Nuovi inquilini

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'estate 2018.

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Alessandro Carnier
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Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Alessandro Carnier » 07/09/2018, 11:00

Sebastian viveva felice con Elena in una palazzina di una cittadina del nord Italia. Non immaginava lontanamente che con l'arrivo di una coppia di extracomunitari, nel volgere di qualche anno la sua esistenza sarebbe cambiata radicalmente, mutandone il proprio destino.

Finalmente dopo tanto tempo, il proprietario dell'appartamento al piano terra era stato sfrattato. Un meridionale dagli atteggiamenti mafiosi, che non versava da anni le spese condominiali, e creava parecchi problemi ai condomini.
Sebastian aveva ricevuto la bella notizia nell'ultima assemblea condominiale. Il suo vero nome di battesimo era Sebastiano, il frutto della cocciutaggine di suo padre Romain, francese, di Narbonne, cittadina nella regione della linguadoca-Rossiglione che, insegnante di storia dell’arte, aveva insistito per quel nome: “Sebastiano, come il San Sebastiano di Botticelli, vedrai cara.” Disse alla moglie. “Diventerà bello come quello raffigurato dal grande artista.”


La madre di Sebastian, Marta, milanese, non ne era molto convinta, ma assecondò come sempre il marito. Poi tutti cominciarono a chiamarlo per abbreviazione Sebastian.
Sebastian ed Elena, la sua compagna, erano finalmente sereni, e già pregustavano il periodo di pace che avrebbero passato da quel momento in poi.
La palazzina anni sessanta, distava circa un chilometro dal centro città.
Ci si erano trasferiti da poco e la zona era considerata tranquilla.
Il rumore del traffico sulla strada non dava fastidio e, se volevano andare in centro lo potevano fare anche a piedi, una passeggiata di circa venti minuti. Sulla via si affacciavano altre palazzine simili alla loro.
Dal terrazzino della cucina si vedevano le vecchie case di fronte, con l’orto, la vite e del prato intorno. Esse pur vetuste emanavano una sensazione di pace e serenità. Le giovani coppie erano poche, perciò, a parte i loro vecchi amici di università, non avevamo familiarizzato con alcuno.
Si limitavano a essere gentili con i condomini e i vicini, mantenendo una certa discrezione e riservatezza.
Sebastian, lavorava in una piccola agenzia pubblicitaria, il titolare era un tipo sui 58 anni, con l’accento milanese. Aveva lavorato nel settore, in prestigiose agenzie pubblicitarie a Milano, poi aveva deciso di rientrare nella sua città natale, pensando di aprire un’agenzia pubblicitaria, dato che in pratica in quegli anni non c’era concorrenza.
Gli affari gli andavano bene. Aveva come clienti delle industrie della zona e buone relazioni con i politici e le amministrazioni pubbliche locali. Sebastian aveva iniziato come grafico. All’epoca però le sue ambizioni erano legate soprattutto all’illustrazione pubblicitaria ed editoriale, in quanto gli piaceva disegnare e dipingere. Desiderava lavorare in proprio, ma questo non era possibile, a parte qualche saltuaria esperienza con editori nazionali. Lo stipendio che percepiva non era granché, rispetto alle ore che faceva di straordinario, non remunerate, e il lavoro lo trovava noioso. Nel tempo libero si distraeva dipingendo, partecipando a mostre collettive locali. Come tutti sapevano, i vincitori dei vari premi, si conoscevano già in anticipo, poiché era tutto preordinato all'italiana.
Di solito i premi erano assegnati a turno ai ruffiani, iscritti alle associazioni artistiche. Raramente organizzava personali, per via dei costi e della difficoltà di vendere anche una sola opera. Sebastian ed Elena conducevano una vita tranquilla, si amavano, e non si aspettavano cambiamenti che avessero potuto disturbare questa loro tranquillità.

