E a me piaceva tanto giocare...

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Colosio Giacomo
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Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 06/01/2019, 11:19

Credo molto nel destino, in quelle cose meravigliose che ti possono succedere di punto in bianco.
Ero lì lì che stavo per buttarmi disperato dalla finestra, quando sentii squillare il telefono. Era un Road manager americano, e mi disse che mi avrebbe aiutato a mettere insieme una nuova band.
Mi assicurò che tutti i componenti erano dei talenti nati, mancavano solo di esperienza musicale, mentre io ne avevo da vendere. Non capii bene cosa intendesse dire; infatti io me l'ero venduta tutta, la mia esperienza musicale, e non mi restavano altro che i soliti vizi, fumo e alcool. Niente soldi, non una donna che mi accudisse; quelle poi se ne stavano alla larga dopo che il mio successo era crollato, anzi svanito nel nulla. No money, no woman, è questa la dura legge del mondo dello spettacolo. Ero rimasto a secco, colpa di quel mio modo di aggredire il pubblico, dicevano i sapientoni, in altre parole quella che passa sotto il nome di critica musicale. E allora avevo lasciato, abbandonando il gruppo. Svanito nel nulla, si disse nell'ambiente a ragion veduta.
« Jeff, prima di tutto ti devo tirar fuori da quel buco nel quale ti sei rinchiuso di proposito; quel posto è veleno per te, come uomo e ancor più come musicista » disse con una voce calma e pacata che sapeva tanto di forza e decisione; insomma, si capiva che il tipo ci sapeva fare con gli sbandati come me.
Dopo meno di un'ora era già lì col suo furgone, ed io mi sentivo come una foglia secca sbattuta di qua e di là dal vento. Mi spingeva a raccattare dei vestiti e me li fece buttare alla rinfusa in una vecchia borsa, una sacca che usavo quando giocavo a basket.
Prese le mie chitarre, ed aggiunse:
« Vedrai la Fender che ti ho preparato... però ti devi portare anche le tue, ti aiuteranno a ricominciare. I ricordi sono più vivi che le persone, ed aiutano, specialmente se sono belli. E qualche foto della tua ex, se ti va... ma di donne, vedrai quante ne arriveranno »
Mi portò a casa sua e mi mise a letto, fino a tarda sera. Mi sentivo un bambino nelle braccia di una mamma adottiva, maschio per giunta. E non era nemmeno gay, era così per natura, carino, autoritario, forte e gentile, il tutto in una miscela ben dosata.
Abitava nel quartiere di West London, in una via parallela alla famosa Portobello Road. Aveva un grande appartamento in un edificio dipinto in colori pastello, ogni finestra della facciata aveva il suo, quasi fosse un arcobaleno di mattoni.
Quando mi svegliai, mi parve di sentire degli strani rumori venire dalla cantina. Non potevo sbagliarmi: erano accordi, prove musicali. C'era il bel suono di un piano, e una batteria che mandava in temperatura il sangue, per non parlare del sax che pareva piangesse note calde. Sentivo l'argento vivo in corpo, e mi fiondai giù per le scale.
La cantina era una grande stanza, accogliente, per niente umida. Per terra c'erano dei mattoni, disposti in strani disegni geometrici. Alle pareti erano stati dipinti degli spartiti di vecchie canzoni rock, e mi si allargò il cuore quando vidi che c'era anche la mia Heart full of soul, di qualche anno prima, quando ero diventato una star del gruppo The Yardbirds.
Molto ben augurante, quella canzone, anche perché il mio cuore era pur sempre pieno di soul, anche nella disgrazia, nella vita allo sbando.
I tre ragazzi mi guardarono come ipnotizzati. Avevano smesso di suonare, e mi fissavano. Erano commoventi, pareva avessero avuto una visione, e quella visione ero proprio io. Come non sentirsi gratificati.
Poi Rod, il cantante, uno che aveva un sorriso pulito come una piazza spazzata dal vento di primavera, disse:
« Sei sempre stato un mito per noi. Se vuoi si suona insieme, tu ci puoi aiutare »
Non sapeva che erano loro che stavano aiutando me, poveri bravi ragazzi, ingenui e inesperti delle brutture della vita.
Mi intonò una strofa di una canzone che non conoscevo, così, sui due piedi, senza accompagnamento. Mi venne un colpo; mi pareva di sentire me stesso quando cantavo nelle chiese di Wallington, a dieci anni, e suonavo la chitarra acustica.
Li guardai tutti con un groppo alla gola, sentii una stupida lacrima che mi inumidiva la gota, e mi venne logico pensare, a quel punto: poche balle Jeff, se non ricominci sei un pezzo di merda, butti nel cesso non solo te stesso, ma anche questi bravi ragazzi, che non se lo meritano.
E così decisi. E quando un uomo decide non ci sono cazzi che tengano, riprendersi è un gioco da ragazzi; e a me piaceva tanto giocare, specialmente con la musica. E inoltre, diciamo la verità, mi sentivo ancora un ragazzo.
Ultima modifica di Colosio Giacomo il 07/01/2019, 11:20, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 06/01/2019, 17:55

