Gara 51 - Bando e racconti

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Ser Stefano
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Gara 51 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Ser Stefano » 06/03/2015, 15:21

50 SFUMATURE DI BRAVIAUTORI

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Lo so che molti storgeranno il naso alla vista del titolo. "Ecco, anche il Ser cavalca l'onda monetaria" o "ci mancava solo che un forum serio come Braviautori scadesse nel porn-commercial".
Datemi fiducia un attimo e vi spiego tutto.
Non so quanti di voi hanno letto il libro, io l'ho fatto e penso che sia un libriccino che merita un centesimo del risalto avuto. Sono convinto che ci siano migliaia di testi migliori in giro, sono convinto che VOI possiate fare molto meglio.

L'idea del bando è un erotico, in qualsiasi forma e genere. Non deve essere attinente al famigerato libro, dobbiamo solo dimostrare che NOI siamo più bravi.
L'unica cosa che vi chiedo è che la protagonista sia di sesso femminile (ragazza, donna, anziana, quello che volete!)

ATTENZIONE: Stiamo scrivendo un erotico, non un porno. Visto il carattere pericoloso del bando, si consiglia di limitare e/o celare i termini volgari nel contesto della storia e non fini a se stessi. Racconti troppo "volgari" potrebbero essere censurati e/o esclusi.

ATTENZIONE 2: Da questo bando (di prova) saranno introdotte alcune nuove regole.
1) Alla fine del tempo prefissato i concorrenti dovranno votare e commentare gli altri racconti pena l'esclusione.
2) I veterani del forum saranno penalizzati di mezzo punti per ogni Gara che hanno vinto.
3) Il blocco di commenti migliore sarà premiato con 2 punti (a giudizio insindacabile del banditore)

Per il resto, valgono tutte le regole ufficiali, che trovate qui:
viewtopic.php?f=80&t=2308
Riassumendo:
- lunghezza massima del testo: 1000 parole o 6000 caratteri (spazi inclusi) con una tolleranza del 10%;
- ogni racconto dovrà essere corredato di un’immagine, da inserire preferibilmente in apertura del vostro brano;
- voti da 1 a 5, consentiti anche i tagli a mezzo (1,5 e così via fino al 5);
- i racconti postati non potranno più essere modificati se non a gara conclusa; al termine dei giochi, si potranno apportare eventuali modifiche per la pubblicazione sull’e-book.

I racconti potranno essere postati su questa pagina fino alla 23.59 del 31 Marzo 2015.
I commenti e i voti dovranno essere postati a questo link:
viewtopic.php?f=80&t=4769
dalle 00.00 del 01 Aprile 2015 fino alle 23.59 del 15 aprile 2015

Premiazione:
Chi vincerà avrà l’onore e l’onere di organizzare la gara successiva.
I premi saranno:
1. Pubblicazione dei racconti in digitale, con il consueto e-book.
2. Il vincitore riceverà da Ser Stefano diploma, accompagnatoria e banner pensato su misura per il proprio racconto.
3. I 2 E-book delle famose raccolte di Ser Stefano: Racconti depressivi vol.1 e Racconti depressivi vol. 2, ottimi se avete una gamba del tavolo da rialzare.

Ultimo appunto.
A fine Gara il titolo verrà modificato in base al numero di racconti partecipanti, per esempio: 14 sfumature di Braviautori.

Buon lavoro a tutti e mi raccomando, tenete ben salde le mani sopra la tastiera!

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Lodovico
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Re: Gara 51 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Lodovico » 10/03/2015, 17:33

Vibratio
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sex-toys.jpg (11.08 KiB) Visto 1926 volte
La donna si contorceva sul letto. L’oggetto in plastica dentro di lei vibrava in modo forsennato. Il respiro accelerato tradiva l’avvicinarsi dell’orgasmo. Pochi minuti dopo un sospiro più forte degli altri ne testimoniò in modo inequivocabile l’arrivo. Una stilla salata uscì dagli occhi chiusi e Lara fu lesta ad asciugarla.
E sette.
Pulì il vibratore, di buone dimensioni, con il panno, riaprì la scatola in cartone che recava la scritta “Black power” e lo reinserì all’interno. Ora le scartoffie. La scheda recava il numero sette e la data di oggi. E il logo della Vibratio S.P.A.
Prima di tutto la parte più veloce da compilare: i voti.
Vibrazione: 7,5
Comfort: 8
Sensazione al contatto: 7
Dimensioni: 8,5
Si accinse a scrivere la descrizione delle sensazioni provate, per fortuna la sua laurea in filosofia le permetteva di avere un lessico vario e curato, non è facile descrivere un orgasmo, figuriamoci fare capire la differenza con i primi sei della giornata. Ricordò l’annuncio sul giornale: “Multinazionale cerca giovane donna pluriorgasmica per lavoro a tempo indeterminato. Retribuzione interessante”. Tre anni dopo la laurea passati tra stages, Co.Co.Pro., voucher e lavoretti vari. Ora la giovane aspirante filosofa Lara avrebbe sfruttato una sua caratteristica che pochi conoscevano. Lei pensava che tutte le donne avessero la sua peculiarità, ma, dai discorsi con le amiche, aveva capito che la norma non era affatto quella. Anzi.
Fare la collaudatrice di vibratori, in fondo, aveva dei vantaggi. Lavoro a casa, ottimo stipendio e parecchio tempo libero. Certo, dopo otto ore di duro lavoro, pensare di avere rapporti con l’altro sesso diventava difficile, comunque qualche storiella non le era mancata in quei quattro anni. Poteva dirsi soddisfatta.
La scheda era compilata in tutte le sue parti, il “Black power” aveva passato il collaudo con buoni voti.
Numero otto. Aprì la scatola seguente, lesse il nome dell’oggetto che si sarebbe congiunto con lei. Inserì le due pile e si stese sul letto.