Dopo qualche mese fece la sua comparsa come nuovi vicini, la famiglia ghanese Affutu che, a quanto diceva Mercedes, la moglie cubana dell’inquilino all’ultimo piano, era entrata in proprietà dell'appartamento al piano terra. All’epoca c’era una gran richiesta di manodopera, e nel giro di due o tre anni, le fabbriche erano piene d’immigrati. Oku Affutu aveva come moglie, la bella Ashanti. All’inizio a Sebastian pareva una famiglia normale, e i rapporti con la stessa erano ridotti all’essenziale. Lo stupiva in ogni modo che, un immigrato, avesse potuto acquistare un appartamento, dal momento che Oku lavorava in una fabbrica della zona dove si sapevano quali erano le remunerazioni e forse, lui pensava, doveva essere stato preda di quelle spregiudicate agenzie di credito che approfittavano di questi inesperti lavoratori, proponendogli finanziamenti ai quali era difficile fare fronte, ottenendo comunque un mutuo o un sostanzioso credito. Oku salutava a fatica, e la moglie era ancora più riservata. Elena più smaliziata di Sebastian, aveva capito che fosse la moglie Ashanti il perno della giovane coppia, entrambi non superavano i venticinque anni d’età.
L'anno successivo, eravamo alla fine del 2008, ebbe inizio la crisi economica e, per primi furono licenziati i lavoratori precari, quelli col contratto a termine, quindi anche Oku che si trovava in tale situazione, fu licenziato. Mercedes la cubana dell'ultimo piano, come al solito la più informata, confidò perfidamente a Elena intenta a stendere la biancheria sulla terrazza comune del condominio, che Oku, era stato licenziato, inventando che ciò era accaduto dopo una violenta discussione con il suo capo. Elena cercava di evitare Mercedes in ogni modo, perché  non la sopportava.
Sebastian dopo qualche settimana rientrando a casa, sorprese sulla finestra che dava nei garage la moglie di Oku mentre recitava una litania, ed eseguiva dei gesti che avevano l'aspetto di rituali magici africani. Ma fu verso mezzanotte che Sebastian ed Elena si resero conto dell'effettivo stato di prostrazione in cui si trovava Oku, dopo il licenziamento. Sentirono battere i pugni sui portoni dei vicini, poi il rumore dei colpi diventò più assordante, quando udirono battere i pugni sul proprio portone, e suonare ripetutamente il campanello.
“Non aprire, non impicciarti!” Elena disse, preoccupata a Sebastian.
“No, voglio sentire cosa vuole?” Lui rispose seccato, immaginando che fosse Oku. Saltò giù nervosamente dal letto, e si accosto velocemente al portone, quindi guardò attraverso lo spioncino.
Poté vedere Oku, con il volto deformato e ingigantito dalla lente. Quando spalancò la porta, lo vide di fronte a sé, barcollante e tremante e sentì esclamare: “Aiutami, prego… mia moglie vuole uccidermi…”
Sebastian rimase interdetto e, per qualche istante, non proferì parola.
In quei brevi attimi, pensò che Oku, avesse forse bevuto o assunto qualche stupefacente. Si mosse di lato, oltre la sua figura, e sbirciò giù per le scale, tutto era tranquillo, nessun rumore sospetto. Forse Elena non aveva torto.
“Non posso fare niente per te, scusami.” Richiuse la porta e se ne toro a letto. Disse a Elena di stare tranquilla, ma dentro di sé penso fosse prudente prepararsi al modo di difendersi. La porta d'ingresso non era blindata, e con una spallata anche lui l'avrebbe aperta senza sforzi eccessivi. Penso pertanto di munirsi del coltello che usava per le escursioni in montagna e di tenerlo a portata di mano, sopra il comodino. Ciò fatto torno a letto.

Passarono cinque anni da quel accadimento e, mentre la crisi economica non sembrava avere fine, anche l'agenzia di pubblicità, dove era impiegato Sebastian, chiuse i battenti. Brando, il proprietario, convocò tutti nella sala riunioni, e disse senza preamboli: “Ragazzi voglio chiudere, le banche non mi fanno più credito e, se andiamo avanti così, fra qualche mese non sarò in grado di pagare gli stipendi. Io sono stanco e vicino alla pensione. Se volete, potete rilevare l'agenzia con quei pochi clienti che sono rimasti. Non è un granché ma forse a voi giovani, si possono aprire altre opportunità…”
Tutti rimasero in silenzio. Senza dilungarsi in commenti, lasciarono l'ufficio e salutarono. Sebastian riferì le circostanze dello spiacente commiato a Elena, che lo rincuorò proponendosi di tornare al suo vecchio mestiere di barista onde contribuire alle necessità economiche della coppia. Nei giorni che seguirono Sebastian visitò tutte le agenzie interinali del centro città, compilò i questionari, ebbe dei colloqui con le impiegate, e pazientemente attese qualche proposta di lavoro.