niente male davvero.
bella storia carica di nostalgia e voglia di riscatto. certo, c'è un'anima buona che riesce a creare le condizioni e convincere il protagonista, però lui aveva bisogno proprio di questo: una carica per ripartire.
scritto abbastanza bene, ci sono alcuni refusi e delle d eufoniche di troppo, ma nulla di grave.
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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 06/01/2019, 22:55

E' un racconto gradevole, dolce-amaro, a lieto fine. Vi si intende lo scoramento e la disperazione ma anche l'importanza che hanno gli altri per aiutare ad uscire da certe situazioni quando ci si sente giù. L'autore è riuscito molto bene a fare comprendere questo meccanismo umano: valido nel suo racconto e nella vita di ognuno...

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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 07/01/2019, 10:03

Fausto Scatoli ha scritto:
06/01/2019, 17:55
niente male davvero.
bella storia carica di nostalgia e voglia di riscatto. certo, c'è un'anima buona che riesce a creare le condizioni e convincere il protagonista, però lui aveva bisogno proprio di questo: una carica per ripartire.
scritto abbastanza bene, ci sono alcuni refusi e delle d eufoniche di troppo, ma nulla di grave.
I refusi non li ho trovati, ma si sa, quelli scappano come lepri. Invece le eufoniche sono due, e in effetti le potrei togliere, anzi probabilmente lo farò nel mio data base. il fatto è che scrivo da 60 anni e già a 10 anni le usavo a gogò...così facevamo tutti. Non è una scusante, è una realtà. Alcune non riesco proprio a toglierle, e invece dovrei.
Per quanto riguarda la storia, credo sia difficile capirla fino in fondo se non si sa che è la storia del rientro di Jeff Beck nel mondo della musica. jeff, forse uno fra i più grandi chitarristi rock di tutti i tempi, ebbe un periodo di grande crisi esistenziale e si era ritirato a vita privata lasciando la musica. Riporto una nota di Wikipedia:" È uno dei chitarristi rock più influenti degli anni sessanta e settanta, nonché fra i più importanti per l'evoluzione della chitarra moderna, contribuendo alla definizione di questo strumento in un vasto spettro di generi, che include blues rock, heavy metal, fusion e hard rock.[1]
La rivista Rolling Stone lo ha inserito al quinto posto nella lista dei 100 migliori chitarristi[2], mentre nel 2009 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame. "
Il mio racconto è stato una specie di omaggio a questo musicista, tutt'oggi attivo con concerti in giro per il mondo, come Eric Clapton e altri. Grazie del bel commento.
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 07/01/2019, 10:06

Laura Traverso ha scritto:
06/01/2019, 22:55
E' un racconto gradevole, dolce-amaro, a lieto fine. Vi si intende lo scoramento e la disperazione ma anche l'importanza che hanno gli altri per aiutare ad uscire da certe situazioni quando ci si sente giù. L'autore è riuscito molto bene a fare comprendere questo meccanismo umano: valido nel suo racconto e nella vita di ognuno...
Sì laura, è proprio così...come puoi leggere nella mia risposta al commento di fausto Scatoli, questa è la storia del grande ritorno di Jeff Beck...e a toglierlo dalla disperazione, dal desiderio di suicidio, dalla droga e quant'altro fu proprio quel manager e quei ragazzi alle prime armi che poi divennero famosi con lui nella sua nuova band. Grazie del bel commento.
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 07/01/2019, 19:46