Gli uomini in abito scuro la stavano seguendo da parecchio tempo, se n’era accorta. Sembravano agenti da film americano. Accelerò il passo, ma il suo tentativo di fuga durò poco. Un’auto le sbarrò la strada. Altri due agenti vestiti elegantemente scesero e le si avvicinarono. Capì di non avere vie di fuga. L’uomo dagli occhiali scuri le fece segno di non preoccuparsi. Il suo cuore batteva all’impazzata.
- Non abbia paura, miss, non siamo qui per farle del male.
L’accento anglosassone dell’uomo ne tradiva le origini non italiane.
- Cosa volete da me? – disse Lara con un filo di voce.
Le parve che l’uomo tradisse un certo imbarazzo nella risposta.
- Il Presidente ha saputo che lei, ehm, può avere parecchi orgasmi uno dopo l’altro. E’una caratteristica che lo eccita parecchio e vorrebbe, come dire, sfruttarla.
- Ma il Presidente è anziano e…
- Non le parlo del Presidente della Repubblica italiana, ma del Presidente.
A quella parola a Lara sembrò che gli altri uomini eleganti si fossero irrigiditi su una posizione come di “attenti”.
- Non ho intenzione…
Lara iniziò solamente la frase, otto forti braccia la bloccarono e la adagiarono sul sedile posteriore della berlina.
Il volo in elicottero fu breve. Il palazzo era ricchissimo, la stanza dove Lara fu condotta aveva un estensione superiore a quella di casa sua. Di gran lunga. E poi entrò. La figura mai conosciuta, ma, in fondo familiare per la notorietà, le si presentò davanti. In mano due calici di champagne.
- Miss, mi permetta di dirle che è bellissima.
Fortunatamente l’inglese di Lara era buono.
Il Presidente continuò: - Come le è già stato accennato, io adoro vedere le donne avere più di un orgasmo, è una cosa che non è comune e mi è successa solo una volta nella vita. Sono disposto a tutto per fare l’amore con lei.
Un Presidente ha sempre un certo fascino. Soprattutto quando è svestito. Il corpo bianco di Lara contrastava la pelle scura del Presidente e le lenzuola rosse del letto. L’uomo era deciso ma, insieme, delicato. Un calore conosciuto cominciava a diffondersi tra le gambe di Lara mentre il Presidente si muoveva su di lei. Sentì che si avvicinava, Lara chiuse gli occhi e si preparò ad accogliere il godimento.

E otto. Il foglio della Vibratio S.P.A. la aspettava con i suoi punteggi, le sue valutazioni, le sue conclusioni. Una goccia di saliva birichina si era annidata nel lato delle sue labbra testimoniando che l’ottavo orgasmo della giornata era stato soddisfacente. Pulì l’oggetto in plastica come faceva sempre. Reinserendolo nella scatola rilesse il nome attribuito a quel vibratore: “President”. Per fortuna la fantasia non le mancava, le storie che si immaginava durante quegli orgasmi solitari diventavano sempre più complesse e coinvolgenti.
Diede un’occhiata alla scatola numero nove, pareva di buone dimensioni.
Lesse con attenzione la scritta: “African tribù”.
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Patrizia Chini
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Messaggio da leggere da Patrizia Chini » 13/03/2015, 12:31

Sdraiata. Languida.
La tua pelle ha profumo di pesca.
L’emozione sale, affiora
dal nucleo più intimo e chiama.
Chiede a gran voce
di essere appagata.
Effluvio pulsante. Sogno…
All’inizio è anelito lieve. Ѐ sete.
Ma poi cresce e diventa appetito,
desiderio, smania, gola vorace
da zittire con acqua chiara
di montagna.


Luce più viva di emozioni madre
l'aria tranquilla ha un fremito…
e lui appare.
Tu senza veli,
stella delle stelle più brillante
illumini la notte e la sua voglia.
Con movenze lievi
in un concerto armonico
di suoni e voci...
racconti di te.
Le linee sinuose dei tuoi fianchi
innescano sogni e pensieri caldi.