Ora il comune aveva rifatto il manto stradale della loro via e con esso anche le rimanenti incombenze: il marciapiede, l’illuminazione, le pensiline per la sosta degli autobus, creando pure la pista ciclabile che comporto l’eliminazione di tutti i parcheggi prospicienti la strada. Questa modifica lo costrinse a parcheggiare l'auto sulla strada che passava alle spalle del condominio. Doveva quindi camminare ogni volta per circa duecento metri per raggiungere l’auto nel nuovo parcheggio. A nulla erano servite le petizioni, fatte insieme agli abitanti della via, per avere qualche parcheggio in più. Le piste ciclabili erano ritenute essenziali dal comune, anche se sulla pista raramente transitava un ciclista. In tutti i comuni della zona spuntavano come funghi, rotonde e piste ciclabili, alcune addirittura disegnate sui marciapiedi, poche quelle veramente utili.
Sebastian odiava le piste ciclabili, anche se amava la bicicletta, ma da parecchio tempo non saliva sulla sua mountain bike per percorrere le mulattiere della pedemontana. Nonostante i miglioramenti viari apportati, la ristrutturazione di fabbricati e delle nuove abitazioni, sorte al posto di quelle fatiscenti, i prezzi degli immobili erano calati.
Il motivo non derivava solo dal protrarsi della crisi economica, iniziata qualche anno fa, ma soprattutto dall’arrivo degli immigrati.
Il fenomeno dell’immigrazione in essere da alcuni anni, era cresciuto a dismisura già prima della crisi con il miraggio giustificato, di questi, di trovare benessere nel nostro paese. Albanesi, africani, asiatici avevano trovato lavoro nelle nostre zone, attirati soprattutto da una affermata e nota industria, in ulteriore espansione, che cercava manodopera. Ora tale industria e le attività connesse erano invece in forte crisi, e per primi erano stati licenziati gli extracomunitari. Gente che, in molti casi, aveva contratto un mutuo per acquistare la casa, e che ora come molti italiani, non era più in grado di pagare le rate, né le spese condominiali.
Sebastian nelle precarie condizioni in cui si era venuto a trovarsi, aveva pensato di vendere l’appartamento, ma inevitabilmente, quando il probabile acquirente veniva a conoscenza della presenza tra i condomini di un extracomunitario di colore che non pagava le spese condominiali e creava problemi, lasciava perdere.
Nel centro città, soprattutto gli italiani che avevano potuto farlo in tempo, si erano trasferiti nei paesi limitrofi o altrove. Avevano venduto appartamenti e attività commerciali ai cinesi, gli unici in grado di acquistare, disponendo di mezzi o fonti finanziarie, senza problemi.
Era anche accaduto purtroppo che Oku era stato lasciato da Ashanti.
Una mattina lei aveva caricato le sue valige su un grosso fuoristrada di marca tedesca, e in compagnia di un italiano ultracinquantenne, con i capelli tinti biondo platino, era sparita dalla sua vita. Lui continuava a stare nel suo appartamento, senza luce e gas. Tirò avanti dando spazio a degli immigrati, che in cambio di un posto dove dormire, gli procuravano degli alimenti, birra e fumo.
Elena moglie di Sebastian aveva trovato lavoro in una discoteca di tendenza. Lui era ingrassato, aveva ripreso a bere. Passava le sue giornate sdraiato sul divano a guardare la TV, o a giocare con il computer portatile, che aveva cercato inutilmente di vendere. Aveva lavorato saltuariamente, per pochi giorni, con quei contratti a chiamata, una volta in un magazzino, poi di tanto in tanto in una fabbrica e in un ipermercato della periferia. Ora Elena gli passava qualche euro per le sigarette e il bar.
Una mattina come tante, Elena era rientrata alle prime luci dell'alba. Era luglio, Sebastian dormiva, dopo aver passato la notte a bere birra e guardare sul computer video sui siti pornografici. Elena fece la doccia, poi si corico accanto a Sebastian. Verso le undici Sebastian le porto premuroso come al solito la colazione. Elena togliendosi la mascherina dagli occhi, bevve un sorso di caffè e rivolgendosi a Sebastian disse: “Mi hanno offerto di ballare la lap dance in un locale vicino alla discoteca, ho accettato. Guadagnerò molto di più.” Sebastian stava pensando a tutt'altro.
Era domenica, e lui si era immaginato nel pomeriggio, disteso con Elena sulla sabbia di una spiaggia libera, selvaggia, amata dai patiti del nudismo, omosessuali e lesbiche. Un luogo poco frequentato dalle famigliole, dove potersene stare in pace, senza i rumori tipici dei litorali adriatici. Quell'affermazione di Elena, era per lui qualcosa di intollerabile. Immaginare sua moglie come una strippers che si faceva palpeggiare dai clienti, non lo esaltava molto. Ma si sforzò in tutti i modi di sembrare naturale, ma in ogni caso, si sentiva disarmato, dal momento che era Elena ad assicurare la sopravvivenza economica. Sebastian si era abituato a oziare, sbrigare le faccende di casa, uscire per la spesa verso le dieci del mattino, per poi sedersi nel bar in piazzetta e sorseggiare un prosecco, leggere il giornale, etc.
“Ha!" Le rispose, laconico.
“Sì, devo procurarmi una musica, qualcosa per accompagnare lo spettacolo. Marco, il disk giokei della discoteca, mi ha promesso che mi darà una mano. Me la registrerà lui.”
“Bene sono felice per te.” Sebastian già odiava quel Marco, immaginando uno dei tanti disk giokei, che si riempivano le narici di coca, sulla quarantina, e che cercavano di scoparsi le ragazzine in discoteca e le mogli degli altri. Fece finta di niente e cambiò discorso.
“Andiamo al mare questo pomeriggio?”
“Sì. Andiamoci, voglio farmi una bella dormita sulla spiaggia, e poi consumare un bel piatto di seppie e polenta.”
“Ok.” Rispose Sebastian, immaginando di strangolare Elena, o soffocarla con il suo cuscino. Una visione fugace.
Elena era come rinata in quest’ultimo periodo, nonostante non fosse più una ragazzina, lo sport che praticava con metodo, le sedute dall'estetista, e soprattutto l'entusiasmo che aveva acquisito con i risultati ottenuti lavorando, le avevano conferito un'aura inconsueta che contrastava fortemente con l'aspetto dimesso di Sebastian a cui l'agenzia interinale aveva procurato da poco lavoro con un contratto a termine in un’industria che produceva mobili.
Sebastian tornava a casa dopo il turno di lavoro, massacrante, rendendosi conto di quanto le condizioni di lavoro degli operai fossero inesorabilmente arretrate con la complicità dei sindacati, mancando quei diritti, duramente acquisiti in lunghe lotte proletarie nel dopoguerra, soppressi dal potere capitalistico venuto a consolidarsi. Disprezzava i sindacalisti per il loro atteggiamento equivoco e le organizzazioni di sinistra che non tutelavano i lavoratori come invece era loro compito primario. Rispettava solo qualche delegato sindacale che, con molta fatica e pervicacia difendeva i lavoratori dalle continue e insistenti angherie dei capi reparto.
Da ragazzo ai tempi del liceo era stato un comunista convinto, ma ora era attratto dall'estrema destra, dai terroristi, e da tutto ciò che contribuiva a combattere e distruggere questo sistema di vita che odiava: la globalizzazione, la finanza, la politica etc. La lista era lunga.

