Gara 46 - Bando e racconti

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Ser Stefano
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Gara 46 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Ser Stefano » 19/05/2014, 11:07

NON PIU' IN VITA
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Il bando
Cosa c’è dopo la vita? Cosa vi aspettate di trovare? Quale sono le vostre convinzioni? Spiegatelo con un racconto. Può essere qualcosa di umoristico, fantascientifico, horror, etc. Realistico, religioso, inverosimile, etc. Qualsiasi cosa purché ci dia una chiara visione post-morte.

La particolarità (importante)
All'interno del racconto dovrà esserci una tartaruga. Potrà essere una cosa secondaria, anche solo accennata o nominata, viva o raffigurata, ma deve essere presente la parola "tartaruga".
Verrà tolto un punto a chi non la inserirà!

Il premio di chi vince
- Attestato di vittoria Braviautori
- Accompagnatoria
- Banner 2.0
e
udite udite
Spedisco anche in formato ebook, la mia prestigiosissima raccolta di racconti dei primi anni di scrittura:
RACCONTI DEPRESSIVI.
Il nome è già tutto un programma e pure in tema col bando.
Chi se lo vuole perdere???
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Regole
Valgono tutte le regole ufficiali, che trovate qui:
viewtopic.php?f=80&t=2308

Riassumendo:
- lunghezza massima del testo: 1000 parole o 6000 caratteri (spazi inclusi) con una tolleranza del 10%;
- chi partecipa dovrà votare e commentare tutti i racconti eccetto il proprio; in caso contrario
verrà escluso dalla Gara e non riceverà alcun premio né pubblicazione;
- ogni racconto dovrà essere corredato di un’immagine, da inserire preferibilmente in
apertura del vostro brano;
- voti da 1 a 5, consentiti anche i tagli a mezzo (1,5 e così via fino al 5);
- i racconti postati non potranno più essere modificati se non a gara conclusa; al termine dei
giochi, si potranno apportare eventuali modifiche per la pubblicazione sull’e-book.

I racconti potranno essere postati fino alla mezzanotte di martedì 03 giugno.
I commenti dovranno essere postate a questo link viewtopic.php?f=80&t=4624 da mercoledì 04 giungo fino alla mezzanotte di domenica 15 giugno (data possibile a modifiche se parteciperanno molti racconti)

Ciao a tutti e buona morte a tutti!

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Lodovico
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Re: Gara 46 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Lodovico » 22/05/2014, 11:38

Impressioni di Nutella

1970
- Ma, Marco, davvero non l’hai mai provata?
Francesca mi guarda stranita come se avessi detto la cosa più strampalata del mondo. Mi prende per mano e mi porta vicino al suo banco. Il panino profuma di grano e di nocciole. Gli do un morso. Sa di intimità, di casa. Un gusto che mi è famigliare, nonostante la mamma non mi compri la Nutella. Non l’avevo mai assaggiata prima d’ora, ma mi pare di conoscerla da sempre. Gli occhi marroni di Francesca mi fissano felici. Le sorrido.

1982
Ultima ripetizione. Odio fare gli esercizi per le spalle, i manubri da quindici chili sembrano ancorati al suolo. Maledetta forza di gravità! Davanti allo specchio somiglio a un aquilotto che muove le ali. Doccia. Dall’alto osservo i miei pettorali guizzanti, la tartaruga degli addominali non è mai stata così definita, le fibre dei quadricipiti delle cosce piegano la pelle. Luca mi chiama. So cosa vuole fare, lo raggiungo. Apre in modo circospetto l’armadietto della palestra e ne estrae il barattolo marrone. Se ci vedesse l’allenatore mettere a rischio la nostra dieta per due cucchiai di Nutella…

2001
Lecco la crema alla nocciola con avidità. Sotto la coltre marrone fa capolino il rosa scuro del capezzolo. Continuo il mio lavorìo finché non rimane perfettamente pulito. Gloria inarca il corpo, mugolando. Improvvisamente ricordo la chiesa in collina, l’abito bianco, le fedi e quella promessa. E gli occhi colore della Nutella di Francesca mentre mi infila l’anello che ora sta nella tasca dei jeans, a terra, sotto il letto del motel. Quegli occhi che, ora, sono chiusi, addormentati, sul nostro letto matrimoniale, a casa. Gloria spalanca i suoi, di un azzurro profondo, e mi pare di sprofondarvi dentro. Sospira. Addolcisco l’amaro pensiero con la crema che sta sull’altro seno.

