Morte d'uno stronzo

Spazio dedicato alla Gara stagionale di primavera 2019.

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FilippoDiLella
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Morte d'uno stronzo

Messaggio da leggere da FilippoDiLella » 06/04/2019, 17:29

Sono morto.
Sono morto una mattina di giugno sotto qualche goccia di pioggia leggera e sulla poca, poca luce delle sei.
Sono morto a incalcolabili chilometri da casa.
Sono morto in una guerra stupida voluta da chi ha più soldi, potere e ambizioni di quante io ne abbia mai possedute o di quante ne avrei mai volute; sono morto in nome della mia terra, dicono, dicono che sono morto per il mio popolo, faranno di me un esempio, un martire, forse una statua in qualche piazza imboscata chissà dove.
Manca solo lo sfottò d'essere morto per la libertà...la libertà non è prendere un fucile e sparare per primi...poi dicono...fanno, pianificano...intanto io sto qui, steso, pacifico e sorrido sangue dopo tanta strage.
Il mio reggimento è stato annientato da un raid notturno delle milizie di resistenza, hanno attaccato nelle ore più buie della notte, hanno aspettato un cielo nuvoloso affinché nessun astro li tradisse con la sua luce indiscreta e spietata, hanno pianificato con la freddezza d'un lupo, sapevano dove colpire e come.
Non c'era scampo da nessuna parte, solo proiettili, solo fuoco, solo morte.
Combattevano per la libertà?
Combattevano per il loro dio dalle sei teste di scimmia?
Che importa per cosa combattessero, combattono o combatteranno, io sono morto e si muore con la testa piena di domande stupide, piena della consapevolezza inutile della stupidità del tempo.
Mi manca mia madre, mia moglie, mi manca perfino il sorriso cattivo del barista quando saldo il conto e mi mancano le mattine fresche di quando ero bimbo, un bicchiere di chinotto col ghiaccio, il volo leggiadro ed etereo d'una libellula verde.
Che cos'è la libertà?
Dove sono andate a finire tutte le cicale e il loro canto?
Voglio tornare vergine, forse riuscirei a capire che cosa cazzo è la "bellezza" di cui tutti si riempiono la bocca a sproposito, vorrei vivere da stupido, vorrei vivere.
Che importa? Mi aspetta una bara e dei funerali di stato, mi aspetta una medaglia, mi aspetta un'eternità fatta di nulla.

Sono morto in un mattino di giugno sotto una pioggia leggera con in mano un fucile e un ricciolo di sole, sono morto dopo una vita del cazzo.

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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 06/04/2019, 20:33

mah, l'idea è abbastanza abusata, quindi non è una storia di nuovo genere.
ci sono delle belle frasi, significative e illuminanti, in grado di mostrare la scena, quindi ciò è positivo.
però lo trovo molto retorico, scusami.
non avertene, è solo la mia impressione.
un appunto: dopo i tre puntini... va uno spazio. per il resto non ci sono errori.
alla prossima
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

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Messaggio da leggere da AACiola » 06/04/2019, 20:48

Racconto che si legge velocemente, effettivamente anche per me sembra che siano state usate diverse frasi un po troppo retoriche. Certo per chi muore in guerra non ha importanza se si è dalla parte giusta o dalla parte sbagliata, si muore e basta. E per la maggioranza dei morti in battaglia non ci sono funerali di stato o medaglie, come sembra essere certo di ricevere, in questo caso, il protagonista del racconto.
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FilippoDiLella
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Re: Morte d'uno stronzo

Messaggio da leggere da FilippoDiLella » 07/04/2019, 0:19

Anzitutto, un caloroso grazie per le impressioni, le critiche e i riscontri che ho ricevuto fin'ora e che riceverò (se ce ne saranno altri) da parte di tutti coloro che hanno speso del tempo (o lo spenderanno) in questo mio modesto scritto.
In secondo luogo, spero vivamente di migliorare il contenuto e la forma proprio attraverso il confronto con autori più esperti e le loro opere; auguro a tutti una buona scrittura e un'ottima lettura.
Un caloroso saluto!

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Messaggio da leggere da Marco Daniele » 07/04/2019, 10:53

E' il secondo racconto in questa gara che leggo sulle critiche alla guerra, evidentemente va di moda :lol:
Sicuramente qui ci sono un po' di retorica, di frasi fatte, di luoghi comuni antibellici... e tuttavia la rabbia del protagonista/voce narrante che traspare è vibrante, è tangibile, è vera, così come lo è il rimpianto di quel mondo che ha lasciato a casa propria e che, ahilui, non potrà rivedere. E' una prosa "di pancia", un amaro sfogo che sgorga dal cuore più che una narrazione, e forse proprio per questo mi piace.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 07/04/2019, 19:24

