Buon 1945!

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2018/2019.

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Ida Dainese
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Buon 1945!

Messaggio da leggere da Ida Dainese » 07/01/2019, 17:16

Era stanca, ma non riusciva a dormire.
Senza togliere l’uniforme da crocerossina, si era stesa un attimo e aveva chiuso gli occhi, ma i rumori si sentivano ancora meglio. Se ne stava immobile ascoltando il cigolio delle brande al di là della tenda, i passi, i mormorii, i lamenti, e quel sordo riecheggiare di colpi sulla linea dei combattimenti.
“A che serve curare questi soldati” pensò, “disinfettare le ferite, cucire gli squarci? A che serve se poi li rimandano laggiù?”
Alzò il braccio posando il dorso della mano sulla fronte e osservò il soffitto della tenda e l'incrocio dei pali che la sostenevano. L’odore delle medicine e dell'etere si mescolava a quello del sangue e impregnava le cose e le persone. Sentì che aveva ricominciato a piovere e pensò ai soldati fuori, nel fango.
Si alzò e tornò dall'altra parte; avrebbe dormito più tardi, quando e se le fosse venuto sonno.
Non appena videro la sua ombra aggirarsi tra le brande, i mormorii divennero più distinti.
– Infermiera, ho sete...
– Infermiera, la morfina...
– Infermiera, per favore...
Passò da una branda all'altra, distribuendo piccoli sorrisi di routine, mentre le dita esaminavano bende, lacerazioni e ustioni. “È tutto in ordine” pensava, concentrandosi come sempre sulle ferite e non sugli esseri umani.
Come avrebbe potuto sopportarne i lamenti se li pensava come uomini, nella loro vita di tutti i giorni, accanto alle loro donne e ai figli? Non erano uomini come suo padre, non erano ragazzi come suo fratello.
Forse era stata anche troppo in prima linea, doveva chiedere il trasferimento in un ospedale di città, più attrezzato, o in uno al mare, dove i feriti, in convalescenza, passavano le giornate al sole, dove l’odore della guerra non arrivava a tradimento tra la polvere e la pioggia.
– Ci mandano un convoglio, finalmente! – disse il medico – Trasferiremo i malati che sono in grado di viaggiare, questo ospedale da campo non è più sicuro.
La linea del fronte si era fatta più vicina, il rumore dei colpi si sentiva bene nonostante il frenetico vociare, gli ordini gridati, l'infinito sferragliare di oggetti metallici, il trepestio dei passi risucchiati dal fango e l'andirivieni tra i camion bianchi con l'enorme croce rossa.
Mentre finivano di sistemare le barelle, tornò dentro e vide il cappellano che dava l'estrema unzione al ragazzo nell'angolo. Con le ferite che si ritrovava, non sarebbe dovuto arrivare fino a quel mattino, invece era ancora vivo e non era un bene perché così il viaggio per lui sarebbe stato un supplizio.
Intanto che il cappellano finiva, preparò l'iniezione di morfina. Girando la testa fasciata il ragazzo si accorse di essere l'ultimo rimasto.
– Non lasciatemi qui, a morire da solo – singhiozzò.
– Non lasceremo indietro nessuno, soldato. – disse lei. Fece l'iniezione, poi si spostò per lasciare spazio ai barellieri.
Il soldato sopravvisse al viaggio. Arrivò nel grande ospedale, tranquillo ed efficiente, e quando lo misero in quel letto comodo e pulito, vicino a una finestra da dove avrebbe potuto vedere il cielo, si sentì quasi più vicino a casa, abbassò la guardia e la vita lo tradì.
Intontito dalla morfina, strinse piano la mano dell’infermiera, la chiamò “mamma”, come faceva la maggior parte di loro prima di morire, e se ne volò via prima dell’alba, portandosi via i suoi sogni, i suoi progetti, le sue speranze e la sua voglia di cambiare il mondo.
Sul registro, accanto al nome, l’infermiera scrisse la data del decesso: 31 dicembre 1944.
Fuori aveva cominciato a nevicare.
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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 07/01/2019, 19:21

E' molto tenero e triste questo racconto. Parla di una realtà avvenuta anche qui da noi, durante la seconda guerra mondiale, e sembra un fatto tanto lontano... Ma lontano non è, perchè purtroppo nel mondo le guerre si susseguono con orrore e ferocia, e per sopravvivere a certe mostruosità occorre concentrarsi solo sui "pezzi" degli uomini, sulle loro ferite e lacerazioni, cercando di dimenticare che appartengono a uomini interi. E' l'unico meccanismo di difesa da attuare per non impazzire: come ha fatto l'infermiera del racconto, molto ben narrato da Ida.

