L'uomo senza ombra

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Monty Kash
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L'uomo senza ombra

Messaggio da leggere da Monty Kash » 21/09/2018, 23:04

Fu un giorno come altri. La sveglia cominciò a suonare, destandomi in maniera terribile. Drin drin. Premetti con violenza il bottone della sveglia che mi stava uccidendo le orecchie. E sebbene il silenzio fosse giunto, il tempo continuò a scorrere inesorabilmente, in un giorno come gli altri. Cupo e temibile silenzio, durante il quale rimasi a fissare il soffitto immobile e muto per tentare di recuperare le forze. Non riuscii a dormire quella notte. Gli incubi ebbero la meglio anche stavolta, sempre i soliti, stupidi, terrificanti e ripetitivi incubi. Ogni singola notte. Ma quella volta fu diverso. Passai notti migliori, se devo essere del tutto sincero. Mi lavai i denti e il viso, e subito dopo mi vestii prima di uscire di casa. Mi diressi correndo alla fermata dell’autobus. Persi troppo tempo a stare a fissare il soffitto, ma riuscii ad arrivare in tempo prima che l’autista chiudesse le porte. In confronto all’aria gelida che circolava fuori, dentro stetti in un vortice di confortevole calore. Timbrai il biglietto dopo essere salito e cercai il solito posto vicino al finestrino. Solo che quella volta non sarebbe spettato a me sedere lì. Al mio solito e comodo sedile, fu presente una ragazza. Fu la prima volta che la vidi prendere l’autobus, e rimasi abbastanza sbigottito. Vedere un volto nuovo mi scombussolò parecchio ma probabilmente fu colpa dell’abitudine. Aveva i capelli color cremisi. Mi sedetti nella fila accanto, e messe le cuffie, chiusi gli occhi. L’incubo mi balenò di nuovo nella mente. Mi trovai in riva al mare, in una sera d’estate. Il vento si movette impetuoso e le onde si abbatterono sugli scogli con rigida ed assoluta violenza. Il buio mi avvolse e solo la flebile luce di luna nascosta dalle nuvole illuminò le strade,il mare, me. Si tenne nascosta, come se avesse paura di qualcosa. “Scusami, credo che fra poco ci sia la nostra fermata” mi disse una voce nel sogno. Ma non apparteneva ad esso. Mi svegliai e trovai la ragazza che mi guardò, attonita. “N..Nostra?” balbettai in risposta, mentre il mio cervello non riuscì ad assimilare cosa stava succedendo. “Sì, te sei Sharp, giusto? Sei quello che dovrebbe farmi fare il giro della scuola” mi disse mentre il suo volto cominciava a sorridere. Continuai a guardarla senza muovere un minimo muscolo. Mi scordai totalmente dell’impegno che avevo preso con la professoressa di storia e letteratura. Una ragazza nuova sarebbe arrivata oggi, e io avrei dovuto farle da guida all’interno della scuola. Rimasi così impietrito che nei miei pensieri essa diventò la mia Medusa. Mi alzai per prenotare la fermata, e lei continuò a guardarmi sorridente. Arrivati, l’autista aprì le porte e scendemmo. Trovai il viale della scuola deserto come sempre, per quell’ora. La mia bellissima e magnifica scuola. “Beh, alla terza ora allora” disse sorridendo e svanì così in fretta che non riuscii a notarlo. In tutta la mia esperienza scolastico, non desiderai mai così tanto di arrivare in un certo momento, solo per rivedere qualcuno che già mi mancava. Sento come se qualcosa di importante mi fosse accaduto, ma è possibile? È così strano. La conobbi appena eppure mi innamorai di lei...La ragazza dai capelli color cremisi.
Il tempo divenne più lento di quanto non mi aspettassi. Abbastanza lento da farmi andare in paranoia. Le prime due ore le passai facendo il giro continuo della scuola dal punto di ristoro al cortile,cercando qualsiasi distrazione dalle opprimenti lezioni che prima o poi mi avrebbero mandato fuori di testa. Questo giro ebbe fine fino a quando lei non arrivò. “Ed ecco qua che ci rincontriamo” disse mentre mi dava un bacio sulla guancia. Non me lo aspettai. “Vedo che ti hanno già informata sui nostri usi e costumi. Non che la cosa mi dispiaccia...anzi.” risposi mentre mi guardava in modo strano. “Benvenuta nella nostra scuola” risposi con eccessivo entusiasmo. Forse fu dovuto all’imbarazzo che creai con quella frase e sebbene fossi rosso come un peperone non riuscii a fare a meno di toglierle gli occhi di dosso. Le mostrai tutti i punti interessanti dell’istituto, persino il bagno maledetto. “Che è successo qui dentro?” chiese mentre sentii nella sua voce un flebile timore. “Nulla di particolare. L’anno scorso a scuola ci fu una festa. Era la festa di fine primo trimestre, e tutti gli alunni erano stati invitati. Uno di questi, in preda alla pazzia, entro in questo bagno e si tolse la vita. Forse bevette un bicchiere di troppo. Molti non osano entrare in questa stanza...molti dicono che il suo fantasma vaghi ancora per la città, e soprattutto se la prenda con i nuovi invitati”. Lei mi guardò con aria spaventata. Credevo che alle ragazze piacesse il cinismo, ma non siamo tutti uguali. “Ti sembra il luogo, dove una ragazza deve bazzicare?” le disse il bidello che bighellonava nel corridoio. “Mi scusi. Dai, andiamocene. Mi sto sentendo male” mi supplicò la ragazza. Ed una volta arrivati, la lasciai con la mente piena di terrore a causa della conoscenza di un evento simile. All’epoca la nostra scuola ne rimase profondamente distrutta, e tutti noi con essa. Allora non se ne