2010
Diabete. Questo mi ha detto il medico. Basta zucchero, marmellata, biscotti e soprattutto basta Nutella. Spalanco l’armadietto della cucina e prendo il barattolo di vetro da seicentotrenta grammi ancora in parte pieno. Lo butto nel bidone. Abbandonato, ora sono veramente solo. Niente più crema al cioccolato, niente più Francesca e nemmeno più Gloria. Tutte sparite dalla mia vita. Tutte in pochi anni.

2014
Le luci al neon sono fastidiose, ancora più del dolore al petto. Steso sulla barella sono costretto a fissarle. I paramedici si fanno largo tra la folla del pronto soccorso per portarmi velocemente dentro la sala dalle porte già aperte. Tra la gente in attesa un piccolo calciatore di una decina di anni. Ha un taglio sul ginocchio e, in mano, un panino spalmato di crema marrone. Lo invidio. L’infarto mi sta aprendo in due il cuore e io penso ai panini alla Nutella. E’ l’ultimo ricordo, la vista si annebbia.

1970
- Ma, Marco, davvero non l’hai mai provata?
Francesca mi guarda stranita come se avessi detto la cosa più strampalata del mondo. Mi prende per mano e mi porta vicino al suo banco. Il panino profuma di grano e di nocciole. Gli do un morso. Sa di intimità, di casa. Un gusto che mi è famigliare, nonostante la mamma non mi compri la Nutella. Non l’avevo mai assaggiata prima d’ora, ma mi pare di conoscerla da sempre…
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Annamaria Vernuccio
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Re: Gara 46 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Annamaria Vernuccio » 22/05/2014, 14:50

Verso la Luce

- Signora, ci dispiace disturbarla, ma dovrebbe venire presso il nostro Ospedale: il "Bambin Gesù", suo figlio ha avuto un incidente .- ! Queste le parole con le quali mi hanno svegliato nel cuore della notte, facendomi piombare nell'incubo più brutto della mia vita.
Luca, mio figlio diciottenne, la persona che amo di più al mondo, la ragione della mia vita, impossibile spiegarVi con che stato d'animo mi sono precipitata in ospedale.
Il tragitto è interminabile, o forse sono solo io a viverlo così, e mi passano d'avanti come in un film le tante immagini di vita vissuta crescendo Luca.
Mi dico che devo smettere di preoccuparmi, che sarà bene non mi veda sconvolta altrimenti mi dirà che come al solito esagero sempre. Come quella volta che al saggio finale di atletica leggera al liceo: era caduto dalle parallele rimanendo immobile, troppo impaurito per muoversi. L'avevo guardato con orgoglio volteggiare leggero col suo bel corpo snello, gli addominali scolpiti a mettere in mostra una splendida tartaruga ... e poi perdere la presa e cadere rovinosamente. Era finita bene, solo una distorsione, niente di rotto, ma che paura ! Sono arrivata finalmente all'Ospedale, nessun problema per il parcheggio perciò mi precipito alla reception e do all'infermiera i dati di mio figlio: - Dai, sbrigati, un po' d'efficienza non guasterebbe!- così penso mentre la osservo fare un paio di telefonate ai reparti. Mi dice di pazientare e che sta arrivando un medico per spiegarmi l'accaduto. Non mi piace questa cosa, non dovrebbe andare così, sento il sangue correre più velocemente, in testa ho delle esplosioni che mi aprono cento scenari catastrofici...ma ecco che arriva il dottore: - Signora sia forte, purtroppo il suo ragazzo non ce l'ha fatta. L'auto che l'ha investito andava troppo forte e a niente sono servite le cure dei medici giunti sul posto, il cuore ha avuto un arresto, ma se può confortarla, le posso assicurare che non ha sofferto.-
Quante volte avrà detto quelle stesse parole a madri, mogli, parenti affranti? Quante volte avrà desiderato essere altrove!
Il medico mi accompagna sorreggendomi da Luca: E' disteso su di una barella come se dormisse; noto con lucidità che le infermiere lo hanno ricomposto, niente abiti insanguinati e la ferita che ha sulla fronte è pulita. Non riesco a piangere, verrà poi il tempo delle lacrime; non ho ancora realizzato che non lo riporterò a casa con me, gli prendo la mano nella mia...quasi mi aspetto di sentire stringermela. L'infermiera ha tirato una tenda pietosa per isolarmi dal resto del mondo che continua a girare, incurante di quanto accaduto.
-Dove sei Luca, riesci a sentirmi dal posto in cui sei? Ti ricordi quando, piccolino, mi chiedesti alla morte della nonna, dove fosse andata? Eri triste, ed io ti dissi che lei era andata in posto migliore, pieno di luce e che da lì ci avrebbe protetto. Ti dissi che la morte non doveva farci paura perchè si lasciava questo mondo per uno migliore, dove avremmo ritrovato i nostri cari. So che quelle parole ti tranquillizzarono, ma oggi quelle stesse parole non mi restituiscono la pace.-
La tenda si scosta e l'infermiera mi dice che devono spostarti nella Sala Mortuaria; con lei c'è il cappellano che mi chiede se ho bisogno di aiuto.- No, grazie.- mi sento dire. So già tutto quello che potrebbe dirmi: che Luca starà bene nel Regno di Dio, che lo affiancheranno gli angeli , che veglierà su di me come non avrebbe mai potuto fare da vivo...Tante belle parole, ed io ci credo, voglio e devo crederci, perchè altrimenti non potrei andare avanti e tornare alla vita di tutti i giorni. Ecco: "tornare alla vita". Questa è la frase chiave di tutto quello che sta succedendo: Tu non tornerai più a casa con me, non più le sciocche discussioni sulla vacanza da fare da solo o sull'automobile che avresti voluto per i tuoi 18 anni. Ormai appartieni a un altro mondo, ed io devo solo aspettare: aspettare che venga presto il mio tempo per poterti raggiungere nel tuo Universo di Luce.
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Nunzio Campanelli
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Re: Gara 46 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Nunzio Campanelli » 23/05/2014, 9:38

