Intervista a Piera Biondi

Area dedicata alle interviste con gli autori che sono diventati famosi o che hanno capito come uscire dall'ombra. In questa sezione ci si potrà dare appuntamento per discuterne con loro.
Giuseppe Novellino
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Intervista a Piera Biondi

Messaggio da leggere da Giuseppe Novellino » 08/04/2011, 21:42

INTERVISTA a Piera Biondi.
Autrice di “Compagni di viaggio”, Ediz. Sensoinverso



1) Quale gratificazione personale cerchi nella scrittura?

La gratificazione personale che cerco nella scrittura è esistenziale, mi esprime, in certo qual modo è il mio gioco segreto. Premetto che ho 71 anni, anagraficamente sono vecchia.
D’altra parte il mio tratto essenziale è il ritardo. Sino a undici anni fa avevo sempre scritto poesie. Mi davano sollievo quando mi balenavano in mente e le buttavo giù, ma poi mi deludevano. Tranne poche, non avevano la musica, erano solo idee che sentivo, ma non contavano. Ho cominciato a scrivere in prosa all’improvviso e mi sono sentita espressa. Per quello che possa valere il risultato, è la mia musica.

2) Hai pubblicato altre opere, prima di “Compagni di viaggio”?

“Compagni di viaggio” è la mia prima opera pubblicata. Alcuni miei testi sono stati rappresentati in teatro dal gruppo amatoriale “Gli inesplicabili”, di cui curo la regia: una sceneggiatura su Dante, il Casentino e la cultura del Trecento “Li ruscelletti che d’i verdi colli” e uno spettacolo cabaret che sto mettendo in scena in questo momento “Noi la miglior cosa”.

3) Sei soddisfatta del servizio che hai ricevuto dalla casa editrice Sensoinverso?

Il servizio che ho ricevuto dalla casa editrice Sensoinverso è stato efficiente e personalizzato. Ottimo.

4) Potresti delinearci la tua concezione di scrittura? In genere scrivi racconti come quelli di “Compagni di viaggio” o ti cimenti in altro?

L’impulso a scrivere mi viene da una situazione immaginata, che diventa stato d’animo di un personaggio e poi gli nasce intorno il suo mondo. La scrittura tiene dietro a queste storie, che spesso si definiscono mentre scrivo. La figura non è mai tormentosa, anzi estremamente facile e liberatoria, perché non mi pongo dei limiti o degli obiettivi. Sono una dilettante, un cane sciolto senza collare. Successivamente ripulisco il testo senza grosse modifiche.
La prima cosa che ho scritto in prosa è stato un romanzo. Un polpettone. Una piccola saga familiare, un’idea che mi era venuta in mente quando, da studentessa universitaria pendolare, attendevo il treno nella sala d’aspetto. Allora non sapevo ancora cosa fare della mia vita, ero inesperta. Risultato: un condensato abortito in poche pagine. Il bello è stato che, dopo tanti anni, sono riuscita a svilupparlo, creando personaggi e situazioni. Lo sto rimaneggiando, ma forse polpettone rimarrà. Comunque mi è servito per farmi le ossa nella prosa, soprattutto a gestire l’uso del dialogo.
Poi sono passata ai racconti, tutti incentrati su situazioni esistenziali spesso di trasformazione. Ho anche raccolto e sviluppato tutte le annotazioni che negli anni avevo buttato giù, non un diario però, piuttosto riflessioni impressioni ricordi, che ancora sto continuando. In un primo tempo l’avevo intitolato “Datario”, poi è diventato “Prodotti distillati”.
Per il teatro ho portato a termine un atto unico (mai messo in scena): “La criminale tendenza del cuculo”. Due soli personaggi, anche qui col solito mutamento esistenziale.

5) Sappiamo che sei insegnante. Insegni lettere, non è vero? C’è qualche rapporto tra la tua attività di insegnante e quella di scrittrice?

Ho sempre insegnato nella scuola media. Lettere, come hai giustamente intuito. Per accendere un ragazzo, piuttosto che rimpinzarlo di nozioni, bisogna capirlo. Riuscire a identificarsi con qualcuno diverso da noi per tanti aspetti è sempre un arricchimento. Nel rapporto alunno insegnante è fondamentale. Bisogna partecipare anche alla repulsione culturale di un ragazzo per risolverla nei limiti del possibile. Spesso è solo complesso d’inferiorità, paura di non riuscire, visione errata della cultura. Soprattutto, trattandosi di adolescenti, non conoscenza di sé. Perciò è stata importantissima questa funzione di insegnante per la mia esperienza di scrittrice.

6) Nel tuo libro si nota una grande sensibilità per le tematiche esistenziali. Ce ne vuoi brevemente parlare?

Riguardo alle tematiche esistenziali, che effettivamente sento molto, credo di avere già in parte risposto. Ogni persona è un mondo unico e irripetibile, non conoscerlo è perderlo. Credo che ognuno di noi sia un progetto che dobbiamo realizzare, ma è difficile sapere chi siamo. Attraverso le situazioni e gli incontri, definiamo noi stessi. Talvolta ci migliorano, oppure confondono l’idea che volevamo avere di noi, oppure ancora ci perdono, ci segnano, ci chiariscono, ma è sempre tramite l’incontro che scatta la conoscenza di noi e degli altri. E così credo di avere in parte risposto alla tua domanda relativa al mistero e alla preziosità dell’incontro.