Come ubriaca le membra rilascia
tu inconsapevolmente cedi
Dolce è la resa alla voglia che nasce.
Dalle sue labbra bevi
La testa è piegata
sei molle creta nelle sue mani…
brami i suoi baci.
Ti assale fragranza di erba tagliata
Odore acre di funghi carnosi
e di terra bagnata ti ubriaca.
Suono di acque correnti ti scuote
Come sotto ipnosi attendi.

Sul tuo ventre
a volo radente plana
la sua mano audace.
Impaziente s'insinua nell'atrio odoroso
di note d'amore.
Incalzano e bramano chiedendo clemenza
tutte le cellule del tuo essere.
Che germogli e cresca il seme
a cui hai permesso di cadere
nella stanza del piacere!
Il suo tocco virile, ora,
gemente d'amore ti rende.

Tamburi lontani senti rullare
Inarchi il tuo corpo,
lo ruoti e poi in basso lo adagi
e in alto di nuovo lo porti...
Un ritmo incalzante. Lo segui.
Bisogno primario, leggi ancestrali
guidano l'anca di seta
che docile torna e in lunghi meandri si snoda
seguendo tracciati… sognati… rubati.
Nel fiore che schiudi
rinserra con forza la voglia
e ti stringe e ti prende!
Velluto è la pelle…


Rimbalzano echi per tutta la stanza
arabeschi a colori tappezzano il vuoto
la musica inonda, travolge ogni cosa
il tuo corpo che freme è una danza.
Si sazia. La gusta voglioso
e ancora… e ancora… e ancora…
I tuoi occhi di fuoco
implorano che venga la fine.
Il tuo ventre impazzito
lanciato in un ritmo tribale
conclude la danza…
DI COLPO!


L’hai sentito arrivare
a onde… sempre più intense
tsunami che incede potente
avanza maestoso
alla foce dirompe e si espande
come fiume che sfocia nel mare.
Passione d'amore
che promette e mantiene,
abbatte ogni diga
e al traguardo agognato…
alto s'innalza il tuo canto.
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Giorgio Leone
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Re: Gara 51 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Giorgio Leone » 17/03/2015, 22:23

MONICA L.