Colosio Giacomo ha scritto:
07/01/2019, 10:03
I refusi non li ho trovati, ma si sa, quelli scappano come lepri. Invece le eufoniche sono due, e in effetti le potrei togliere, anzi probabilmente lo farò nel mio data base. il fatto è che scrivo da 60 anni e già a 10 anni le usavo a gogò...così facevamo tutti. Non è una scusante, è una realtà. Alcune non riesco proprio a toglierle, e invece dovrei.
Per quanto riguarda la storia, credo sia difficile capirla fino in fondo se non si sa che è la storia del rientro di Jeff Beck nel mondo della musica. jeff, forse uno fra i più grandi chitarristi rock di tutti i tempi, ebbe un periodo di grande crisi esistenziale e si era ritirato a vita privata lasciando la musica. Riporto una nota di Wikipedia:" È uno dei chitarristi rock più influenti degli anni sessanta e settanta, nonché fra i più importanti per l'evoluzione della chitarra moderna, contribuendo alla definizione di questo strumento in un vasto spettro di generi, che include blues rock, heavy metal, fusion e hard rock.[1]
La rivista Rolling Stone lo ha inserito al quinto posto nella lista dei 100 migliori chitarristi[2], mentre nel 2009 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame. "
Il mio racconto è stato una specie di omaggio a questo musicista, tutt'oggi attivo con concerti in giro per il mondo, come Eric Clapton e altri. Grazie del bel commento.
grazie del chiarimento, il personaggio era a me sconosciuto :)
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Messaggio da leggere da Draper » 07/01/2019, 20:14

Bella rivisitazione del momento in cui Beck decide di fondare il JBG. Zero refusi, bel ritmo, essenziale. E la descrizione di Rod Stewart è un sintagma commovente. Difficilmente con così poco si può cogliere la personalità di un artista tanto complesso e longevo come lui. Complimenti.
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 08/01/2019, 14:23

Grazie Draper del bel commento. Sì, è come tu dici, è un breve racconto che sintetizza alquanto la nascita del JBG, il gruppo fondato da jeff dopo la sua crisi esistenziale. Certamente una cosina da niente, un piccolo flash...la storia è assai più complessa, come tutte le storie, d'altra parte. un saluto.
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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti » 08/01/2019, 14:25

Bel racconto, la nostalgia e la forza di ricominciare ne fanno il filo conduttore.
Scritto bene, molto scorrevole. Non conosco questo gruppo musicale :cry: , quindi mi spiace di non poter approfondire l'argomento.
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 09/01/2019, 14:11

Isabella, ti ringrazio per l'apprezzamento, anche se devo informarti che per un vecchio, ma che dico, vecchissimo scrittore come me il fatto che il brano risulti scorrevole è il minimo che si possa pretendere. Il pathos, l'empatia, vengono dopo numerosi anni di scrittura e diversi cambiamenti di stile, e chiaramente chi conosce la storia di Jeff Beck può essere stato trasportato nella vicenda in maniera più marcata. tuttavia io l'ho scritto fingendo che nessuno capisse chi erano i protagonisti...il racconto potrebbe essere pure di fantasia, non cambierebbe nulla. ed infatti in parte lo è: non è uno spezzone di diario. Molto vero quello che dici sulla nostalgia e la forza di ricominciare: questo era il cuore del racconto. Grazie.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 10/01/2019, 22:24

Jeff Beck, sublime chitarrista che solo un carattere discontinuo relega in secondo piano rispetto agli dei della sei corde rock, Hendrix e Clapton.
Ottima interpretazione di un episodio che meriterebbe di figurare in una sorta di vangelo apocrifo della musica, storia che è piena di cadute e resurrezioni.
Niente da segnalare riguardo ai refusi, oltre a quelli già evidenziati, se non l’uso singolare, ma a quanto pare è un tuo metodo, dello spazio prima e dopo le caporali.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)

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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 11/01/2019, 13:00

