La pazienza

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AACiola
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La pazienza

Messaggio da leggere da AACiola » 28/01/2019, 22:54

Il professor Bonazza da alcuni giorni aveva perso la pazienza, e non trovandola più si decise di rivolgersi all’ufficio oggetti smarriti del Comune. Fu molto arduo per il professore, dotato di una mente brillante ma poco portata a risolvere i pratici problemi di vita quotidiana, districarsi tra i vari uffici municipali. Alla fine, dopo diverse e contrastanti indicazioni, lo trovò; naturalmente era in fondo a destra, come i servizi.
E’ vero che l’amministrazione pubblica, da un po’ di tempo, cerca di presentarsi in modo amichevole ai cittadini, ma quel cartello, apposto sulla porta ben chiusa, con la scritta “Si prega di bussare e attendere”, sembrava un ostacolo insormontabile. Bussò e attese qualche minuto senza che dall’ufficio arrivasse nessun segnale. Provò a bussare di nuovo e, per rinforzare il tutto, finse un colpo di tosse. All’interno si cominciò a sentire qualche rumore e finalmente giunse la tanto attesa parola magica.
- Avanti!
- Permesso – urlò il professore entrando impaziente.
Nell’ufficio una grande vetrata separava l’area del pubblico da quella dei dipendenti; solo un piccolo pertugio permetteva il passaggio di minuscoli oggetti tra le due zone cosi ben delimitate. Come in molti uffici pubblici, la separazione non serviva certo a proteggere i miseri valori presenti, ma per salvaguardare i burocrati dal contatto immediato con i cittadini, come se questi fossero degli appestati verso i quali è necessario mantenere le dovute distanze. Con aria un po’ annoiata l’unica impiegata presente alzò la testa da una rivista di gossip, nella cui lettura era precedentemente immersa.
- Mi dica come posso esserle utile signore. – disse la donna in maniera automatica, come le era stato insegnato nei corsi comportamentali effettuati, ma con l’evidente espressione di chi pensa cosa vuole questo seccatore.
- Buongiorno, - esordì il professore – è qui che si recuperano le cose perdute?
- Se qualcuno le ha ritrovate, si.
- Ecco, io ho perso la pazienza e col lavoro che faccio, insegno matematica ai ragazzi, non possedere più la pazienza diventa complicato.
- La pazienza, - rispose la dipendente – potrebbe descrivermela, sa, per capire se ne abbiamo in magazzino.
- E’ difficile darne una descrizione, però, se uno la perde, se ne accorge di sicuro.
- Mi sembra alquanto vaga la sua definizione, signore. Ma almeno mi sa dire a cosa possa essere adibita. – Disse l’impiegata afferrando una penna e un foglio di carta, pronta a prendere nota delle indicazione del professore. Un trucco che le serviva per fingere interessamento ai problemi degli altri, anche se spesso poi il foglio finiva direttamente nel cestino.
- Anche questo non è semplice spiegarlo. – Rispose pensieroso il professore. – Lei non ne fa uso signorina?
- Signora, prego! – rispose stizzita.
- Comunque, adesso che mi ci fa pensare – prosegui l’impiegata - credo che io stia adoperandola proprio in questo momento con lei. Però nell’inventario non risulta che sia mai stata ritrovata la pazienza di qualcuno e pertanto ritengo, con una buona dose di certezza, che la sua pazienza non ce l’abbia riportata nessuno.
- Ne è sicura signora, io ho provato a cercarla dappertutto, ma non la trovo più.
- Guardi, sono assolutamente sicura, noi qui di pazienza non ne abbiamo. Possiamo trovare molta arroganza ed egoismo, mi risulta anche tanta intolleranza, credo che sia diffusa anche l’ingiustizia, e non sa quanti pregiudizi sbuchino da tutti gli ambienti, ne abbiamo in abbondanza. Se ritiene che possano esserle utili queste cose gliene posso fornire quante ne vuole.
- No! No! – rispose spaventato il professore – già i miei studenti ne possiedono notevoli quantità.
- E allora mi dispiace ma non posso fare nient’altro per lei! – concluse l’impiegata.
- E non c’è la possibilità che venga ritrovata, magari nei prossimi giorni?
- E’ probabile, ma crede che se qualcuno trova della pazienza viene a portarla a noi? Se la tiene di sicuro, è un bene prezioso e appartiene a chiunque la usi, anche se in verità ne godono soprattutto gli altri. Comunque, per venirle incontro, mi lasci le sue generalità e nel caso sarà nostra cura ricontattarla, signor… - disse lasciando la frase a metà in attesa del nome del professore.
- Io sono il professor Giobbe Bonazza e abito in via, dunque in via… - mi dispiace signora mi sa che ho perso anche la memoria. – rispose il signore preoccupato.
- Caro Professore, quella talvolta la perdiamo tutti, magari è per questa mancanza che ci sono tutte quelle altre brutte cose. Comunque qui abbiamo tanti oggetti persi per la poca memoria, ma sono certa che i suoi ricordi non sono presenti nel nostro magazzino. – sentenziò l’impiegata.
- Già, probabilmente ha ragione. Forse è meglio che ritorni a casa, sempre se riesco a ricordarmi la strada, magari, se sono fortunato, nel tragitto ritrovo sia la pazienza che la memoria. – disse il professore uscendo e, considerato che aveva perso la pazienza, fece sbattere accuratamente la porta.
L’impiegata, con fare infastidito, rimise al suo posto la penna, e riprese a leggere il giornale mormorando – Vai, vai, hai fatto perdere la pazienza anche a me e il guaio è che adesso c’è pure la mia da ritrovare.
Ultima modifica di AACiola il 07/03/2019, 22:01, modificato 7 volte in totale.
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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti » 29/01/2019, 8:38