Monica, emozionatissima, era in fila all’ingresso della Casa Bianca in attesa di passare i controlli. Era appena entrata una scolaresca dell’Iowa e ora, davanti a lei, c’erano solo due persone. Il primo, una persona anziana, transitò senza problemi dopo una perquisizione sommaria, ma quello successivo, un bellissimo ragazzo, fu a lungo palpato dalla guardia, evidentemente gay.
«E’ il personal trainer di Hillary» disse una voce alle sue spalle, e poi fu il suo turno di essere frugata dalle mani avide di una guardia donna lesbica che non cessò mai di guardarla con intenzione. La cosa non le dispiacque, anzi le ricordò la sua prima meravigliosa esperienza sessuale con la compagna di banco Amy C. Trenett, durante una gita scolastica sulle Rattlesnake Montains.
Poi era stato il turno di Bill E. Trout Junior detto il foruncoloso, figlio di Senior, quello delle pompe funebri. Con lui, quando alla fine gli si era afflosciato, aveva scoperto che il pene non ha dentro un osso come le avevano assicurato le sue compagne, forse per prenderla in giro o più probabilmente per ignoranza. Stai a vedere che non era neppure vero che i cinesi ce l’hanno con i bordi zigrinati per aumentare il piacere femminile, come si vantava Wun Chun, figlio del sarto, magari era solo un’astuta operazione di marketing. Comunque la verità non l’aveva mai potuta appurare andando a letto con lui, perché si era stufata dei ragazzi della sua età che arrivavano a bersaglio in modo troppo frettoloso per andare subito a raccontare tutto agli amici. Così aveva accettato le avances di Mr. Evans, il nonno del postino in pensione, che infatti era stato scrupolosissimo e instancabile come se non ne avesse mai vista una prima, o perlomeno come se non ne avesse più avuta una per le mani dai tempi della Guerra di Secessione. Lei non aveva avuto il coraggio di interromperlo ed erano dovute passare 72 ore prima che intervenissero i riservisti della Guardia Nazionale e una squadra S.W.A.T. allertata dallo sceriffo Amos C. Gordon. Avevano iniziato a sparare a raffica sino all’esaurimento delle munizioni, come si fa di solito in provincia, e il medico legale J.J. McAllister aveva recuperato per la sua collezione personale 2.738 pallottole dal corpo dell’anziano.
Poi nel cineforum del paese avevano proiettato “Ultimo tango a Parigi”. I ragazzi avevano cominciato ad andare in giro con un panetto di burro in tasca, lasciando macchie di unto ovunque, e le ragazze per protesta si erano iscritte in massa ad un corso di punto croce.
Era stato trovato un compromesso con i lavori di bocca per i quali i ragazzi impazzivano e le ragazze non altrettanto, ma almeno così potevano evitare, dovendolo fare sui sedili dei furgoni agricoli, lussazioni, abrasioni, torsioni gravi, schiacciamenti di vertebre, principi di asfissia e altro.
Monica ricordò la volta che si era appartata con David Z. Clippermann, il figlio piccolo del rabbino della Contea di Sanders. Alla fine, quando lui aveva acceso la luce sopra l’aletta parasole, era scoppiata a piangere e tra i singhiozzi gli aveva detto che sperava di non essere stata lei a consumarglielo in quel modo e che, in ogni caso, non l’aveva fatto apposta, ma lui l’aveva rassicurata spiegandole che era circonciso. E così lei ne aveva imparata una nuova mai sentita prima.
Ma adesso si riscosse dai pensieri giovanili legati alla sua città natale, Clinton nella Contea di Missoula, su nel vecchio, caro Montana.
Clinton! Quel nome era come un presagio, e infatti fra pochi minuti avrebbe incontrato il Presidente degli U.S.A. in persona, lei, una semplice stagista che il destino aveva favorito preferendola ad altre donne ben più esperte e titolate.
Un enorme marine rasato a zero la fece accomodare in una stanza che era stata attrezzata per l’occasione, dove si sedette e attese. Fra poco avrebbe iniziato e sperava di essere all’altezza.
Tentò di ricordarsi gli insegnamenti che le erano stati dati, ma spesso erano contradditori. Ad esempio c’era chi lo lavava prima e chi lo lavava dopo, mentre lei preferiva lavarlo sia prima che dopo perché l’igiene non è mai troppa.
Dopo qualche minuto la porta si aprì e il Presidente entrò, ancora più affascinante di come appariva in fotografia e in televisione. Lei stava tremando, ma lui se ne accorse e la rassicurò solo toccandole la mano.
«Quando lo tiri fuori» disse poi con il suo tipico accento strascicato dell’Arkansas «stai attenta perché è molto sensibile e potrebbe spaventarsi. Sii delicata, quindi, e trattalo con affetto, ma non dargli troppa confidenza, altrimenti se ne approfitta. Scusa se ti dico queste cose, ma se sarò soddisfatto, come penso, il nostro rapporto durerà a lungo.»
Lei intanto aveva sentito che si muoveva irrequieto e aveva già mosso la mano per prenderlo, ma lui la fermò.
«Aspetta!» disse «Solo una cosa ancora. Accarezzalo bene, prima di iniziare, così sarà ben disposto. Ricordati che si deve ambientare e prendere confidenza con te.»
Lei si umettò le labbra con la lingua, tradendo così il suo nervosismo. Poi chiuse gli occhi per un attimo, si calmò, aprì la cerniera e lo tirò fuori guardandolo stupita. Non solo era molto di classe, come doveva per forza essere quello del Presidente, ma era anche grosso, molto più grosso di quanto lei si sarebbe aspettata. Quindi iniziò a coccolarlo, come lui l’aveva pregata di fare, e gli scompigliò anche un ciuffetto di peli. Lui si mosse grato e lei capì che fra loro era scattata una forte corrente di simpatia reciproca e infatti riuscì a metterlo sulla bilancia che era nella stanza senza alcun problema.
Pesava ben 9,2594 libbre ed era lungo 0,3609 iarde fuori tutto (1).
Lo prese tra le mani per iniziare, ma ormai era certa che tutto sarebbe andato bene e, nella sua mente, vide già il biglietto da visita che avrebbe fatto stampare quando si sarebbe messa in proprio lasciando la società per la quale stava effettuando lo stage: “Monica Lamarmotta –Toelettatrice Professionale, Fornitrice Ufficiale della Casa Bianca.”
E in quel momento, come se avesse capito, il cagnolino abbaiò felice per farle i complimenti. Cip Ciop (2), il barboncino nano di Bill e Hillary, appena uscito fuori dal suo trasportino le stava già leccando le mani.

(1) Circa 4,2 chilogrammi per 33 centimetri.
(2) La corretta pronunzia inglese è “Saìp Saiòp”, per cui il nome risulta meno simpatico che in italiano e non rende giustizia all’animale.
Allegati
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Ultima modifica di Giorgio Leone il 18/03/2015, 21:47, modificato 5 volte in totale.
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Viridis
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Re: CORPO DIVINO

Messaggio da leggere da Viridis » 18/03/2015, 20:07

La mia mente lavata dal sonno sta ancora arrancando verso la coscienza, che percepisco un filo d’aria speziata filtrare dalla finestra aperta
e carezzarmi il viso. Nello stesso momento, il canto assordante della puja perfora l’alba e deflagra in tutti i miei sensi.
I love you, India, formula la mente risvegliata, allargandosi in un sorriso interno vasto quanto l’oceano. Sotto il lenzuolo bianco il mio corpo
vibra di salute e si stira pigro nella sua posizione preferita, la gamba sinistra piegata a squadra, il braccio destro allungato come una freccia sopra la testa. Leggera come una farfalla, la tua mano copre la mia e lentamente vi sprofonda. Resto in ascolto. Il tuo corpo si avvicina strusciando sulla candida tela, cerca punti d’incontro, aderisce perfettamente al mio.
Ti prego, non muoverti! Non ti muovi.
Nel silenzio sospeso assaporo il contatto. I nostri respiri, dapprima discordanti, lentamente diventano uno, prolungando inspirazione ed espirazione, finché ogni nostra molecola galleggia libera nel puro piacere.
Non muoverti ancora! Lascia che i nostri corpi trovino da soli la propria onda. Non ti muovi.
Ma certo: insegna shatzu conosce il tantra, sa giocare con il respiro. Sono molto fortunata.