Grazie Roberto, concordo anche su Jeff Beck, Hendrix e Eric Clapton... Inoltre la faccenda che lascio uno spazio dentro le caporali é pure vera, lo faccio da sempre quindi molti decenni, fin dai tempi della macchina da scrivere. So che sarebbe più corretto eliminare questi spazi, e ci ho provato, ma esteticamente trovo che sia una forma pesante, che rende il dialogo quasi lugubre. Nel libro cartaceo che la casa editrice Giovanelli mi ha pubblicato anni fa, mi hanno detto che tutto sommato c'è una certa libertà e non mi hanno corretto. I racconti erano 44, non pochi, alcuni anche di 10 pagine. Ciaociao, e grazie
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Francesca Facoetti
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Messaggio da leggere da Francesca Facoetti » 11/01/2019, 14:33

non mi è piaciuto un granchè, troppo melanioso e pare finto; è un racconto appunto. Bella la parte con il mammo adottivo (forse dovevi curare più i passaggi delle tue decisioni, per trasmettere emozioni; parlo per me, s’intende

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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 11/01/2019, 15:41

Francesca Facoetti ha scritto:
11/01/2019, 14:33
non mi è piaciuto un granchè, troppo melanioso e pare finto; è un racconto appunto. Bella la parte con il mammo adottivo (forse dovevi curare più i passaggi delle tue decisioni, per trasmettere emozioni; parlo per me, s’intende.
Francesca, il racconto ti pare melanioso e finto?...senti, per tua informazione, questo è un racconto collaudato su tre siti internet che non ha avuto una che è una critica, e sai perché? per il semplice fatto che è storia vera, e molto empatica, altro che melaniosa. Certo bisognava aver capito chi è il protagonista, e tu non l'hai capito certamente, non è colpa tua. però se avevi la pazienza prima di commentare di leggere gli altri commenti, o anche la mia risposta ad uno di loro, che vado a incollarti, avresti capito un po' di più.
parli di passaggi delle mie decisioni?...ma io non c'entro niente con questo racconto...rileggiti cosa dice wikipedia di questo grande della musica rock, uno che era piombato nel baratro e si è riopreso diventando una delle prime cinque chitarre rock di tutti i tempi...
Ecco la mia risposta ad un altro commento:
Per quanto riguarda la storia, credo sia difficile capirla fino in fondo se non si sa che è la storia del rientro di Jeff Beck nel mondo della musica. jeff, forse uno fra i più grandi chitarristi rock di tutti i tempi, ebbe un periodo di grande crisi esistenziale e si era ritirato a vita privata lasciando la musica. Riporto una nota di Wikipedia:" È uno dei chitarristi rock più influenti degli anni sessanta e settanta, nonché fra i più importanti per l'evoluzione della chitarra moderna, contribuendo alla definizione di questo strumento in un vasto spettro di generi, che include blues rock, heavy metal, fusion e hard rock.[1]
La rivista Rolling Stone lo ha inserito al quinto posto nella lista dei 100 migliori chitarristi[2], mentre nel 2009 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame. "
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Francesca Facoetti
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Messaggio da leggere da Francesca Facoetti » 11/01/2019, 16:19

mi spiace, io dico quel che penso; a me non è piaciuto, e son stata leggera nel mio parere sul tuo; anche i miei 4 libri hanno tutti vinto la pubblicazione ma non per questo piacciono a priori, che vuol dire?

Francesca Facoetti
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Francesca Facoetti » 11/01/2019, 16:19

COMMENTO (non avevo scritto commento): non mi è piaciuto un granchè, troppo melanioso e pare finto; è un racconto appunto. Bella la parte con il mammo adottivo (forse dovevi curare più i passaggi delle tue decisioni, per trasmettere emozioni; parlo per me, s’intende.

Francesca Facoetti
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Francesca Facoetti » 11/01/2019, 16:47

guarda ti posso dire, il racconto non mi è piaciuto, ma l'aforisma (Aforisma: Non puoi essere saggio se non hai collezionato innumerevoli ferite dell'anima. La saggezza è una condizione, non un merito. (io)) cavolo, per l'aforisma sei un genio !!