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Nonnino

Oggi finisco cent’anni. Dicono sia un gran giorno, anche se non mi sembra che ci sia molta differenza con gli altri.
Tutta questa gente che mi sorride, tutti questi ragazzi… venuti al mondo che già mi pisciavo addosso, mi ricordassi almeno il nome di uno di loro… mi chiamano nonnino. Sono d’accordo, ma con quanti intermediari in mezzo?
Boh… quello là avrà otto anni, spesso mi viene vicino, sorride, mi tocca una mano e fugge via. Potessi sapere chi è lui o suo padre, almeno suo nonno. Niente da fare.
Mi sembra d’aver capito che ci sarà una gran festa, oggi.
In mio onore.
La mia faccia è rugosa come quella di una tartaruga, vedo con mezzo occhio, non parlo che tanto è inutile, non capisco un cazzo nemmeno io di quello che dico, le orecchie hanno smesso di fare il loro lavoro da un pezzo, mangio, anzi bevo un po’ di semolino una volta al giorno, passo le mie giornate su una poltrona e le mie nottate su un letto con le sponde.
Però fanno una festa per me.

La notte non dormo. Come potrei, sono diventato così piccolo che anche le lenzuola pesano troppo. A volte, sforzandomi, riesco ad afferrare un ricordo dal passato, un volto, una voce. Altre volte, invece, i ricordi vengono da soli, come in sogno. Allora mi diverto, come quando andavo al cinema.
In tempi grami, un po’ d’autarchia è quello che ci vuole.
Spesso mi domando quando inizi veramente la morte. Voglio dire, sappiamo tutti come inizia la vita. Un tuffo dove il cielo è più blu, una specie di comitato di ricevimento che sembra ti stia aspettando da mesi, gente vociante e manesca che inizia a sorridere solo quando ti sente piangere, ed è fatta. La morte, invece, quando inizia? Forse quando, smettendo di creare ricordi, ci accontentiamo di quelli già accumulati nella nostra memoria, che da quel momento in poi diventa non solo strumento, ma fine.
Il fine della fine.
Quello della morte è un pensiero costante che però non mi opprime, non mi angoscia. Diciamo che la vedo più che altro come una porta con scritto “uscita d’emergenza”. Per me è confortante sapere che c’è, e che a breve potrò utilizzarla. Qualche volta mi è venuta la curiosità di vedere cosa c’è di fuori. Poi, però, è passata. Comunque qualcosa ci sarà, altrimenti a che serve? Boh, pensieri di un vecchio.