L’avevo incontrato solo due giorni prima a Sravanabenagola, nel cuore più antico del Karnataka. Ero sola sulla Vindhyagiri Hill. Era solo.
I nostri occhi avevano subito condiviso un lampo. Le nostre parole avevano cercato di indagare l’arcano che emanava dalla gigantesca statua nuda
di Bahubali-Gomateshvara, figlio dell’imperatore Vrishabhadeva e primo profeta jainista.
Le nostre fronti si erano chinate insieme a ricevere il tilak dal sacerdote del tempio.
Una frase terrena a spezzare l’incanto: “Ti va di mangiare con me?”
Dopo un succulento thali che aveva sciolto sprazzi di biografie, le nostre mani si erano naturalmente intrecciate nel pomeriggio,
salendo i gradini ardenti della Chandragiri Hill, per incontrare le statue levigate degli altri ventitré profeti jainisti,
ognuno seduto in una cripta, il corpi nudi trasudanti pura bellezza.

Ecco: mio corpo si inarca piano, avvolto dal mantello odoroso del tuo. Immagino le spalle grandi e levigate di Gomateshvara chinarsi per
raggiungermi: Namasté, principe del lago bianco. Possa il mio corpo accendere il fuoco sacrificale.
Le tue dita sfiorano, percorrono, indugiano con estrema sensibilità, assecondano i miei più segreti desideri. La tua lingua beve gli umori tiepidi
della mia carne, mentre le Sue grandi mani di pietra ne raccolgono i sussulti. Tempo e spazio si dilatano all’infinito.
Arde la mia pelle, dissolve in scintille iridescenti, galleggia sospesa, si tuffa, risplende, risponde al tua pelle sconosciuta, che non è più tua né mia.
Non dirmi di aprire gli occhi, ché il principe potrebbe svanire nel suo Nirvana. Non baciarmi, ché il sapore del mattino potrebbe riportarmi alla concretezza di questo letto.
Spingo il respiro tra le nuvole e incontro il pene divino di Bahubali.
Mi inginocchio, raccolgo il tuo pene tra le mie mani calde e lo venero con mille piccoli baci. Poi lo vesto con l’oro puro di un amore incondizionato senza passato né futuro, e lo introduco nel tempio umido della mia bocca. Jiva-ajiva-astrava-saara… moksa.
Ora sento il viluppo di viti divine avviluppare il mio corpo. I capezzoli si rizzano verso l’eternità, la vagina si apre e gronda sorriso.
Entra il tuo pene crepitando morbido. Affondo i polpastreIli nella pietra dolce della tua schiena e il tuo corpo danza con quello del profeta,
in perfetta armonia…
Una pioggia di latte, e olio di sesamo e acqua di cocco, zafferano e cinabro inonda la statua possente, accende la mia estasi muta.
Altri corpi jain s’alternano in una cavalcata celeste, pietra nera, molle d’ombra e lucida di sole. Rsabha- Badrabahu-Mahavira…
sacri profeti del karman. Avasarpini, utsarpini!

La mia mente mi abbandona del tutto, lo spazio si dilata e si tinge di luce, il respiro si appende a una cuspide acuta: Samara, Niiiirjara…
Dal mio ventre fiorisce un orgasmo di stelle, seguito immediatamente dal tuo, lungo suono di corno che si spegne nel bianco.
Resta, non muoverti… Piccoli fiori d’orgasmo s’accendono ancora, respirano, sfumano nel silenzio totale.
Fresca è la pace del corpo rigenerato. La tua testa si solleva attraversando i secoli.
Sento le tue mani infilarsi sotto le mie spalle e la tua bocca svegliare i miei occhi, che apro nei tuoi.
“E’ stato bellissimo” dici. Poi sussurri al mio orecchio: “Eravamo insieme su quella collina, vero?”
Sorrido e navigo nel grigio-verde delle tue pupille, seminando scintille. Sorvolo Sravanabelagola, raggiungo l’universo, poi viro bruscamente
verso il pianeta azzurro, atterro tra le tue braccia e schiudo le labbra in una domanda epocale: “Chi fa la doccia per primo?”