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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 11/01/2019, 18:25

Francesca Facoetti ha scritto:
11/01/2019, 16:47
guarda ti posso dire, il racconto non mi è piaciuto, ma l'aforisma (Aforisma: Non puoi essere saggio se non hai collezionato innumerevoli ferite dell'anima. La saggezza è una condizione, non un merito. (io)) cavolo, per l'aforisma sei un genio !!
Francesca, che tu sia una perfetta incompetente in materia di musica rock s'è capito...ma insisto, tu il racconto non lo hai capito, e la cosa grave è che c'erano molti indizi per arrivare a comprendere come nasce questa storia. nel dubbio, bastava che tu leggessi i commenti...molti l'hanno capito benissimo, altri hanno commentato positivamente ed hanno poi apprezzato il chiarimento. Ora ti faccio un esempio: se un pastore della Val Brembana beve uno Champagne Dom perignon da 200 euro e l'unica cosa che sa dire è: non mi piace, capisci che tutti si rendono conto come quel pastore non abbia capito quel vino da 200 euro alla bottiglia. Se io scrivessi un racconto su Einstein, senza dire che è lui, ma facessi riferimenti alla legge sull'equazione che stabilisce l'equivalenza e il fattore di conversione tra l'energia e la massa di un sistema fisico, tu non lo capiresti e potresti dire: che noia, che melenso! melenso un racconto su un grande della musica rock che era arrivato all'orlo del suicidio e viene salvato da un manager ( non un mammo...espressione orribile) che vedeva in lui milioni e milioni di sterline...infatti diventerà miliardario.
Sulla forma narrativa poi io ho una esperienza di almeno 50 anni...è la prima critica feroce che mi capita, vedi tu. fattene una ragione...la narrativa non è il tuo mestiere come scrittrice, meno ancora come lettrice. Augh!
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Messaggio da leggere da Nunzio Campanelli » 11/01/2019, 19:08

Non avessi letto il nome dell'autore, avrei pensato "Ecco un racconto alla Colosio". Perché Giacomo scrive così, con la sapienza e l'arguzia del narratore di professione, riuscendo a tener viva l'attenzione del lettore anche senza dover ricorrere a finali roboanti. Non conoscevo il protagonista e tanto meno la sua storia, ma è solo un mio problema. Davvero un bel racconto.
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Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 11/01/2019, 19:31

Nunzio Campanelli ha scritto:
11/01/2019, 19:08
Non avessi letto il nome dell'autore, avrei pensato "Ecco un racconto alla Colosio". Perché Giacomo scrive così, con la sapienza e l'arguzia del narratore di professione, riuscendo a tener viva l'attenzione del lettore anche senza dover ricorrere a finali roboanti. Non conoscevo il protagonista e tanto meno la sua storia, ma è solo un mio problema. Davvero un bel racconto.
Ciao Nunzio, le tue parole vengono davvero in extremis, e te ne sono assai grato perché stavo meditando di cancellarmi dopo la critica feroce e il voto 1 che mi ha dato Francesca. Che dire, un commento come questo, scritto da uno dei migliori narratori che abbia conosciuto negli ultimi quasi vent'anni di frequentazione web, mi fa tornare la voglia di scrivere. Tra l'altro, come tu ben sai, questo non è nemmeno il mio genere preferito, ma l'ho scelto nel mio data base solo perché breve. E' un gran piacere ritrovarti, ho in mente ancora i tuoi racconti pubblicati in Poesieracconti, tutti belli, senza eccezione. mi pare pure che tu abbia vinto anche diverse gare qui su Bravi Autori, sito che ho frequentato poco per andare a impelagarmi con Neteditor. Passo a leggere il tuo, ma so già che avrà un certo peso. Ciaociao
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Messaggio da leggere da Ida Dainese » 11/01/2019, 23:22

Alla prima lettura il racconto mi è piaciuto per quel tocco di magia calato nella dura realtà: intendo la capacità di credere al destino che ha il protagonista, che gli permette di cogliere l'occasione che si presenta per risollevarsi, il fatto che capiti proprio quell'incontro e infine il potere della musica che lega, affascina e salva.
Poi ho letto i commenti e soprattutto quello dove racconti a chi ti sei ispirato. L'ho trovato interessante perché anch'io non ne sapevo niente, così sono tornata a leggere e l'ho visto, non so come dire, con una piccola luce in più. Anche a me è piaciuto come hai descritto il sorriso di Rod e mi è stato facile immaginare i suoni delle chitarre, le voci e la musica.
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 12/01/2019, 13:18