Ecco, ora si stanno avvicinando.
Mi sorridono con la stessa faccia che di solito mostrano ai bambini. Poi dicono che da vecchi si regredisce al livello infantile.
Che altro si può fare?
Stanno cantando una canzoncina in coro.
Se potessero vedersi, anche quel poco che li vedo io.
Se potessero sentirsi, anche quel niente che li sento io.
Cosa dicono? Cento di questi… giorni?
Ma andate a cacare, voi che potete!
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Patrizia Chini
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Re: Gara 46 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Patrizia Chini » 24/05/2014, 10:22

Salve, posto il racconto e allego l'immagine, di cui ho il link:

http://www.google.it/url?sa=i&rct=j&q=& ... bvm=bv.677





Vita da tartaruga

− La mia vita, ormai, aveva la particolare andatura della tartaruga. Dire lenta è dir poco, meglio sarebbe dire al rallentatore o, usando un’espressione presa in prestito dal gergo sportivo, alla moviola. Ogni spostamento mi costava, non solo fatica ma soprattutto tempo. Chi ha vissuto come me, malata di Parkinson, avrebbe diritto a un’altra vita con un recupero di anni... − e, pronunciate le ultime parole, Giulia si rilassò, cercò un appoggio... qualcosa dove sedersi, ma non trovò nulla che potesse servire a quel fine.
Era avvolta da una specie di nebbia, non le giungevano né suoni né rumori; si trovava in un luogo di cui non vedeva né inizio né fine. Intorno a lei né pareti né alcun elemento di arredamento.
Fermò lo sguardo sulle mani bianche e curate del funzionario, sorprendentemente giovane, a cui si era rivolta e la cui tunica rosa dichiarava il sesso che le era stato assegnato nella prima vita. Il funzionario, il supervisore colui che vagliava le richieste dei nuovi arrivati e decideva quali inoltrare all’Altissimo, rimase per alcuni lunghi secondi, in silenzio.
Il suo sguardo era sereno, non lasciava trapelare emozioni di sorta, osservava Giulia un po’ affaticata anche se avevano comunicato telepaticamente. Quando comunicò alla donna che avrebbe mandato avanti la sua richiesta, le sorrise e la invitò a seguire l’angelo che aveva accanto:
− Vai con lui, ti guiderà nel luogo dove aspetterai fino a che non sarà deciso se dovrai indossare la tunica di anima o tornerai sulla terra dove vivrai un'altra vita.
Giulia seguì l’angelo e giunse in un luogo apparentemente più aperto: non capiva se le dimensioni fossero una conseguenza del numero dei presenti o per altro motivo...
Comunque non c’erano alberi, animali, fiumi o prati e, in alto e in basso, né cielo né terra, ma una coltre di nuvole tra il grigio perla e il celeste polvere. Non somigliava nemmeno lontanamente a un interno, non poteva essere un luogo chiuso come una stanza o una casa. Dove si trovasse, però, continuava a ignorarlo.
Man mano che si addentrava in quello spazio, incontrava varie persone, di etnie e lingue diverse.
Cominciò a comprendere: doveva essere una specie di anticamera, un limbo rivisitato per altri scopi.
Erano proprio persone perché non avevano tuniche rosa o celesti; anime dentro gli involucri dei corpi, non ancora private della parte mortale degli esseri viventi. Apparentemente camminavano senza degnarsi di una parola, e invece stavano tutti scambiando due chiacchiere. Ognuno aveva il proprio problema, tutti aspettavano una risposta.
Passando sentì un tizio che diceva al suo vicino:
− Io ho lavorato tanto, ho corso in lungo e in largo per il mondo, ho avuto una famiglia numerosa... pensa avevo otto figli! Mi sono stancato da morire... letteralmente! Ho chiesto di poter vivere una vita più tranquilla con un lavoro meno faticoso. Mi piacerebbe avere una moglie sola, anche se non mi dispiacerebbe poterla alternare con altre sempre, si intende, una alla volta; di figli basterebbe un maschio o una femmina, o l’uno o l’altro. Niente suoceri da accudire, niente cognati da accontentare... magari un amico... me ne basterebbe uno.
La risposta del vicino lo sorprese:
− Non condivido la tua richiesta, ma ognuno conosce i propri limiti e, avendole vissute, le difficoltà di certe situazioni... perciò tu non vorresti ritrovarti in una famiglia numerosa mentre io chiedo proprio questo che tu non vuoi. Sai, sono stato figlio unico...
− Ma tu, qui, non conosci nessuno? Un mio amico si è fatto presentare un Santo che sa come arrivare all’Altissimo! − lo interruppe l’altro.
− No! Non è possibile! Non può essere, anche qui per sbrigare una pratica ci vuole un santo in Paradiso! − sbottò Giulia che si svegliò e si ritrovò nel proprio letto, ancora viva anche se malata.
Pensò che un paradiso di quel tipo non lo avrebbe voluto e non poteva pensare a come fosse la vita all’inferno. I favoritismi e la corruzione sono azioni congeniali ai diavoli... ma per saperlo bisognava passarci.
A questo pensiero le vennero i brividi e tornò al sogno recente ...
Certo per giustizia avrebbe dovuto avere un’altra vita col recupero del tempo perduto.
Quale vita, però, è priva di difficoltà? E quali difficoltà sconosciute sono migliori, più sopportabili delle nostre? Chi è sfortunato una volta potrebbe esserlo sempre e una vita da tartaruga avrà i suoi limiti ma...
Allora decise di mettercela tutta per campare ancora qualche anno e, come se volesse inviare un messaggio lassù, in alto, proclamò con voce alta e chiara:
− Quel che c’è dopo la morte non lo so ... ma voglio scoprirlo il più tardi possibile.
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Awomanofnoimportance
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Re: Gara 46 - Bando e racconti