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Mastronxo
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Re: Gara 51 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Mastronxo » 19/03/2015, 10:02

La fotografia
$_35.JPG
$_35.JPG (6.42 KiB) Visto 1766 volte

Con una spatola iniziò a rifinire la piccola figura. Il viso non era venuto bene, sproporzionato rispetto alle forme longilinee del collo e delle spalle. Il modello inciso nella propria mente era senza dubbio migliore rispetto a quello nato attraverso l’inesperienza delle sue mani.
Passò la punta dello strumento sui fianchi della ragazza, asportando sottili strisce di materiale plastico. Ne esaltò la prosperosa solidità dei seni con un’attenta incisione appena sopra il diaframma. Molto meglio.
Allontanò il volto dal proprio lavoro. Chiuse gli occhi. Li riaprì.
Non gli piaceva.
Fece spazio sulla scrivania dello studio. Come il giorno prima, si inumidì la punta dell’indice con un po’ di saliva e la fece scorrere con delicatezza lungo la spina dorsale della scultura, dalle scapole all’attaccatura del sacro. Guardò intensamente la foto della moglie che gli sorrideva a occhi socchiusi da sopra i volti divertiti dei bambini, imprimendosela nella mente.
Soffiò con delicatezza sulla bocca della propria creatura.
Anche questa volta, lei dischiuse le palpebre iniziando subito a ballare.

***

Marta gli versò l’acqua, sforzandosi di tenere la bottiglia ferma. Le sue braccia smagrite sembravano quelle di una vecchia. «Che hai fatto oggi?» gli chiese.
«Eh?» Carlo appoggiò il cucchiaio nel piatto. «Oh, per domani ho una relazione da terminare. Tu?»
«Niente… Ho fatto la spesa, poi sono passata da tua mamma, le ho chiesto se domani può portare i bambini a scuola.»
Lui sollevò gli occhi dal giornale. «Come mai?»
«Non ti ricordi?» attese un istante. Si schiarì la voce. «Dovevo andare per quell’esame in radiologia, quello...»
«Oh, certo!» l’esplosione di voce la fece sobbalzare sulla sedia. «Oh scusa, è che…»
«Sembri quasi contento…»
Carlo rimase in silenzio qualche secondo. «No, no, ma che dici, io… è perché ci vuole molto più tempo per queste cose, è una fortuna che siamo riusciti così presto.»
Lei sorrise. «Già, una fortuna.»
Carlo ripiegò il giornale e si alzò. «Scusa, ora è meglio se torno nello studio. Voglio finirla in fretta, la relazione.»
Si piegò in avanti e la baciò su quella guancia che solo tre settimane prima era rosea e morbida come la buccia di un’albicocca. Uscendo, l’uomo si passò inconsciamente il dorso della mano sulle labbra.
Lei guardò il piatto di minestra del marito ancora mezzo pieno. Sparecchiò e iniziò a lavare i piatti.

***

Era caduta. Lo sapeva, cazzo! Doveva metterla per terra, la scatola. Chissà come, era riuscita ad arrampicarsi e a uscire. Aveva fatto un volo di oltre un metro.
Carlo si piegò sulle ginocchia e sfiorò la figurina. Era immersa in un liquido nero, lucido come petrolio. Vischioso. Un odore metallico.
Lei sollevò un braccio.
Carlo le sfiorò la manina con il mignolo, attorno al quale si chiusero le deboli dita della donna. Gli sorrise, prima che l’arto le ricadesse sul parquet intriso del suo liquido vitale. Lui la raccolse per portarla in bagno. Prima di uscire dalla stanza, gettò un’occhiata alla pila di pacchetti di plastilina che si ergeva sulla parete accanto alla scrivania. Erano una cinquantina.
Domani, pensò, spegnendo la luce.

