Cheesecake e caffé

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Roberto Bonfanti
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Cheesecake e caffé

Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 24/12/2018, 14:14

“Chissà se Kurt fa ancora quei sogni inquieti?”
La domanda della ragazza giunse improvvisa nel silenzio del locale, quasi ignorata dall’uomo seduto al bancone. In realtà lui l’aveva ben compresa e la faceva decantare lentamente, mischiandola con il sapore del cheesecake ai mirtilli che stava centellinando. Fra sé ne apprezzò la, forse, involontaria finezza lessicale, l’uso di inquieti al posto di inquietanti; trovò l’aggettivo assai adatto per descrivere i tratti caratteriali del soggetto in questione. Allo stesso tempo fu sorpreso da quanto quella domanda suonasse stonata nella solita, banale, partitura delle loro conversazioni. Forse era arrivato il momento di affrontare un argomento tanto a lungo evitato.
Solo dopo aver posato la forchettina sul piatto ormai vuoto si decise a rispondere: “Quello che davvero vorrei sapere è se i suoi sogni siano divenuti realtà”.
“Sarebbe una cosa ben strana, non trova?”
Il Professore rifletté su quelle parole. Aveva una sua teoria ma, come se volesse prendere tempo, le chiese: “Quanto tempo è che non vedi Kurt?”
“Eh, non saprei… un bel po’. Diciamo che è sparito da parecchio, più o meno da quando lei ha iniziato a venire a fare colazione qui.”
“Una coincidenza singolare.”
“Cioè, vuole dire che non vi siete mai incontrati?"
“Appunto.”
“Mah, non ci avevo pensato. Oh, ma lei intende…?”
“Ma no, ma no, probabilmente hai ragione tu, è solo un caso.”
Sottolineò il concetto con un gesto della mano, agitandola come per scacciare un pensiero molesto, poi riprese, quasi distrattamente: “Dicevi dei suoi sogni, cosa ci trovi di strano?”
“Insomma, quelle sue visioni di bruchi, di boschi notturni avvolti nella foschia, di cavità nei tronchi degli alberi…”
“Questa è la parte più poetica. Il punto cruciale è la mutazione del suo corpo, me l’hai descritta così bene nei dettagli, proprio come te la raccontava lui: le gambe e il busto che si gonfiano, diventano molli e lo costringono a strisciare, le braccia che si atrofizzano, la vista che diventa sfaccettata… Ricordi che aveva anche iniziato a trovare repellente l’anatomia umana, con i suoi tratti sgraziati e inutili, al punto di provare ribrezzo perfino per se stesso?”
“Sì, è vero, negli ultimi tempi mi diceva spesso quanto gli fosse difficile guardarsi allo specchio.”
”Già… Vuoi sapere a che conclusione sono arrivato? Penso che i suoi fossero sogni di regressione e di rinascita, l’assurda voglia di chiudersi in un bozzolo nella condizione di crisalide. Sai cos’è una crisalide?”
“Un insetto?” azzardò la ragazza.
“Non proprio, è una farfalla non ancora formata. Secondo me Kurt adesso è in uno stadio intermedio della metamorfosi, è avvolto nella seta, dorme, sogna e si prepara a essere libero, a volare.”
“Lei mi spaventa, Professore! Sarebbe mostruoso, se fosse vero.”
“Sì, hai ragione. È folle, folle e mostruoso.”
Nella tavola calda calò il silenzio, disturbato solo dal ronzio di un tubo al neon che stava morendo.
“Lo sai cosa ha fatto Kurt?”
“Io so solo quello che mi ha detto lei. Non credevo che… che…”
“…che potessero esistere degli uomini così malvagi? Lui ti raccontava i suoi sogni, a me è toccato interpretare i suoi incubi.”
Lei chinò la testa, concentrata sul panno umido che stava passando sul piano di legno scuro.
“Ti sei mai chiesta perché vengo sempre qui?”
“Per il cheescake e il caffè, naturalmente!” celiò la ragazza, sollevata dal repentino cambio d’argomento.
“Quello è uno dei motivi, però io vengo soprattutto per te, mi piace la tua compagnia.”
“Che dice, Professore? Io sono solo una cameriera.”
“Apprezzo la tua modestia, ma per me tu sei molto di più. Sei la luce nelle mie tenebre.”
“Lei è strano, ma anche galante. Sa come lusingare una donna, ai suoi tempi deve essere stato un vero dongiovanni.”
“Ai miei tempi? Ti sembro proprio tanto vecchio?”
“Oh, mi scusi, non volevo dire questo! Però ammetterà che potrei essere sua figlia.”
Esitò un attimo prima di replicare, turbato dal fugace ricordo di un giorno d’estate e di un’altalena che oscillava, vuota: “E chi ti dice che tu non lo sia davvero?”
“Professore! Lei ha sempre voglia di scherzare!”
“Che cos’è la vita, se non uno scherzo?”
“Eh, non lo so, lei mi confonde con la sua filosofia! La mia è tutta in questo posto, fra la macchina del caffè e il bancone.”
“Dovresti toglierti il grembiule e uscire, c’è tutto un mondo fuori.”
“Giusto, come dice lei. Ma qui è più semplice.”
Il Professore sorrise per l’ingenua saggezza della ragazza. Trovava quella conversazione simile a una partita a scacchi con un principiante, inesperto ma imprevedibile. Adesso si sentiva confuso da quel gioco e non riusciva a scegliere la mossa successiva.
Fu lei a rompere lo stallo: “Vuole un’altra tazza di caffè?”
“Grazie cara, lo gradirei molto.”
“Nero, senza zucchero e con un goccio di panna fredda, dico bene?”
“Nessuno mi conosce come te.”
Fu la cameriera a sorridere, questa volta. E con la stessa affabilità appoggiò la tazzina sul bancone, dicendo: “Ecco fatto,” poi aggiunse, cambiando espressione e intonazione della voce, quasi sussurrando, “si sbrighi a finirlo, è ora di andare.”
“Di già? Non mi ero accorto che fosse così tardi. Vorrei chiederti solo un’ultima cosa: che prendeva Kurt quando veniva qui?”
Lei si era voltata e stava armeggiando con la lavastoviglie, disse qualcosa, ma un rumore coprì la sua risposta e lui non la intese.