Carino, saggio, e profondo. Lo sviluppo è lesto e scorrevole. L'ambientazione disegnata a tristi colori, ma come veramente è. I personaggi, si muovono agiatamente all'interno della storia. Il testo eè da approfondire perchè la pazienza è una qualità difficile da trovare in questi tempi. Quindi un ufficio dove poterla ricercare è veramente una bella idea.
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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 31/01/2019, 22:25

Sì, la sottolineatura sui dipendenti pubblici annoiati e poco gentili va bene, penso che ognuno di noi abbia avuto esperienze simili, anche se non cercava la pazienza... Il testo è abbastanza divertente e spiritoso, ma concordo con Sax nel dire che i periodi sono troppo lunghi senza un'adeguata punteggiatura.

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Re: La pazienza

Messaggio da leggere da AACiola » 01/02/2019, 0:20

Ringrazio Jazz Writer per il competente commento. Ha ragione sul punto e virgola, nella frase citata è sicuramente da usare. Probabilmente anche nelle altre frasi citate, in cui non ho usato la virgola, qualche virgola poteva migliorare la lettura (però 7 virgole non so proprio dove le avrei potute mettere...). Quel "da un po' di tempo cerca" al presente in un racconto tutto al passato mi è venuto cosi in quanto, se avessi scritto "cercava", implicava che adesso non cerca più, il che non è vero; ma probabilmente sono io che sbaglio. Comunque grazie, è il mio primo racconto che provo a scrivere e apprezzo i consigli di tutti e soprattutto di chi è più esperto di me.

PS. Per pentirmi nello scarso uso, da parte mia, del punto e virgola ho appena pubblicato sul sito un piccolo sonetto dedicato a questo argomento che spero sia gradito.
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Messaggio da leggere da Ida Dainese » 03/02/2019, 13:02

Il racconto mi ha fatto sorridere anche se mi rendo conto che c'è poco da ridere. I personaggi sembrano infatti descrizioni di persone reali, per non parlare delle situazioni.
Par di vederlo, questo professore, con la sua ingenua, timida fiducia nell'autorità, addentrarsi nel labirinto degli uffici pur non avendo più pazienza per farlo. Mi piace come l'hai descritto: mente brillante e poco senso pratico, con una folla di studenti che lo ha prosciugato un giorno dopo l'altro.
Anche la signorina, pardon! Signora, con le sue dichiarazioni e gesti sembra una figurina di carta velina, uguale a tante altre.
Penso che anche lo stile sia adatto alla storia, conduce il lettore tra grigi corridoi con parole leggere, osservazioni acute e qualche sospiro.
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Messaggio da leggere da Draper » 04/02/2019, 13:43

Attraverso il filtro dell'assurdo e dell'ironia, per non parlare poi dell'umorismo, questo breve racconto mi ha strappato più di una risata, mi ha fatto riflettere. Tralascio le questioni sulla punteggiatura già sollevate dagli altri autori, ma vorrei segnalare che questo pezzetto del testo può creare confusione. Lo riporto di seguito:

- Signora, prego! – rispose stizzita.
- Comunque, adesso che mi ci fa pensare – prosegui l’impiegata - credo che io stia adoperandola proprio in questo momento con lei. Però nell’inventario non risulta che sia mai stata ritrovata la pazienza di qualcuno e pertanto ritengo, con una buona dose di certezza, che la sua pazienza non ce l’abbia riportata nessuno.