***

Carlo guardò la foto. I vuoti lasciati dai denti caduti di Marta gli trasmisero un senso di disgusto, amplificato dalla pelle cadente attorno agli occhi e dalle zone del cranio affette da alopecia. I bambini, che venti giorni prima la stringevano forte al collo e ridevano, sembravano volerla strangolare.
Non aveva il cancro, sua moglie. Lo sapeva lui, cosa aveva.
Scacciò il pensiero.
Con la sua immagine ben impressa nella mente, soffiò.
La donna iniziò a ballare, come le altre prima di lei. Era venuta bene. Le aveva dovuto fare uno scheletro in legno e fil di ferro per sostenerla. Nonostante questo, si muoveva con la stessa fluidità di quelle piccoline.
Era alta poco meno di lui, forme accentuate, espressiva.
Il nudo corpo della ragazza volteggiava grazioso come un angelo, carezzando le membra di Carlo con mani tozze e sapienti, elettriche. Sorrideva con la bocca socchiusa e lo guardava da sotto in su con un desiderio proporzionato solo a quello di lui. La donna si voltò, offrendogli la semplice armonia delle scapole e della schiena, guizzanti spire di serpente. Appoggiò le proprie nudità contro quelle dell’uomo, che le cinse la vita e la fece sdraiare, prona, sul pavimento. Lei si sollevò sui gomiti, inarcò il bacino e divaricò le gambe, muta e sensuale, fragile. Vera.
Carlo si immerse nel profumo chimico della sua chioma uniforme e immobile, fece scorrere una mano dall’inguine fin sul seno di lei, sfiorandole il grazioso capezzolo, l’ultima parte che le aveva donato, dolce ciliegia matura. Lei lo invitò a entrare, e lui fu delicatissimo nell’allargare il piccolo taglio che le aveva praticato con una lunga lima all’altezza del pube. La ragazza in un primo momento si irrigidì, perse un po’ di liquido vitale, strinse i glutei. Poi ricominciò a muoversi piano sotto di lui.
Carlo non aveva mai provato nulla di simile con Marta. Era come sprofondare in una vasca piena di olio tiepido. Si staccò un istante, le afferrò una gamba e la fece girare. Lei lo guardò in un mutismo ansante e paonazzo, mentre lui si gettava sul suo corpo meraviglioso, quel corpo che a lui soltanto apparteneva. La baciò sul collo.
Strinse i denti.
Un fiotto di liquido nero uscì dalla ferita e macchiò il pavimento.
Quanto è simile pensò, inebriato quanto è simile l’espressione di un dolore estremo a quella di un piacere estremo mentre mordeva, spingeva, stringeva. La donna iniziò a dibattersi e scalciare, mentre da ogni parte del suo corpo uscivano rivoli di liquido dal sapore di
(sangue)
Ferro, e lui gridava e lei provava a parlare e lui affondava le dita e ne usciva nero petrolio e il seme il suo seme che si mescolava con…
… la scultura. Il suo volto tumefatto guardava verso la porta con un’espressione di stupore annegato, la bocca a formare una piccola O. Immobile.
Carlo si voltò.
Marta era sulla soglia, le braccia conserte che stringevano un fascicolo bianco. Sembra uno spaventapasseri pensò lui, rischiando di mettersi a ridere.
Lei lasciò cadere la cartelletta con il simbolo della San Marco e corse via. Non aveva il cancro, non c’era bisogno di analisi.
Carlo si alzò dal grumo pastoso di plastilina.
Afferrò la foto. Un lembo di pelle violaceo sembrava essere sul punto di staccarsi dalla mandibola della mummia che un tempo era sua moglie, lasciando intravedere il grigio dell’osso. I bambini che le erano avvinghiati alla gola, invece, erano così vitali che gli sembrava quasi di sentirne le risate cristalline.
Domani, pensò, guardando le due piccole statue sullo scaffale che somigliavano loro così tanto.
"Nessuno può mettermelo nel culo!" urlò Polifemo, brandendo un enorme tronco d'albero
"Ho appena fatto la cacca". Un uomo libero.

Shanam
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Re: Gara 51 - Bando e racconti In quel preciso istante

Messaggio da leggere da Shanam » 23/03/2015, 11:31

Mi sono pulita il naso con la maglietta e ho continuato a strofinare una pentola incrostata. Dopo cinque minuti ho mollato tutto e ho preso il telefono. Mi tremavano le mani. Squillava e respiravo. L’attesa era diventata urgenza di sentire la sua voce. Aspettavo. Stavo per farmi sopraffare dall’interminabile tuuu che si perdeva nel vuoto quando ho sentito pronto.
-Ciao sono Karin, ti ricordi di me?
-Certo, come stai?
-Bene, tu?
-Bene. Ti ho chiamato per ringraziarti ancora per l’altra sera.
- Figurati. Ti va un caffè?
-Sì, certo.
Ho scritto l’indirizzo con una matita spuntata e ho attaccato. Mi sono infilata una gonna nera e ho guardato la tua metà del letto. Per un po’ di tempo ti ho aspettato sveglia, poi ho cominciato ad addormentarmi con il libro in mano. Andavo a letto prima di te senza dire una parola. Ora il tuo pigiama è arrotolato sul cuscino, i calzini sporchi sul pavimento. Sei dentro tutte queste cose, ma quella lontana sono io.