Il triplice scatto della porta blindata inghiottì la tavola calda, con tutti gli sgabelli, il bancone e la ragazza. L’unica cosa che riuscì a salvare, afferrandolo al volo, fu il caffè.
L’agente, entrando, notò il suo gesto. Quel portare alle labbra una tazzina invisibile, stringendola fra pollice e indice, non lo sorprese più di tanto, era ormai abituato alle bizzarrie di quell’uomo.
Lo lasciò terminare la sua pantomima, poi gli appoggiò una mano sulla spalla e disse semplicemente: “Andiamo Kurt, è ora.”
“Sì,” rispose il Professore, con in bocca il gusto del caffè più buono della sua vita, “è ora di volare.”
Ultima modifica di Roberto Bonfanti il 29/12/2018, 13:58, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da leggere da Draper » 24/12/2018, 16:06

Non ho trovato refusi, se non per una frase - quella dove si parla di finezza lessicale, all'inizio, il forse rende troppo scattoso il periodo. È una storia fantastica, tempo fa ne avevo sviluppato una molto simile che però è rimasta un bozzolo e farfalla non lo è mai diventata. Ha un ottimo ritmo, dei dialoghi ben strutturati e molto naturali, e una compostezza nelle figure retoriche che lo rende mai banale. Vorrei solo capire che significa "celiare", però :D
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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti » 24/12/2018, 16:58

Cinquemila eccetera righe. Tantine. Sono arrivata alla fine e mi sono detta. Ma...gia terminato. Racconto molto scorrevole e intrigante. I personaggi sono ben delineati. Mi hai portato a fare un pensiero che poi si è riscontrato sbagliato. Quindi bravo. Quando poi lo pubblicherai ricordati di sistemare questo: divenuti realtà”. I punti o tutti prima o tutti dopo.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 24/12/2018, 20:08