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Messaggio da leggere da Colosio Giacomo » 08/01/2019, 10:05

Racconto di una tristezza sconcertante, titolo compreso, che forse proprio per questo, ma anche per lo stile narrativo, risulta essere molto empatico. scritto bene e con una buona tensione narrativa, e pure la lunghezza è ideale per un racconto di questo tipo. Volendo fare il pignolo, che però non è nel mio sentire, avrei preferito calpestio a trepestio, ma devo ammettere che trepestio è termine più preciso. Invece cambierei proprio la frase: il trasferimento in un qualche ospedale di città. Quel qualche davvero non è bello: meglio toglierlo del tutto, oppure sostituirlo con :uno dei tanti ospedali di città. Ma sono punti di vista, non è una critica. Brava, il racconto mi è piaciuto.
Aforisma: Non puoi essere saggio se non hai collezionato innumerevoli ferite dell'anima. La saggezza è una condizione, non un merito. (io)

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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti » 08/01/2019, 14:40

Storia raccontata divinamente. Per 5 minuti ero anch'io lì con la crocerossina che cuciva, consolava i malati e accompagnava gli ultimi istanti di quegli uomini che hanno combattuto. Era stanca di vedere tutto quel sangue, e le sarebbe piacuto fare l'infermiera in un bel ospedale più organizzato. Veramente toccante, questa esperienza è di centinaia di crocerossine che hanno vissuto questa esperienza in prima persona.
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Ida Dainese
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Re: Buon 1945!

Messaggio da leggere da Ida Dainese » 08/01/2019, 20:48

@ Isabella
Grazie per il tuo bel commento, sono lieta che ti sia piaciuto.

@ Colosio Giacomo
Grazie per le belle parole e i preziosi suggerimenti.
"Trepestio" mi piace come suono ma anche perché mi dà l'idea di diverse andature scoordinate rispetto a "calpestio".
Invece "Qualche" lo tolgo perché hai ragione, sta male nella frase.
Ti ringrazio per la tua attenzione :)
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Messaggio da leggere da Draper » 09/01/2019, 11:45

È un ottimo racconto, e mi sembra soprattutto diverso dal solito, in senso buono. L'ho trovato meno lirico, ma molto più incisivo, onesto e reale. Pur non essendo un metodo che utilizzerei, inoltre, ho particolarmente apprezzato il fatto che non venga specificato chi sta combattendo chi, né dove. C'è solo il dramma di un'infermiera di guerra e dei moribondi che accudisce.
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Francesca Facoetti
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Francesca Facoetti » 11/01/2019, 16:24

COMMENTO: non amo i racconti di guerra (mi basta il tg) cmq scritto bene, è breve (è un complimento), bella la fine; belle le ultime 10 righe

Ida Dainese
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Re: Buon 1945!

Messaggio da leggere da Ida Dainese » 12/01/2019, 15:09

@ Laura Traverso
Mi hai commentata per prima e ho dimenticato di ringraziarti, scusami :(

@ Draper
Grazie della stima, un commento gradito.

@ Francesca Facoetti
Grazie per l'apprezzamento :)
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Re: Buon 1945!

Messaggio da leggere da Laura Traverso » 14/01/2019, 17:03

Ida Dainese ha scritto:
12/01/2019, 15:09
@ Laura Traverso
Mi hai commentata per prima e ho dimenticato di ringraziarti, scusami :(

@ Draper
Grazie della stima, un commento gradito.

@ Francesca Facoetti
Grazie per l'apprezzamento :)
Ma ci mancherebbe Ida, grazie comunque per la gentilezza. :)

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Messaggio da leggere da Paola Salzano » 15/01/2019, 11:17

Questo racconto mi ha colpito perché, nonostante la brevità, riesce a rappresentare in maniera esaustiva il dramma di due vite che si incrociano, che poi è il dramma dell'umanità intera. Il dolore dell'infermiera arriva dritto al cuore, nella sua intensità ed impotenza, divenendo il dolore del lettore che percepisce appieno la tragedia che si sta consumando, all'alba di un nuovo anno.
Pulito ed incisivo lo stile di scrittura.
Piaciuto molto. :smt006

Ida Dainese
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Re: Buon 1945!

Messaggio da leggere da Ida Dainese » ieri, 19:16

Grazie Paola. Sì, più che una storia di guerra è una storia di dolore che a volte è troppo da sopportare.
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