7) Perché hai voluto raccontare secondo questa formula di mettere in rilievo personaggi storici, per lo più appartenenti al mondo dell’arte e della cultura?

Riguardo a “Compagni di viaggio”, la commistione tra personaggi storici e figure comuni, che peraltro sono sempre protagonisti, è saltata fuori da un’altra attività. Con un gruppo di amici pittori (dilettanti) decidemmo di dipingere sui temi dei “Canti orfici” di Dino Campana. Così io mi lessi la sua opera, l’epistolario con Sibilla Aleramo e tutto quello che trovai su di lui. Dopo, oltre al quadro, nacque il racconto “Cloche”. Un’amica poetessa e animatrice culturale lo lesse insieme ad altri racconti e lo trovò particolarmente originale, consigliandomi di continuare su questa linea, come ho fatto. Trovo avvincente in questo tipo di scrittura la necessità di accurate ricerche sugli autori che hanno acceso il mio interesse, è un po’ come incontrarli veramente e io divento il personaggio ignoto che condivide con loro il viaggio. Naturalmente i fatti e i tempi del personaggio famoso devono scrupolosamente corrispondere alla realtà. Le figure ignote talvolta le ho incontrate nelle biografie, ma così inconsistenti dal punto di vista della loro connotazione personale che le ho dovute in gran parte costruire io; altre le ho completamente inventate e tutte quante le ho piazzate nel contesto storico in una specie di slalom con i loro compagni famosi.

8) A nome di una collaboratrice di “Libri d’autore” (appassionata di Emily Dickinson) ti chiedo: che cosa pensi della famosa poetessa? Perché l’hai inserita in un tuo racconto?

Colgo l’occasione per salutare la collaboratrice di “libri d’autore” che, come me, ama Emily Dickinson. Questa poetessa mi piace immensamente per la sua folgorante sinteticità. Magari parte con volo basso da un fatto banalissimo, ma poi con un guizzo si proietta in alto. Soprattutto distilla sentimento, ragionamento e quindi anche ironia per cui, secondo me, non è mai stucchevole, e quando la sua poesia è solo sentimento, o meglio passione, lo è allo stato puro.
Questo è il mio giudizio, magari discutibile, su Emily, che ho inserito tra i personaggi famosi proprio per questa mia predilezione. In passato avevo divorato le poesie, le lettere, tutte le notizie biografiche, in particolare una ricostruzione della sua vita accuratamente documentata, dove ho incontrato il personaggio di Maggie, la governante irlandese di casa Dickinson.

9) Una delle cose che più mi ha colpito, del tuo libro, è quella relativa al mistero degli incontri. Ogni incontro che facciamo nella vita è prezioso. Perché, secondo te?
L’incontro è spesso elemento di trasformazione, come ho già accennato; l’incontro è il “se…” della nostra vita, la dicotomia che ne cambia o ne modifica il corso. L’incontro anche eluso, che ci ha salvati o condannati al rimpianto. Vivere insieme è un intersecarsi di incontri.

10) Ci vuoi dire qualcosa delle tue letture?

A suo tempo ho privilegiato la cultura classica. Amo la lirica greca. L’”Odissea”, un magnifico romanzo. L’ho letta diverse volte appunto come un romanzo. Tragedie come la “Medea” di Euripide sono modernissime. Comunque mi piace qualsiasi scrittore riesca ad esprimere, vivo, il suo mondo. Qualche autore in particolare? Eugenio Montale, Federigo Tozzi, Giorgio Bassani, Dino Buzzati, Silvio D’Arzo, Italo Svevo, Marcel Proust. Ho un debole per la letteratura giapponese: la poesia Zen, i diari di corte di dame dell’antico Giappone, quali Shei Shonagon, Murasaki, Shikibu, Nijo, i romanzi di Yasunari Kawabata.

11) Conosci Braviautori? Se lo conosci, gli vuoi dedicare un pensiero?

Braviautori mi è stato segnalato da Sensoinverso. Lo trovo molto interessante, offre critiche professionali, la possibilità di farsi leggere, il che non è poco considerata l’irraggiungibilità delle note case editrici. Quindi, complimenti.

12) Hai qualche nuovo progetto nel cassetto? Ce ne vuoi parlare?

Attualmente ho un’idea da cui potrebbe venire fuori anche un romanzo breve, però prima devo documentarmi perché si tratta di un’epoca, di una città.

Intervistatore:
Buon lavoro, Piera, e in bocca al lupo!

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Re: Intervista a Piera Biondi

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 08/04/2011, 21:49

Braviautori mi è stato segnalato da Sensoinverso. Lo trovo molto interessante, offre critiche professionali, la possibilità di farsi leggere, il che non è poco considerata l’irraggiungibilità delle note case editrici. Quindi, complimenti.
e il bello è che hai visto solo la punta dell'iceberg :-)
Bella intervista!
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miriam

Re: Intervista a Piera Biondi

Messaggio da leggere da miriam » 09/04/2011, 9:42

Bella intervista! :D
Per accendere un ragazzo, piuttosto che rimpinzarlo di nozioni, bisogna capirlo.
Mi ha molto colpito questa affermazione. Condivido in pieno :wink:

pia

Re: Intervista a Piera Biondi

Messaggio da leggere da pia » 09/04/2011, 12:41

Piera deve essere un bel personaggio, bella intervista :wink:

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