Draper ha scritto:
24/12/2018, 16:06
Non ho trovato refusi, se non per una frase - quella dove si parla di finezza lessicale, all'inizio, il forse rende troppo scattoso il periodo. È una storia fantastica, tempo fa ne avevo sviluppato una molto simile che però è rimasta un bozzolo e farfalla non lo è mai diventata. Ha un ottimo ritmo, dei dialoghi ben strutturati e molto naturali, e una compostezza nelle figure retoriche che lo rende mai banale. Vorrei solo capire che significa "celiare", però :D
Ciao Draper, ti ringrazio molto per il bel commento. Non tutte le farfalle spiccano il volo ;-) Per quanto riguarda la frase che mi segnali, probabilmente hai ragione, ho cercato di rendere l'incertezza del pensiero del Professore. Celiare sta per scherzare, burlarsi di qualcuno bonariamente.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 24/12/2018, 20:10

Isabella Galeotti ha scritto:
24/12/2018, 16:58
Cinquemila eccetera righe. Tantine. Sono arrivata alla fine e mi sono detta. Ma...gia terminato. Racconto molto scorrevole e intrigante. I personaggi sono ben delineati. Mi hai portato a fare un pensiero che poi si è riscontrato sbagliato. Quindi bravo. Quando poi lo pubblicherai ricordati di sistemare questo: divenuti realtà”. I punti o tutti prima o tutti dopo.
Ciao Isabella, sono contento ti sia piaciuto. Qualche refuso lo metto sempre per vedere se state attenti ;-) Scherzo, grazie mille per la segnalazione.
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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 28/12/2018, 16:06

Bello, bello e ricco di sorprese il tuo racconto. Lascia intendere sino all'ultimo qualcosa di differente dal finale, che non ti aspetteresti... Si legge ed è scritto bene, contiene buoni dialoghi, al punto che ti pare di vederli e di sentirli i personaggi della storia. Bravo.

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Messaggio da leggere da Daniele Missiroli » 29/12/2018, 12:39

Ciao Roberto :D ecco il mio contributo.

Idea: inaspetttato il colpo di scena, realizzato con poche righe per lasciare spazio alla fantasia del lettore. Ho "visto" la scena della stanza risucchiata dal buco nero della realtà che si stava manifestando.
Trama: da consuetudinaria a fantescientifica in pochi caratteri. Bella prova.
Personaggi: credibili e ben tratteggiati.
Argomento: mi ha ricordato il finale di Inception. Christopher Nolan chiude la scena senza mostrare se la trottola cade o no. Sono questi particolari che fanno di un ottimo regista, un genio.
Anche qui la scena si chiude in maniera enigmatica. E' ora di cosa? Volare dove e come? Ottimo finale.
Lettura: leggera, non ci sono refusi e lo stile è coerente con la trama.
Grammatica e Sintassi: cambierei solo questa frase.
ne apprezzò la, forse, involontaria
ne apprezzò, forse, l'involontaria
Giudizio: un buon modo di variegare il dialogo. La frase più bella:
"disturbato solo dal ronzio di un tubo al neon che stava morendo"

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Roberto Bonfanti
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Re: Cheesecake e caffé

Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 29/12/2018, 13:56

Grazie mille, Daniele, sono contento ti sia piaciuto. Ottimo il tuo suggerimento, ne terrò conto.
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 02/01/2019, 16:35

per volare deve divenire farfalla, uscire dalla crisalide e aprire le ali.
non so se ci riuscirà.
che Kurt e il professore fossero la medesima persona mi è stato chiaro quasi da subito, però hai diluito bene tutto quanto.
la storia è gradevole e scorre liscia, con descrizioni piuttosto buone.
qualche refuso, ma nulla di grave.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 03/01/2019, 22:51

Laura Traverso ha scritto:
28/12/2018, 16:06
Si legge ed è scritto bene, contiene buoni dialoghi, al punto che ti pare di vederli e di sentirli i personaggi della storia. Bravo.
Grazie Laura, lusingato dal tuo commento.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 03/01/2019, 22:56

Fausto Scatoli ha scritto:
02/01/2019, 16:35
per volare deve divenire farfalla, uscire dalla crisalide e aprire le ali.
non so se ci riuscirà.
...in effetti ho anch'io questo dubbio 8)
Ti ringrazio per il commento, Fausto. Mi hai beccato: Kurt=Professore!
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Messaggio da leggere da Ida Dainese » 07/01/2019, 22:09