Ida Dainese ha scritto:
11/01/2019, 23:22
Alla prima lettura il racconto mi è piaciuto per quel tocco di magia calato nella dura realtà: intendo la capacità di credere al destino che ha il protagonista, che gli permette di cogliere l'occasione che si presenta per risollevarsi, il fatto che capiti proprio quell'incontro e infine il potere della musica che lega, affascina e salva.
Poi ho letto i commenti e soprattutto quello dove racconti a chi ti sei ispirato. L'ho trovato interessante perché anch'io non ne sapevo niente, così sono tornata a leggere e l'ho visto, non so come dire, con una piccola luce in più. Anche a me è piaciuto come hai descritto il sorriso di Rod e mi è stato facile immaginare i suoni delle chitarre, le voci e la musica.
Grazie Ida...tra l'altro è proprio come tu dici. Io stesso, se leggessi un racconto "strano" come questo, sarei attratto dall'incipit ma non riuscirei a calarmi davvero nel pathos di quell'incontro tra un vecchio leader rock ( jeff Beck) e nuovi musicisti che diventeranno forse più famosi di lui, come Rod Stewart che anche oggi, a 74 anni, gira il mondo per i suoi concerti e ha ancora il sorriso di quando era un ragazzo. Credimi, sono fenomeni, lo meritavano un racconto. tra l'altro io non sono uno "sfegatato" del rock, mi piace ma al pari di tutta l'altra musica, da tipico melomane. Ho un racconto sulla mia melomania che coinvolge anche mio figlio, lui sì muicista, mentre io non so cantare, non suono uno strumento e sono pure stonato. Colpa della mia precoce quasi sordità ( insomma mi manca il 20%) dovuta al fatto che sono un sub con 5000 immersioni alle spalle.Ciaociao.
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 12/01/2019, 14:00

Non ho ben capito se vanno commentati anche i nostri racconti e quindi anche votati. A me pare strano, votarli poi...però se è così provvederò. Il programma mi dice che non ho commentato né votato due racconti, e uno è questo, il mio. Chi mi sa rispondere?
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Ida Dainese » 12/01/2019, 14:54

Colosio Giacomo ha scritto:
12/01/2019, 13:18
... mentre io non so cantare, non suono uno strumento e sono pure stonato.
... sono un sub con 5000 immersioni alle spalle.Ciaociao.
Perbacco, complimenti per la carriera di sub e grazie delle confidenze sulle tue "abilità" musicali :lol:

In quanto al resto, votiamo solo i racconti degli altri, non il nostro. Se il commento non è conteggiato forse il sistema non l'ha ancora considerato, oppure non ha il minimo di battute richiesto, oppure non c'è "Commento" nel titolo. Se guardi le istruzioni, è spiegato tutto. :smt006
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 12/01/2019, 15:30

Colosio Giacomo ha scritto:
12/01/2019, 14:00
Non ho ben capito se vanno commentati anche i nostri racconti e quindi anche votati. A me pare strano, votarli poi...però se è così provvederò. Il programma mi dice che non ho commentato né votato due racconti, e uno è questo, il mio. Chi mi sa rispondere?
No, i propri racconti non si devono votare/commentare.
Forse da qualche parte hai tralasciato di mettere "Commento" nel titolo del messaggio usato per commentare.
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Francesca Facoetti » 12/01/2019, 16:14