Gli alberi spogli sembravano voler catturare la poca luce che filtrava dalle nuvole. A Buchering i palazzi avevano ampie finestre. Ho suonato con in mano un paio di berliner e all’ultima rampa di scale, la porta era già aperta.
-Ho portato qualcosa di goloso.
-Perfetto.
-Scusa il disordine.
Ha chiuso la porta e un bellissimo gatto grigio dal miagolio insistente si è avvicinato.
-Ho acceso il bollitore. Preferisci caffè o thè?
-Caffè, grazie.
-Mi vado a vestire intanto.
Il gatto si è avvicinato, lasciando una scia di pelo sulle calze, così mi sono alzata e l’ho sentita canticchiare. Mi sono avvicinata e l’ho intravista mentre appoggiava il piede al letto e si spalmava la crema. Sulle labbra una canzone dei Rem. D’un tratto volevo essere quelle mani, ma il gatto ha cominciato a miagolare. Mi sono spostata per non farmi vedere, ma lei è uscita prima che io mi allontanassi.
-Tutto a posto? Il gatto ti ha dato fastidio?
- No, no.
-Dai vieni qui.
Profumava di lavanda. Ho sentito il suo corpo dietro di me. Le gambe nude accanto alle mie. Con il piede ha chiuso la porta. Cosa ci facevo in camera da letto con una donna?
-Karin cosa insegni?
Ho seguito il suo sguardo mentre si sedeva sul letto.
-Letteratura.
Ha incrociato le gambe, dondolando il piede.
-Sarà impegnativo il lavoro dell’insegnante.
-Sì, ma quando ti avvicini al traguardo perdi un po’ la passione iniziale.
-Ti sei sposata giovane?
-No.
-Visto che sei qui, posso chiederti una cosa?
-Dimmi.
-Io sono una fotografa, vorresti posare per me?
-Veramente io…non saprei.
-Hai ancora un bel corpo, lo sai?
Volevo scappare eppure non ho fatto un passo per andarmene. Ha cominciato a massaggiarmi le spalle.
-Rilassati, vedrai ci divertiremo.
Ho chiuso gli occhi.
-Sei tesa come una corda… non siamo in classe, siamo solo io e te.
Cosa mi stava succedendo? La porta chiusa, noi due. Qualcosa mi tratteneva. La sua mano è entrata dentro al maglione e mi ha slacciato il reggiseno. Ho sentito l’indice che scorreva sulla mia schiena.
-Ferma così.
Ho riaperto gli occhi e lei era sotto di me. Ho sorriso mentre scattava il primo click. I suoi occhi mi guardavano come se volessero vedere qualcosa dentro la mia testa. Possibile che ero io la donna riflessa nei suoi occhi?
-Togliti la maglia.
-Io…
-Dai non farti pregare.
E l’ho fatto. Il reggiseno è caduto giù.
-Sei bellissima. Ora sii la donna meravigliosa che ogni uomo o donna vorrebbero guardare.
Mi sono alzata dal suo letto mentre lei scattava foto e ho cominciato a spogliarmi perché era lei che mi guardava. La gonna è scivolata piano. Poi ha scostato il viso dall’obiettivo come se mi vedesse per la prima volta. Ha messo le mani intorno all’elastico dei collant e ha cominciato a sfilarle. È arrivata a metà. Mi sentivo un pinguino con un paio di scarpe con il tacco.
-Ho dei piedi orrendi.
Si è chinata e me li ha baciati mentre io ridevo. Le sue mani calde sulle mie gambe. Quando la sua testa si è avvicinata, l’ho accarezzata. Mi è sembrato di conoscerla da sempre. Mi ha appoggiato la mano in mezzo ai seni, c’era qualcosa nei suoi occhi.
-Batte forte.
-Sì, Antje
Si è spogliata anche lei. I suoi seni erano gonfi, i capezzoli duri. Li ha strofinati su di me e appena mi ha sfiorato, ho sentito un calore scendere verso il basso. Anche i miei capezzoli hanno risposto. Avevo voglia di sentirli sotto le sue mani. Desideravo quella donna e la sua lingua sapeva già cosa fare. Mi mordeva e poi continuava a leccarmi come fossi un gelato che gocciolava al sole.
-Toccati come ti piace.
Ho ubbidito mentre sentivo i suoi scatti. Il corpo stava per scivolare verso il piacere.
-Mi fai un po’ di posto sotto la coperta?
Le nostre bocche hanno cominciato a studiarsi. Le nostre parole erano le nostre lingue che si incrociavano. Teneva gli occhi chiusi mentre le sue gambe si sono aperte come un fiore. Era un invito e la mia mano ha girato più volte intorno al suo ventre. Sentivo il suo odore. Volevo sentire cosa provava. Volevo essere solo il suo piacere. La mano stava per penetrarla.
-Ancora no.
E mi ha disteso. La sua lingua è stata così veloce che non mi sono accorta che era in mezzo alle mie gambe. Più volevo farla venire io, più il mio orgasmo montava come un’onda tenuta dietro un muro.
Mi pizzicava e poi mi spingeva sempre un po’ più in là. La sua lingua stava esplorando le mie fantasie. Stringevo il lenzuolo con le mani. Inarcavo la schiena e lei si fermava.
-Non ti fermare.
Sentivo la mia voce che usciva e si cullava tra diversi mugolii. Sapeva creare le giuste pause.
-Sì...sì…
-Fammi sentire come ti piace.
Ero sempre più vicina al mio orgasmo quando mi ha afferrato entrambi i capezzoli nelle mani, stringendoli. Ho urlato. Ho sentito che le bagnavo la bocca. Lei succhiava quel liquido caldo come a volermi risucchiare. In quel preciso istante le ho tirato i capelli per spingerla ancora più dentro di me.
-Ancora, ancora.
Non sapevo fermarmi, volevo godere ancora e ancora.

Alle cinque ci siamo sedute sul letto e abbiamo cercato i vestiti.
-Antje devo andare.
-Porta queste con te.
Mi ha infilato i suoi slip in tasca.
-Mettili stanotte e cerca il piacere, accanto a tuo marito che dorme.
Allegati
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Ser Stefano
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Re: Gara 51 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Ser Stefano » 01/04/2015, 9:52

Il tempo per postare racconti è finito

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