Bel racconto che mi ha colto di sorpresa con lo scatto della porta blindata.
L’atmosfera confidenziale creata dallo scambio apparentemente allegro dei dialoghi, si è rivelata un sogno malinconico, aggrappato a quel caffè. Rileggendolo, sapendo come va a finire, diventa più facile notare quei piccoli silenzi, quei tentativi di descriversi parlando di un altro, quegli sguardi rivolti alla figura della ragazza che sembra ricambiare sempre perfettamente le sue battute. Mi è piaciuto il contrasto tra la libertà dell’immaginazione capace di volare con la promessa di ali di farfalla e la prigionia fisica con i suoi rumori solidi e pragmatici.
Nella mia interpretazione il finale è triste, Kurt potrebbe essere un paziente che va alla terapia o un detenuto che percorre l’ultimo miglio, in ogni caso quel “è ora di volare” ha il sapore di una fine.
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Messaggio da leggere da Seira Katsuto » 09/01/2019, 19:28

Fantastica! Mi ha preso dall'inizio alla fine, mi sono piaciuti molto i personaggi: lui davvero affascinante e lei adorabile.
Inoltre il fatto che alla fine fosse una specie di illusione o sogno di Kurt ha reso il tutto più surreale, intrigante e con un pizzico di malinconia.
La scena, in generale, che più mi è piaciuta è quella dove lui si gusta l'attimo con il sapore del caffè in bocca.

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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 10/01/2019, 21:51

Ida Dainese ha scritto:
07/01/2019, 22:09
Nella mia interpretazione il finale è triste, Kurt potrebbe essere un paziente che va alla terapia o un detenuto che percorre l’ultimo miglio, in ogni caso quel “è ora di volare” ha il sapore di una fine.
Grazie Ida per il bel commento. Ho voluto lasciare il finale sospeso, libero per l'interpretazione del lettore. Nelle mie intenzioni la scena nella tavola calda di Kurt/Professore è un dialogo con la sua coscienza, rappresentata dalla cameriera, un tentativo di riconciliarsi con un passato non certo privo di lati oscuri.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 10/01/2019, 21:54

Seira Katsuto ha scritto:
09/01/2019, 19:28
La scena, in generale, che più mi è piaciuta è quella dove lui si gusta l'attimo con il sapore del caffè in bocca.
Sono lusingato dal tuo commento, Seira, hai centrato perfettamente il succo del racconto: quel caffè è il ponte fra il suo sogno illusorio e la dura realtà.
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Messaggio da leggere da Francesca Facoetti » 11/01/2019, 14:35

mi è piaciuto abbastanza: mi è piaciuto come è scritto, scritto bene, racconto che incuriosisce e, cosa rara, mi fa venire la voglia di leggerlo; bello il titolo. Uno dei pochi vecchi che non è porco, e non si offende a dargli del vecchio… perché non è vecchio. Non ho capito la tazzina invisibile.

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Re: Cheesecake e caffé

Messaggio da leggere da Francesca Facoetti » 11/01/2019, 16:21

COMMENTO: mi è piaciuto abbastanza: mi è piaciuto come è scritto, scritto bene, racconto che incuriosisce e fa venire la voglia di leggerlo; bello il titolo. Uno dei pochi vecchi che non è porco, e non si offende a dargli del vecchio… perché non è vecchio. Non ho capito la tazzina invisibile.