Qui credo sia meglio ricostruirlo così:
- Signora, prego! – rispose stizzita - Comunque, adesso che mi ci fa pensare – prosegui l’impiegata - credo che io stia adoperandola proprio in questo momento con lei. Però nell’inventario non risulta che sia mai stata ritrovata la pazienza di qualcuno e pertanto ritengo, con una buona dose di certezza, che la sua pazienza non ce l’abbia riportata nessuno.

Il motivo è che, andando a capo il testo, sembra sia un altro personaggio a parlare, quando invece è ancora l'impiegata comunale.

A rileggerti :D
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Re: La pazienza

Messaggio da leggere da AACiola » 04/02/2019, 19:17

Draper ha scritto:
04/02/2019, 13:43
Attraverso il filtro dell'assurdo e dell'ironia, per non parlare poi dell'umorismo, questo breve racconto mi ha strappato più di una risata, mi ha fatto riflettere. ....

A rileggerti :D
Grazie per la bella recensione. Probabilmente hai ragione la tua impostazione è più chiara. Nella frase avevo comunque inserito quel "prosegui l'impiegata" che non avrebbe dovuto generare equivoci su chi sta parlando. Grazie ancora e ciao
Ultima modifica di AACiola il 09/02/2019, 18:54, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 06/02/2019, 18:03

Ho letto che è il tuo primo racconto, complimenti! Dimostri una bella verve surreale, la ricerca della pazienza smarrita è una buona idea. Il povero professore ci rappresenta un po’ tutti quando ci scontriamo con le difficoltà della burocrazia e quel suo sbattere accuratamente la porta ha un qualcosa di liberatorio. Apprezzabile anche lo stile, bravo.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
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Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 08/02/2019, 1:19

Divertente, sebbene i pubblici dipendenti ne escono dipinti in malo modo, a cominciare dallo stesso protagonista. Le esperienze dell’autore o il messaggio che questi lascia passare non lasciano adito a dubbio in tal senso.

Evidentemente posso ritenermi tra i fortunati e privilegiati considerato che, nelle rade occasioni di contatto con questi pubblici dipendenti, ho quasi sempre riscontrato una buona reattività. Evidentemente non tutti saranno uguali, ma complessivamente il ritratto, non lo ritengo rappresentativo della realtà, perlomeno quella che mi circonda.

Il titolo è fuorviante perché, essendo pur vero che di pazienza si tratti, nel racconto è di impazienza, quindi del contrario di pazienza, ciò su cui si disquisisce.

Per formazione il silenzio, la tenacia e la pazienza sono la base per ogni attività professionale ricompresa nel mondo che mi circonda.

Un antico adagio recita: La pazienza è la virtù dei forti.

Saper patire dolore corporale e psicologico è una capacità che, se ben sviluppata, aiuta ad eliminare o posporre la reazione alle avversità, mantenendo un atteggiamento neutro.
Controllare le nostre emozioni, in determinati ambienti, può diventare infatti questione di sopravvivenza.

La pazienza è indubbiamente una virtù secondo l’accezione migliore, tuttavia se non controllata può trasformarsi in rassegnazione, cosa questa che male si accoppia come virtù dei forti.
Bene quindi fa il protagonista a non rassegnarsi al fatto di essere incapace di governare la sua classe.
Tuttavia con l’impazienza non risolverà mai il suo problema, né altri possono farlo, se non lui stesso in prima persona, lavorando al proprio interno.
In questo senso, la ricerca di pazienza altrove, è spassosa.