Messaggio da leggere da Awomanofnoimportance » 02/06/2014, 16:38

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Eternità

Mi svegliai di soprassalto tra il chiarore di un'alba senza tempo. Il cielo era giovane e si rifletteva nel mare della tranquillità senza la sua Luna. Mi alzai in piedi e le fronde pungenti coprirono la vista della spiaggia olivastra. Mi accorsi di non ricordare né chi fossi né dove fossi. La mia mente riusciva a spaziare tra i più disparati campi della scienza e della storia, era come avessi assistito al Big Bang, alla guerra nel Vietnam e alla scoperta di Kepler-22b. Sapevo tutto sulla natura, dagli istinti di sopravvivenza alla struttura dei mitocondri, avrei potuto progettare un aeroplano o il teletrasporto, eppure avevo studiato solo economia e nemmeno fino in fondo. Chissà mia madre quanto sarebbe stata fiera di me. Mia madre? Com'è possibile che non riesca a ricordare il suo nome, e il suo volto? Sapevo tutto, come minimo avrebbero dovuto darmi cinque premi Nobel, mi sentivo invincibile, come potevo ignorare la cosa più importante: il mio nome? E cosa me ne facevo dell'albero genealogico dei Tudor se non ricordavo nulla della mia storia, della mia vita?
Fermai la mente e ricordai quel mare azzurrino poco distante, decisi di andare. Tentai un passo, e dico tentai perché non riuscii a muovermi di un centimetro. Temetti il peggio, un incidente, una paralisi, non ebbi il coraggio nei seguenti trenta minuti di guardare in basso. Passata la disperazione mi accorsi di avere entrambe le gambe in splendida forma e feci un altro tentativo. Mossi qualche passo, o questo era quello che credetti perché la spiaggia non sembrava avvicinarsi nonostante corressi veloce e lei fosse immobile. Io ero Achille e lei la tartaruga, in un paradosso infinito che ci teneva lontani.
Mi inginocchiai a terra senza dolore e pregai Dio in un crescendo di disperazione. Il suo aiuto non tardò ad arrivare e per la prima volta mi accorsi con sorpresa della sua reale presenza: sentii la sua voce. Non mi chiamò per nome e a momenti glielo avrei chiesto se non mi avesse anticipato: “Qui non hanno valore nomi, numeri o simboli che identificano qualcuno, nemmeno il corpo, questo è il regno delle anime, presto riuscirai ad abbandonare la condizione dell'esistenza passata e accoglierai questa esistenza eterna”. L'ultima parola mi fece rabbrividire, l'idea di rimanere bloccata in quel posto sperduto per sempre mi tormentava. Però non potevo far altro che studiare quelle parole, ero sicura che un ulteriore aiuto avrebbe tardato non poco ad arrivare. Il mio nome non aveva valore e infatti non lo ricordavo. Nemmeno il mio corpo, eppure era lì immobile nello spazio. Era lì, era lì? D'istinto mi toccai una gamba o meglio feci tale gesto. Perché la mano non strinse che aria e la gamba fu oltrepassata senza dolore. Mi vidi fantasma e svenni.