Colosio Giacomo ha scritto:
11/01/2019, 18:25
Francesca, che tu sia una perfetta incompetente in materia di musica rock s'è capito...ma insisto, tu il racconto non lo hai capito, e la cosa grave è che c'erano molti indizi per arrivare a comprendere come nasce questa storia. nel dubbio, bastava che tu leggessi i commenti...molti l'hanno capito benissimo, altri hanno commentato positivamente ed hanno poi apprezzato il chiarimento. Ora ti faccio un esempio: se un pastore della Val Brembana beve uno Champagne Dom perignon da 200 euro e l'unica cosa che sa dire è: non mi piace, capisci che tutti si rendono conto come quel pastore non abbia capito quel vino da 200 euro alla bottiglia. Se io scrivessi un racconto su Einstein, senza dire che è lui, ma facessi riferimenti alla legge sull'equazione che stabilisce l'equivalenza e il fattore di conversione tra l'energia e la massa di un sistema fisico, tu non lo capiresti e potresti dire: che noia, che melenso! melenso un racconto su un grande della musica rock che era arrivato all'orlo del suicidio e viene salvato da un manager ( non un mammo...espressione orribile) che vedeva in lui milioni e milioni di sterline...infatti diventerà miliardario.
Sulla forma narrativa poi io ho una esperienza di almeno 50 anni...è la prima critica feroce che mi capita, vedi tu. fattene una ragione...la narrativa non è il tuo mestiere come scrittrice, meno ancora come lettrice. Augh!
io sono qui a fare il mio "lavoro" che è commentare obbligatoriamente i racconti in gara, non mi interessa leggerti (mi è bastato il tuo racconto, che non mi è piaciuto). i gusti son gusti, io ho vinto la pubblicazione di 4 libri che magari a te faranno schifo, ma non mi potrai portare via la vittoria. del resto, non mi interessa leggere le tue spataffiate (il racconto mi è bastato, e sono stata fin troppo buona nei pareri); leggo astio da parte tua e già i vecchi mi stanno antipatici, figurati dopo che mi hai detto la tua età. La mia idea non la cambio, usa meglio il tuo tempo per impreziosisrti gli altri, perchè io ho 100000 concorsi e non ho tempo (NE' VOGLIA) di star qui a risponderti; ho detto il mio parere sul racconto, e chiusa qua

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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Francesca Facoetti » 12/01/2019, 16:21

Francesca Facoetti ha scritto:
12/01/2019, 16:14
io sono qui a fare il mio "lavoro" che è commentare obbligatoriamente i racconti in gara, non mi interessa leggerti (mi è bastato il tuo racconto, che non mi è piaciuto). i gusti son gusti, io ho vinto la pubblicazione di 4 libri che magari a te faranno schifo, ma non mi potrai portare via la vittoria. del resto, non mi interessa leggere le tue spataffiate (il racconto mi è bastato, e sono stata fin troppo buona nei pareri); leggo astio da parte tua e già i vecchi mi stanno antipatici, figurati dopo che mi hai detto la tua età. La mia idea non la cambio, usa meglio il tuo tempo per impreziosisrti gli altri, perchè io ho 100000 concorsi e non ho tempo (NE' VOGLIA) di star qui a risponderti; ho detto il mio parere sul racconto, e chiusa qua
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 12/01/2019, 16:36

Cerchiamo di riportare lo scambio di battute entro i limiti della pacata amicizia, per favore. Siam qui per imparare e divertirci.

PS: non è obbligatorio commentare. Rimando al regolamento anche per la corretta compilazione dei commenti.
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 12/01/2019, 18:23

Francesca Facoetti ha scritto:
12/01/2019, 16:21
Nel mio libro "Racconti sparsi" parlo anche del mio rapporto colla musica, se vuoi leggertelo... altrimenti vivi di sogni
Senti, io sono curioso...dimmi come faccio a leggere questo libro e lo farò. Oppure tu mi mandi il tuo e io ti mando il mio. vedrai che poi cambierai parere sul mio modo di scrivere. Hola!
P.S. tra l'altro mi sa che abitiamo nella stessa regione, in città confinanti...ho notato certi modi di dire tipici...ma forse mi sbaglio.
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Re: E a me piaceva tanto giocare...

Messaggio da leggere da Ida Dainese » 12/01/2019, 23:58

Colosio Giacomo ha scritto:
12/01/2019, 13:25
Ripeto il commento perché forse ho sbagliato finestra e il programma mi dice che non ho commentato...
Giacomo, riprendo il tuo commento dal racconto di Laura.
Non ti tornano i conti perché uno dei tuoi commenti era troppo breve ("La soffitta" di Stefano). Clicca sulla finestrella colorata delle Gare qui a destra e poi scorri tutti le finestre blu dei racconti, ci sono tutti i commenti e i voti per ognuno. Ciao.
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