La pazienza è come un mare calmo e accogliente, a me almeno così piace rappresentarla.
Per contro l’impazienza è un fiume travolgente che trasforma la rabbia in cascata.
Noi siamo sempre nel guscio di noce che naviga nelle due diverse condizioni.
Nel mare calmo e accogliente navighiamo sicuri, qualche maggior problema lo abbiamo viceversa cadendo nella cascata, quando reagiamo in modo incontrollato, mettendo in pericolo la vita nostra e di tutti gli imbarcati sullo stesso guscio di noce.

Concludendo: Avere pazienza significa utilizzare la nostra coscienza in modo razionale, viceversa essere impazienti corrisponde ad utilizzare l’istinto e la nostra parte meno razionale.

La nostra natura umana è tale per cui è bene imparare a saper utilizzare al momento opportuno entrambe le "virtù" di pazienza ed impazienza così come sopra descritte.

In determinate professioni oltretutto, l’impiego controllato sia di istinto, ovvero impazienza, che di coscienza, ovvero pazienza, diventa veramente questione di vita o di morte quotidiana.
Entrambe devono, poter convivere in noi, ma entrambe debbono rimanere costantemente monitorate e sotto il nostro controllo. Solo in questo modo "lo sguardo e gli occhi del leader" possono rimanere "sereni e tranquilli" ed il suo agire retto anche nel mezzo degli orrori di cui la natura umana mossa da "impazienza" fuori controllo è capace.
Le stelle brillano soltanto in notte oscura.
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 09/02/2019, 18:39

beh, a parte il fatto che sono dipendente pubblico e ho lavorato allo sportello per quindici anni, ricevendo insulti gratuiti ma anche parecchi apprezzamenti per la mia pazienza, devo dire che l'idea è splendida e ben descritta.
ironia sottile, che penetra e, mentre fa sorridere, lavora e fa riflettere.
mi permetto di dire che una revisione non guasterebbe. ho notato dei refusi e qualche errore di punteggiatura.
apprezzato
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Re: Commento

Messaggio da leggere da AACiola » 09/02/2019, 18:51

Fausto Scatoli ha scritto:
09/02/2019, 18:39
beh, a parte il fatto che sono dipendente pubblico e ho lavorato allo sportello per quindici anni, ricevendo insulti gratuiti ma anche parecchi apprezzamenti ...
Grazie per la recensione. Chiarisco comunque che non volevo certo generalizzare. Allo sportello ho lavorato anch'io per tantissimi anni (e penso che la mia qualità principale era proprio la pazienza e la disponibilità) ma bisogna riconoscere che, a fronte di tanti che lavorano anche più del dovuto, ci sono molti che provano piacere a sentirsi superiori agli utenti (penso alla bella definizione di CAPORALI di Totò).
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 09/02/2019, 19:00

AACiola ha scritto:
09/02/2019, 18:51
Grazie per la recensione. Chiarisco comunque che non volevo certo generalizzare. Allo sportello ho lavorato anch'io per tantissimi anni (e penso che la mia qualità principale era proprio la pazienza e la disponibilità) ma bisogna riconoscere che, a fronte di tanti che lavorano anche più del dovuto, ci sono molti che provano piacere a sentirsi superiori agli utenti (penso alla bella definizione di CAPORALI di Totò).
assolutamente d'accordo
in ogni caso avevo capito che non c'era generalizzazione, ho solo voluto far presente che ci lavoro e so com'è l'ambiente (purtroppo)
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Messaggio da leggere da Stefano Giraldi Ceneda » 10/02/2019, 19:44

Durante la lettura della “Pazienza” (o, se preferite, de “La pazienza”), si sono affacciati alla mia memoria frammenti scritti da autori simbolo del Novecento italiano. Per ragioni in parte oscure, ho ritrovato un po’ di Alberto Moravia e dei suoi Racconti romani, un po’ di Mario Soldati, un po’ di Dino Buzzati. Queste annotazioni, che emergono chiaramente da evocazioni e sentimenti soggettivi, non vogliono apparire come un monito alla scarsa inventiva dell’autrice; sono anzi un plauso per la sua abilità affabulatoria. Resto tuttavia dell’avviso che la dimensione del racconto (molto) breve non si addica alla storia narrata, forse più affine, per ossatura e implicazioni, a un habitat narrativo più spazioso. Ho intenzione di rileggerlo prima di esprimere il voto.