conobbero i motivi di un simile, folle e tragico gesto. Ed io, fui il primo a trovarne il corpo. Ritornai in quel luogo fatidico e rimasi lì ad osservare. L’orologio posto sulla parete continuò a ripetere lo stesso identico suono. Tic, tac, tic, tac… niente di diverso da un normale orologio. Il tempo continuò a scorrere, come un fiume che funge da affluente al lungo trascorrere dell’esistenza. Contai fino a dieci e osservai il mio riflesso nello specchio. Ancora una volta vidi chi ero veramente. Un ragazzo pieno di accidia, di tristezza, di paura… che rimase lì a fissare un vetro rotto a prendere considerazione della propria vita, del proprio volto, e credendo che dopo quella notte niente di peggio sarebbe mai potuto accadere. Ricordo benissimo cosa successe. Quella notte vidi qualcosa, qualcosa che avrei preferito non vedere. Qualcosa di pericoloso…Fui fortunato quella sera, perchè sopravvissi ad un disastro epocale. Ancora oggi nessuno sa bene il motivo di ciò che successe. Eppure sentii qualcosa. Qualcosa di abominevole.
Una settimana prima della fine del primo trimestre, lo staff scolastico, composto da i ragazzi più popolari della scuola, decidette di dare via libera ai preparativi, organizzando gli inviti e tutto il resto. So solo che furono loro la causa della morte di quel ragazzo. Rientrai in aula e finita l’ultima ora uscii finalmente e mi diressi verso la fermata. E lei era lì che mi salutava con il suo magnifico sorriso. Di solito i nuovi arrivati ci mettono giorni per dimenticare ciò che successe in quell’aula. Ma quella volta si andò oltre le semplici abitudini. Diventò una sorpresa dopo l’altra. Ogni giorno che passava continuava a stupirmi e a farmi gelare il sangue e aumentare il battito del mio cuore. La amavo. E lei amava me.
La sera prima del ballo passo la nostra prima notte insieme ed avemmo il primo rapporto intimo a letto. Fu una sera fredda e calda allo stesso tempo. Uno dei momenti più belli che io abbia mai avuto in tutta la mia vita, fino a quando gli incubi non tornarono a perseguitarmi nella mia mente. Sempre la stessa strada illuminata da quella luna nascosta dietro alle nuvole, da qualcosa di spaventoso. La testa mi girava un sacco e imbottirmi di calmanti non portava profitti. Ricordo solo cosa successe in quella notte partorita dalla mia mente. I miei genitori organizzarono un’altra delle classiche cene tra amici, e io ovviamente, fui costretto a rimanere con loro per non essere scortese verso gli ospiti. L’amore della mia vita l’avrei visto il giorno dopo, dicevano. E fu così che mi sarebbe attesa un’altra serata in solitudine ad ascoltare battute di cui non avrei capito il senso. Stavolta però non sarei stato proprio solo. Quando mia madre me lo disse, il cuore mi si riempì di gioia. Non sapevo se crederci o meno. Rimasi sul letto a osservare l’enorme soffitto che poggiava sopra la mia testa. Ho chiesto diverse volte a mio padre, di installare qualche led là sopra, oppure una candela pur di eliminare l’oscurità che regnava lassù. A volte mi chiedevo sempre che cosa fossimo. Che cosa fossimo noi esseri umani. E se fossimo qui, per una ragione…se fossimo parte di qualcosa più grande di noi. E se volessi sognare qualcosa di diverso da quello che la società mi ha assegnato? E se aspirassi a qualcosa di più grande? Sfidare l’invincibile. Toc Toc. Qualcuno bussò alla porta di sotto. Gli ospiti entrarono nel soggiorno. Mi vestii in fretta e scesi. Erano ex compagni di scuola dei miei genitori. E poi la loro figlia, una bellezza naturale dai capelli color cremisi. Mia madre non mentiva. I sogni sono risposte a domande che non abbiamo ancora capito come formulare, ma questo era più che un semplice sogno.
Notai che quella sera, il tempo stesse andando più veloce? Come se qualcuno muovesse le lancette dell’orologio più velocemente di prima. Forse perchè ignorai tutto e tutti. Perché continuavo ad essere perseguitato da pensieri e da lei e non ne sono ancora libero, come se fossi un fantasma. Uscii di casa, e corsi il più lontano possibile fino a ritrovarmi sulla spiaggia, ad osservare la luna che con la sua flebile luce illuminava la spiaggia, eppure sentii come se qualcosa non andasse. Come se qualcosa di pericoloso si stesse avvicinando, sempre di più, e si trovò qua che si stava aggirando intorno a me, solo che non me ne accorsi. Sentii che sarebbe finita male, solo e solo, in un vortice di disperazione e sofferenza. Una voce cupa e roca ruppe quell’assordante silenzio. “Io voglio…” disse. Che cosa vuole? No, non me… “Loro” ma tutti gli altri. Il destino avrebbe portato via loro l’anima, senza chiedere il permesso. Molti sostenevano che il mondo sarebbe stato aspirato in un baratro, come l’acciaio nel fuoco e nel ghiaccio. Tutti vorremmo poter essere in grado di sognare, sognare in grande. Sognare qualcosa di liberatorio, per te, per gli altri. Essere eroi, ucciderne altri. Dove pensate che stia il gioco? Il gioco nel convivere pacificamente come se niente fosse. Avrete paura di perdervi, di rimanere soli in questo mondo di insidie. Non sapete cosa siete? Io lo so. So tutto di voi, i vostri pensieri, le vostre paure. So chi siete e da dove venite. La vera domanda è : Riuscirete davvero a scovare quel nodo che tiene legato il vostro cuore e lo dirige verso l’abisso? Perchè io non ci sono riuscito.