Più che un racconto un’invettiva accorata contro la guerra.
Concordo con altri che hanno già commentato, c’è un po’ di retorica, ma d’altra parte il tema si presta all’enfasi e ai luoghi comuni.
L’ultimissima frase cozza (anagramma facile facile ;-)) con la parte in cui parli delle cose che ti mancano, in fondo la vita non era proprio male…
Scritto bene e con linguaggio adeguato, nient’altro da segnalare riguardo alla forma.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 07/04/2019, 22:59

Racconto di rapida lettura, diretto, senza fronzoli. Tratta un tema triste: la guerra con tutte le sue atrocità. Sì, probabilmente contiene frasi e pensieri già ampiamente utilizzati per argomenti come questo ma, penso che sarebbe stato difficile trovarne altri. C'è poco da dire e da aggiungere dinnazi ad una morte così, voluta da altri... Ecco, avrei evitato, nel titolo, la parola stronzo. Mi pare che il poveretto, almeno da parte dell'autore di questa narrazione, avrebbe avuto tutto il diritto di non essere definito tale: povero morto, invece, mi vien da dire.

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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti » 18/04/2019, 9:03

Se l'autore voleva catturare l'attenzione con il titolo, credo ci sia un piccolo malinteso. Qui i racconti vengono letti tutti, o quasi. Proprio da lì, io non l'avrei letto. L'argomento è la guerra. Problema delicato, e ampiamente discusso. Le riflessioni si perdono nella notte dei tempi. Il racconto scorre bene.
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Messaggio da leggere da Namio Intile » 23/04/2019, 15:47

Diverse considerazioni e riflessioni, in parte condivisibili e in parte no ma comunque sempre molto confuse, tenute insieme da un filo sottile che nel finale diventa sottilissimo.
La confusione ideologica è un tratto distintivo dei racconti moraleggianti che fin qui ho letto.
Pochi appunti formali. Dopo i puntini di sospensione ci vuole uno uno spazio. Le milizie sono della resistenza. Consiglio moderazione nell'uso degli aggettivi.

A presto

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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 30/04/2019, 22:12

Ciao, mi piace lo stile incalzante, poetico, arrabbiato del tuo racconto. Trovo che sei riuscito a narrare dei pensieri che possono verosimilmente passare per la testa di un uomo che perde la vita e che in questa perdita non riesce a trovare un senso. Il linguaggio rispecchia questi sentimenti e quindi penso sia adeguato e studiato per esprimerli al meglio.

Alessandro Mazzi
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Messaggio da leggere da Alessandro Mazzi » 02/05/2019, 20:53

Un buon racconto che ha il sapore di una dura riflessione sulla cruda realtà di ogni guerra. Lo scritto è incalzante e quasi rabbioso, e questo è il maggior punto di forza dell'opera. Il tema piuttosto abusato e alcune frasi cariche di retorica mi fanno storcere un po il naso, ma nel complesso la mia valutazione è buona.

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Draper
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Messaggio da leggere da Draper » 17/05/2019, 14:11

La guerra, come qualsiasi altra manifestazione concreta ed estrema delle potenzialità devastanti dell'umanità, è soggetta alla retorica e purtroppo qui ce n'è tanta. L'impostazione stessa del racconto, basata sul topos del "morto che parla" è trita, come l'argomento, ma a prescindere dalla forma (l'invettiva) e dall'organizzazione della storia, che scorre molto bene (a parte gli errori già segnalati da Antonio Ciola e Fausto Scatoli), il punto è un altro. In questo "morte d'uno stronzo", nonostante i difetti, ci ho visto personalità e se tale personalità traspare anche quando i contro sono più dei pro, penso sia un'ottima cosa.

L'unico consiglio che mi sento di darti, da autore ad autore, per evitare di cascare nelle trappole del pietismo, della retorica o di scelte inflazionate, è pensare come una persona. Se vuoi che il lettore si immedesimi in ciò che fai, tu devi immedesimarti in quello che scrivi.

La guerra è brutta. Ok. La guerra è stupida. Benissimo. In guerra non ci sono né vincitori né vinti. Vero. Ma il dramma della guerra non è questo, come il dramma di una violenza sessuale non termina nella violenza in sé. Siamo uomini, siamo persone, devi pensare alla guerra come a un dramma prima di tutto legato alla tua dimensione di essere vivente. Non scegli cosa mangiare, puoi non ricevere alcun tipo di posta, il tempo, persino la nebbia, sono tuoi nemici (oltre a quelli che aspettano di ucciderti). Hai mai pensato a come e dove si lava un soldato al fronte? Dove fa i suoi bisogni? Alla sua sessualità? Queste sono urgenze con cui bisogna fare i conti tutti i giorni, senza contare che la tua vita dipende da un attrezzo - un'arma - che se hai pulito male o per qualche motivo decide d'incepparsi, ti condanna senz'appello.

Perciò il mio consiglio, per la prossima volta, è questo: pensa come una persona. Che tu voglia raccontare di violenza, di guerra, di paternità, pensa agli stimoli, ai caratteri e alle conseguenze di ciascuna azione. E' un lavoraccio, ma va fatto.

A rileggerti.
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