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Re: commento

Messaggio da leggere da AACiola » 12/02/2019, 21:20

Stefano Giraldi Ceneda ha scritto:
10/02/2019, 19:44
Durante la lettura della “Pazienza” (o, se preferite, de “La pazienza”), si sono affacciati alla mia memoria frammenti scritti da autori simbolo del Novecento italiano. Per ragioni in parte oscure, ho ritrovato un po’ di Alberto Moravia e dei suoi Racconti romani, un po’ di Mario Soldati, un po’ di Dino Buzzati....
Grazie per il tuo commento. Riguardo a Buzzati hai ragione, ho letto tanti suoi racconti e mi piacciono molto per quel senso di magico e surreale che danno, mentre non ho mai letto nulla di Soldati e un paio di romanzi di Moravia ma mai i "Racconti romani" cercherò di rimediare a questa lacuna al più presto.
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Messaggio da leggere da Gabriele Ludovici » 19/02/2019, 16:58

Racconto dal sapore surreale, ben scritto; come ti hanno già fatto notare, necessita di qualche ritocco in materia di punteggiatura. Per il resto il tema è assai attuale... la pazienza è sempre più difficile da recuperare ed è proprio la burocrazia, a volte, a rallentare la nostra vita. Chissà, probabilmente siamo noi a vivere troppo "di corsa"...

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Messaggio da leggere da Daniele Missiroli » 05/03/2019, 21:41

Non ho letto tutti gli altri commenti per non farmi condizionare, se scrivo cose già dette, perdonami. :)
Idea: ho trovato originale oggettificare una virtù come la pazienza.
Trama: un professore si rende conto che senza la pazienza è difficile insegnare.
Personaggi: ben tratteggiati entrambi. Si compatisce lui e si odia lei, come nella realtà.
Argomento: nel sottofondo c'è anche una sottile morale.
Lettura: scorrevole, solo adombrata da piccole mancanze sintattiche qua e là.
Grammatica e Sintassi: ti segnalo qualche cambiamento che io farei al volo, vedi tu.
In particolare, quando il discorso continua, non ci vuole il punto e nemmeno la maiuscola
no Permesso. – urlò
no Permesso. – Urlò
si Permesso – urlò
La stessa cosa è presente in altre frasi.
Alla fine, dopo diverse e contrastanti indicazioni, lo trovò
Alla fine, dopo diverse e contrastanti indicazioni, la trovò
l’area del pubblico da quella dei dipendenti, solo un piccolo pertugio
l’area del pubblico da quella dei dipendenti; solo un piccolo pertugio
Se qualcuno le ha ritrovate si
Se qualcuno le ha ritrovate, sì
ma però se uno la perde se ne accorge di sicuro
però, se uno la perde, se ne accorge di sicuro
arroganza e egoismo
arroganza ed egoismo
Comunque per venirle incontro mi lasci
Comunque, per venirle incontro, mi lasci
Giudizio: Una buona prova, ci starebbe bene un seguito.

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Re: Commento

Messaggio da leggere da AACiola » 07/03/2019, 22:05

Daniele Missiroli ha scritto:
05/03/2019, 21:41
Non ho letto tutti gli altri commenti per non farmi condizionare, ...
Grazie per l'attento commento, ho corretto il racconto come da suggerimenti.
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Messaggio da leggere da Fabrizio Bonati » 15/03/2019, 22:40

Il racconto è simpatico, l’idea di rendere la pazienza del Prof un oggetto da ricercare quando smarrito, è originale. La dipendente pubblica un po’ strafottente è tipica. Me la sono immaginata come la classica arpìa. Ottimo lavoro.

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Alcuni esempi di nostri ebook gratuiti:


La Gara 63

La Gara 63 - Treni e stazioni

(marzo/aprile 2017, 30 pagine, 932,81 KB)

Autori partecipanti: Massimo Tivoli, Gabriele Ludovici, Giorgio Leone, Mirtalastrega, Daniele Missiroli, Fabrizio Bonati, Angela Catalini, Manuel Crispo, Patrizia Chini,
a cura di Ida Dainese.
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La Gara 18

La Gara 18 - Brividi a Natale

(gennaio 2011, 40 pagine, 731,48 KB)

Autori partecipanti: Miriam Mastrovito, Ser Stefano, Alessandro Napolitano, Manuela, Roberto Guarnieri, Skyla, Exlex, Hellies15, Davide Sax, Tania Maffei, Cazzaro,
A cura di Mastronxo.
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La Gara 20