“Ehi, va tutto bene?” mi sussurrò lei, svegliandomi con un semplice ma importante bacio. La testa iniziò a farmi male e rimasi a guardare quel cubo ma imponente soffitto per riuscire a recuperare le forze. “Ti preparo qualcosa.” mi disse mentre si alzò per dirigersi in cucina. Stasera ci sarà il ballo di fine trimestre...e sto a pezzi. Mi alzai anch’io e controllai il guardaroba. I nostri vestiti erano lì, perfettamente ordinati. Un papillon rosso sangue risaltava sul mo smoking nero carbone, mentre il suo vestito bianco candido era di una bellezza immensamente pura. “Ecco a te, amore” disse entrando con la tisana. Era ai frutti di bosco, che adoro alla follia. Sento qualcosa di strano nell’aria. Lei mi fissò per tutto il tempo e il che mi sorprese. La baciai per un tempo indefinito.Chissà come mai la natura decide di farci questi regali…soprattutto agli occhi. Stavo insieme alla ragazza che amavo e anche a scuola andavo discretamente bene. Sembrava che io avessi una vita di lusso e sentii che quella sera sarebbe stata indimenticabile, insieme a quella precedente.Il tempo continuò inesorabilmente a passare.Tic, tac, tic, tac…
Quella sera, arrivammo tutti in tiro davanti alle porte della palestra dove si sarebbe tenuta la festa. Fuori era pieno di limousine, e pensai di trovarmi all’interno del maniero Wayne. Mi diressi con la mia meravigliosa ragazza dai capelli color cremisi all’interno della palestra, che fu allestita in maniera stupendamente magnifica, dotata di oltre 100 striscioni colorati e delle più svariate attrezzature. Timbrammo il nostro invito e ci incamminammo verso il salone. Mi prese la fame e mi abbuffai a morte al bancone dei viveri. Ballammo molti lenti e verso la fine della serata ci chiamarono per assistere ai fuochi d’artificio. Vedendo quello spettacolo, e i volti felici di molti ragazzi...crollai nel pianto più totale. “Che hai?” mi chiese lei preoccupata. “Non doveva andare così, amore mio. Ma spero che queste lacrime possano farmi perdonare da loro” risposi in preda alla paura. “Loro chi?” mi chiese sottovoce. “Tutti quelli a questa festa.” risposi, crollando a terra.
Dio lì lasciò da soli quella sera, in balia delle loro forze. La paura avvolse il mio cuore e le lacrime continuarono a scendere sul mio viso. Persero tutto, tutto ciò che rappresentava la loro esistenza. Fuggirono, per paura di incontrare ciò che non avrebbero dovuto. Esistemmo solo noi, condannati ad un’esistenza di pura follia… a causa mia.
“È già tardi, dovete muovervi” dissi a tutti coloro che mi stavano guardando con uno sguardo di tristezza, come se fosse perso nel vuoto della loro mente.
E la voce ritornò, più forte che mai, e mentre gli altri si alzavano in cielo, a causa di un sacrificio per un bene più grandi di loro, io sprofondavo nel baratro dell’incompleta inesistenza. Solo e abbandonato, per creare una storia più reale di quella attuale.