Una volta tornata in me, cercai di capire quanto tempo fosse passato, ma non ha valore in un'“esistenza eterna”, così l'aveva chiamata, e mi sentii stupida. Avevo realizzato di essere morta. Insomma, avrei dovuto capirlo prima: avevo sentito la voce di Dio. Con la consapevolezza di non avere un corpo, era proprio sparito ai miei occhi e fu così che iniziai a elaborare un nuovo modo per spostarmi. Con calma raggiunsi la spiaggia, non so in quale modo ma mi ritrovai lì. Mi sedetti a guardare il mare, cioè, volevo dire, mi rilassai. Continuai a elaborare attentamente quelle parole, sperando di non svenire di nuovo in caso di un'ulteriore rivelazione. “Il regno delle anime”, anime, plurale, regno, in senso figurato, luogo dominato, occupato; si sa che Dio ha sempre parlato per metafore, il perché non l'ho mai capito. È certo che mi trovavo lì a scervellarmi e a perdere tempo, tempo, non esiste, non esiste, quante volte ancora avrei dovuto ripetermelo, non avrei voluto fare una gaffe nel caso avessi intrapreso una conversazione con un'altra anima. Ecco, un'altra epifania: ci dovevano essere altre anime in quel regno. Anche se, pensandoci bene, se ci fossi stata solo io sarei stata sicuramente la regina, che bello! No, aspetta, e Dio dove lo metto? Si è sempre professato buono e misericordioso, avrebbe sicuramente acconsentito alla mia ascesa al trono, non avevo dubbi.
Mi voltai e fu allora che vidi altre anime passeggiare sulla riva. “Vidi”, “passeggiare”, diciamo che mi accorsi della loro presenza e che si stavano spostando. Credetti di avere poteri magici, poi mi ricordai di Dio e cercai di frenare il mio ego. Nessuno sembrava essersi accorto di me e così decisi di farmi avanti. Mi avvicinai e una volta di fronte al malcapitato mi resi conto di non saper spiccicare parola. Tornai di colpo bambina e se avessi avuto ancora le mie splendide guanciotte si sarebbero imporporate. Ebbi la fortuna di trovare un tizio cordiale e comprensivo (in fondo c'erano passati tutti, così mi disse in seguito). Iniziò a parlarmi e piano piano imparai che potevano sentirmi solo le persone che decidevo. Accidenti, non avrei più potuto origliare di nascosto.
Il tempo passò e divenni grande in un luogo dove non si è mai piccoli. Mi resi conto con gioia di quanto l'apparenza, uno dei malefici frutti dell'umanità, non esistesse nel regno di Dio. C'era spazio solo per l'essenza, perché solo l'essenza è eterna. Non più schiava dei bisogni umani, avevo trovato la pace. E quel malcapitato che trovai sulla spiaggia? Abbiamo fatto conoscenza, parlato di tutto, trascorso i giorni senza inizio e senza fine. Ed ora siamo veri amici, e questa sì che è un'amicizia eterna.
Ho parlato al passato per essere più vicina a voi. Qui in tempo non esiste, è come un incantesimo: esiste solo nelle fiabe.

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la strana verità di una fotografia che non dovrebbe esistere

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma ne abbiamo curato l'editing e la diffusione per conto dell'autore che ha ceduto le royalty all'Associazione culturale.
In una tranquilla cittadina del Nord Italia, gli abitanti rivedono se stessi da giovani. Il CICAP vuole vederci chiaro e ingaggia un reporter specializzato in miti e misteri. Però anch'egli viene suo malgrado coinvolto in qualcosa di altrettanto assurdo, infatti appare dal nulla una misteriosa fotografia Polaroid che lo ritrae in una circostanza mai esistita.
Cosa lega questi due misteri?
Di Massimo Baglione.
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