La Gara 20 - L'insolita bellezza delle piccole cose

(marzo 2011, 45 pagine, 856,73 KB)

Autori partecipanti: Lvwceg, Angela Di Salvo, Tania Maffei, Carlocelenza, Ser Stefano, Mastronxo, Cosimo Vitiello, GTrocc, Vit, Arianna, Sphinx, StillederNacht, Exlex, Titty Terzano,
A cura di Dario Maiocchi.
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Human Take Away

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Umani da asporto

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma ne abbiamo curato l'editing e la diffusione per conto dell'autore che ha ceduto le royalty all'Associazione culturale.
"Human Take Away" è un racconto corale dove gli autori Alessandro Napolitano e Massimo Baglione hanno immaginato una prospettiva insolita per un contatto alieno. In questo testo non è stata ideata chissà quale novità letteraria, né gli autori si sono ispirati a un particolare film, libro o videogioco già visti o letti. La loro è una storia che gli è piaciuto scrivere assieme, per divertirsi e, soprattutto, per vincere l'Adunanza letteraria del 2011, organizzata da BraviAutori.it. Se con la narrazione si sono involontariamente avvicinati troppo a storie già famose, affermano, non era voluto. Desiderano solo che vi gustiate l'avventura senza scervellarvi troppo sul come gli sia venuta in mente.
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I sogni di Titano

I sogni di Titano

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma ne abbiamo curato l'editing e la diffusione per conto dell'autore che ha ceduto le royalty all'Associazione culturale.
Il "cubo sognatore" su Titano aveva rivelato una verità sconvolgente sull'Umanità, sulla Galassia e, in definitiva, sull'intero Universo, una verità capace di suscitare interrogativi sufficienti per una vita intera. Come poteva essere bonariamente digerito il concetto che la nostra civiltà, la nostra tecnologia e tutto ciò che riguardava l'Umanità… non esisteva?
"Siamo solo… i sogni di Titano", aveva riportato il comandante Sylvia Harrison dopo il primo contatto col cubo, ma in che modo avrebbe potuto l'orgoglio dell'Uomo accettarlo? Ovviamente, l'insaziabile sete di conoscenza dell'Essere umano anelava delle risposte, e la sua naturale curiosità non poteva che spingerlo alla ricerca dell'origine del cubo e delle ragioni della sua peculiare funzione.
Gli autori GLAUCO De BONA (vincitore del Premio Urania 2013) e MASSIMO BAGLIONE (amministratore di BraviAutori.it) vi presentano una versione alternativa del "Tutto" che vi lascerà senza parole. Di Glauco De Bona e Massimo Baglione.
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Le radici del Terrore

Le radici del Terrore

Antologia di opere ispirate agli scritti e all'universo lovecraftiano

Questa antologia nasce dalla sinergia tra le associazioni culturali BraviAutori ed Electric Sheep Comics con lo scopo di rendere omaggio alle opere e all'universo immaginifico di Howard Phillips Lovecraft. Le ventitrì opere selezionate hanno come riferimento la narrativa "lovecraftiana" incentrata sui racconti del ciclo di Cthulhu, già fonte di ispirazione non solo per scrittori affermati come Stephen King, ma anche in produzioni cinematografiche, musicali e fumettistiche. Il motivo di tanto successo è da ricercare in quell'universo incredibile e "indicibile", fatto di personaggi e creature che trascendono il Tempo e sono una rappresentazione dell'Essere umano e delle paure che lo circondano: l'ignoto e l'infinito, entrambi letti come metafore dell'inconscio.
A cura di Massimo Baglione e Roberto Napolitano.
Copertina di Gino Andrea Carosini.

Contiene opere di: Silvano Calligari, Enrico Teodorani, Rona, Lellinux, Marcello Colombo, Sonja Radaelli, Pasquale Aversano, Adrio the boss, Benedetta Melandri, Roberta Lilliu, Umberto Pasqui, Eliseo Palumbo, Carmine Cantile, Andrea Casella, Elena Giannottu, Andrea Teodorani, Sandra Ludovici, Eva Bassa, Angela Catalini, Francesca Di Silvio, Anna Rita Foschini, Antonella Cavallo, Arianna Restelli.
Special guests: gli illustratori americani e spagnolo Harry O. Morris, Joe Vigil and Enrique Badìa Romero.
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