Tutto ciò che accadde dopo, fu solo storia. Storia di un ragazzo che aveva paura di se stesso, di assistere al proprio errore. Storia di un ragazzo che ha lottato ed abbandonato i suoi amici, il suo amore...per compiere la sua vendetta. Storia di un assassino che ha vendicato la propria morte, avvenuta un anno fa, a causa di un club studentesco. Storia di una vita...perduta nell’inesorabile scorrere di una singola lancetta in un orologio con il vetro rotto e usurato. Storia di un uomo, che aveva perso la propria ombra. Storia di un mostro, fermo sulla spiaggia a osservare il mare illuminato dalla flebile luce che la luce emanava, perché nascosta dietro alle nuvole come se fosse spaventata da qualcosa.


La storia, comincia oggi.

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Re: L'uomo senza ombra

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 22/09/2018, 0:12

Bravo Monty! Datti da fare se vuoi scalare la classifica :-)
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Messaggio da leggere da Ida Dainese » 22/09/2018, 1:00

Ciao Monty, benvenuto. Ho letto questo tuo racconto ma non sono sicura di aver capito bene la vicenda.
A parlare e agire credo sia un ragazzo fantasma che un anno dopo la sua morte incontra una ragazza con gli stessi capelli di quella che amava, a meno che non mi sia confusa con qualche flashback. O si tratta di un altro ragazzo che sente l’influenza del primo?
La narrazione è un po’ oscura, i tempi dei verbi non sono sempre adatti: all’inizio per esempio usi il pass. remoto ma quando parli dei ricordi è meglio l’imperfetto e con quello che succede prima di ciò che stai raccontando ci vuole il trapassato.
Ci sono anche molti refusi e degli errori, sei sicuro che si dica “movette” e “decidette”?
Le considerazioni finali sono la parte migliore del racconto, secondo me permettono di capire (forse?) un pochino la storia.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 22/09/2018, 14:17

La storia potrebbe anche essere interessante, ma secondo me è narrata in maniera un po' confusa, contiene molti refusi, tempi verbali non concordanti e imprecisioni che ne rendono un po' faticosa la lettura. Buone idee, sviluppo da rivedere.

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