone. Esplicativo è già il titolo, il quale, li definisce come "i signori della morte cerebrale", e in base alle riflessioni e notevoli considerazioni, che si possono trarre dalla lettura dell'emblematico testo, mi trovo d'accordo con il senso descritto. La nomea che accompagna tale categoria, non è di certo mai stata lodevole, e forse, una ragione e un fondo di verità, esistono, nel qualificarli in una spiacevole maniera. Ovviamente, non si deve mai generalizzare, giacché tutto è relativo alla persona e alla coscienza, nell'esercitare una professione, estremamente delicata e peculiare. (1. Segue)
Di Sphinx: Questo è uno sfogo che di poetico alla fine ha ben poco, a parte la suddivisione un po' forzata delle parole in versi. Però devo riconoscere che, seppur con meno disprezzo, forse dovuto al fatto che non ho dovuto mai affrontarli di persona, per ora, condivido il punto di vista. Penso che esseri umani non possano mai arrogarsi la presunzione di giudicare con troppa facilità altri esseri umani, e la psicanalisi è troppo teorica per essere pratica.
Di Iezzi Giampiero: ? semplicemente hai ragione. Ci vuole uno staff di psicologi
necessari per coloro che rinnovano giorno dopo giorno la loro presenza quotidiana nelle corsie dei reparti ospedalieri, dottori sacrificati e infermieri stressati, che impiegano le otto ore lavorando con l'occhio all'orologio senza la dovuta dimestichezza della loro professionalità dimenticata? nell'offrire un sorriso a chi soffre.
Di Angela Di Salvo: L'intevento del poeta è teso alla denuncia dell'inutilità e persino del danno che possono fare gli psichiatri. E' come se procurassero "la morte dell'anima" a quei poveri ingenui che si rivolgono a loro,definiti "scemi loro stessi". Non fanno altro che demolire le menti,approntare nelle cliniche "le carcasse" di coloro che hanno in cura. Quindi redigono le loro diagnosi con la presunzione di un giudice che emette una sentenza di condanna con la stessa facilità con cui adoperano le penne. Se la persona ha paura della verità e non riesce a fronteggiare un problema, farebbe meglio a evitare di andare dallo psichiatra, perchè paga per non vedere la realtà, con la mera illusione di risolvere un problema che nessuno potrà portargli via. Nei versi duri e spigolosi del componimento si avverte una profonda sfiducia nel positivo intervento dello pschiatra e quasi una rabbia contenuta verso chi mette la propria mente nelle mani di costui. Mi pare quasi di risentire le parole di Zeno nel romanzo di Svevo in cui, dopo mesi di terapia psicanalitica, il protagonista si convinse che la sua era una malattia dell'essere propria di tutti gli uomini e che continuare ad andare dal medico era solo tempo perso.Di quella malattia non si guarisce mai. Aldilà di una semplicistica valutazione del caso, non si può certo condividere "in toto" questa totale sfiducia che sfocia addirittura nella "morte del cervello". In certi casi l'aiuto di uno specialista può servire a risolvere delle problematiche, come pure a volte può andare incontro a una sconfitta. I cervelli degli uomini funzionano tutti in modo diverso e le patologie mentali sono subdole e difficili da curare con la giusta dose di farmaci. A complicare la questione ci sono pure le diverse reazioni dei singoli alle cure seguite.
E poi va distnta la figura dello psichiatra (che cura con i farmaci) da quella dello psicologo (che usa una terapia fondata sul transfert).Interessante questa poesia che offre l'occasione per riflettere in merito
Di Giuseppe Novellino: Li chiamano anche strizzacervelli. La fama che accompagna gli psichiatri come categoria non è lusinghiera. Poi ci sono delle ottime persone e dei grandi e onesti professionisti. Sta il fatto che curare la mente non è facile e a volte l'operato rasenta la cialtroneria. Se oltre tutto si fanno pagare delle salate parcelle... Alla psicoanalisi, credete a me, forse è meglio sostituire la psicosintesi di tanti messaggi antichi ed eterni come quello di Gesù Cristo. La poesia è eloquente, e anche carina, nell'esprimere tutta la diffidenza per gli pscichiatri.





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