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Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 11/01/2019, 19:57

Gran bel racconto, scritto bene in tutte le sue parti. Ottima punteggiatura, dialoghi perfetti, alla hemingway, credibili e naturali. La cosa che ti invidio di più, a te e altri, è la gran fantasia. Dei circa 500 racconti che ho scritto nella mia lunga vita, almeno 450 sono autobiografici o riconducibili a storie non inventate. per scrivere gli altri 50 ho faticato molto di più che per tutti gli altri. Complimenti...giudizio molto positivo, ergo pure il mio voto.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 12/01/2019, 10:15

Colosio Giacomo ha scritto:
11/01/2019, 19:57
Gran bel racconto, scritto bene in tutte le sue parti. Ottima punteggiatura, dialoghi perfetti, alla hemingway, credibili e naturali. La cosa che ti invidio di più, a te e altri, è la gran fantasia. Dei circa 500 racconti che ho scritto nella mia lunga vita, almeno 450 sono autobiografici o riconducibili a storie non inventate. per scrivere gli altri 50 ho faticato molto di più che per tutti gli altri. Complimenti...giudizio molto positivo, ergo pure il mio voto.
Ti ringrazio per le belle parole, Giacomo. Riguardo alla fantasia devo dire che di solito anch'io scrivo di quello che conosco, solo ogni tanto mi scappa qualcosa che è alieno dal mio mondo. In fondo è anche questo il fascino di scrivere e leggere, la possibilità di vivere altre vite. Complimenti per i 500 racconti, traguardo dal quale sono lontanissimo e che dubito di riuscire a raggiungere.
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 12/01/2019, 10:21

Francesca Facoetti ha scritto:
11/01/2019, 14:35
mi è piaciuto abbastanza: mi è piaciuto come è scritto, scritto bene, racconto che incuriosisce e, cosa rara, mi fa venire la voglia di leggerlo; bello il titolo. Uno dei pochi vecchi che non è porco, e non si offende a dargli del vecchio… perché non è vecchio. Non ho capito la tazzina invisibile.
Ciao Francesca, grazie per il commento. La tazzina invisibile rappresenta l'ultimo tentativo di Kurt di aggrapparsi al suo sogno. Scusa se te lo chiedo, ma perché hai questa ostilità verso i vecchi?
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Re: Cheesecake e caffé

Messaggio da leggere da Francesca Facoetti » 12/01/2019, 16:09

grazie, a volte non capisco il forum e non trovo nemmeno che devo rispondere.
ostilità ai vecchi perchè la maggior parte son porci, e come disse un nostro Papa: "gli uomini sono come il vino; invecchiando pochi diventano migliori, la maggior parte diventa aceto". Detto da uno alla conferenza sul vino. I vecchi son porci stupidi e cretini, con ogni scusa si attaccano addosso ai giovani (e io dimostro 10 anni di meno) invece dovrebbero dedicarsi ai vecchi come loro; li rispetterei di più

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Messaggio da leggere da Gabriele Ludovici » 17/01/2019, 14:31

Da amante dei Nirvana, dietro quel Kurt mi si è aperto un mondo ("Starà parlando di lui?") ma ho capito ben presto che il racconto andava a parare altrove ;)
Scherzi a parte, la storia è coinvolgente e secondo me sei stato bravo a non far intuire quale potesse essere il finale. Ottimo nella forma, come ti hanno già fatto notare c'è solo un passaggio "oliabile"

"Fra sé ne apprezzò la, forse, involontaria finezza lessicale [...]"

che a mio avviso si potrebbe semplificare in: "Ne apprezzò l'involontaria finezza ecc.".

Invece "Il triplice scatto della porta blindata inghiottì la tavola calda, con tutti gli sgabelli, il bancone e la ragazza. L’unica cosa che riuscì a salvare, afferrandolo al volo, fu il caffè" è il passaggio che mi è piaciuto di più. Sembra di assistere, all'interno della testa del protagonista, al dissolvimento delle sue illusioni. Illusioni così forti e nitide da aggrapparsi alla realtà fino all'ultimo secondo.

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Re: Commento

Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 17/01/2019, 17:18

Gabriele Ludovici ha scritto:
17/01/2019, 14:31
Sembra di assistere, all'interno della testa del protagonista, al dissolvimento delle sue illusioni. Illusioni così forti e nitide da aggrapparsi alla realtà fino all'ultimo secondo.
Grazie Gabriele, questo passaggio del tuo commento corrisponde perfettamente all'intenzione che volevo dargli. Quella frase che tu e altri avete evidenziato è davvero un po' zoppicante, devo cambiarla :wink:
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)

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A cura di Massimo Baglione, Angela Di Salvo e Alessandro Napolitano;
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