Una sera mentre Elena e Sebastian cenavano, udirono dei rumori provenire dal cortile della palazzina. Elena si affacciò alla ringhiera del terrazzino e vide che Oku tranquillamente vi gettava dal terrazzino del suo appartamento: lampade, sedie, un ventilatore, una panca e altri oggetti. I suoi amici frettolosamente se ne andarono investiti da una raffica di improperi gridati da Oku, incomprensibili perché pronunciati nella sua lingua.
“Forse finalmente la banca gli ha dato lo sfratto.” Disse compiaciuto Sebastian a Elena.
“Speriamo… Ho paura, quel tipo mi fa veramente venire i brividi.”
“Che provi a darci fastidio, lo massacro con la mazza da baseball.” Elena fece una smorfia, sapeva bene che Sebastian non era violento.
Quando il mattino seguente Sebastian uscì in cortile per recarsi al lavoro, trovò i vigili che suonavano ripetutamente il campanello di Oku. Forse lui non era in casa, o non voleva rispondere. Le persiane erano abbassate. Sebastian guardò il cumulo d’oggetti rotti in cortile, e fuori sulla pista ciclabile, quel che rimaneva di un divano e un vecchio tavolo.
Durante la pausa del pranzo, in fabbrica, chiamò Elena: “Allora, se ne è finalmente andato?” “Pare di sì. I vigili hanno chiamato un furgone dove hanno fatto caricare quello che c'era sulla pista ciclabile, poi se ne sono andati.”
“Benissimo, spero gli abbiano inflitto una pesante multa, sebbene preferisco i metodi più sbrigativi della polizia, almeno quando lui sputo loro in faccia, l’altra mattina, loro lo riempirono di manganellate. Ho visto tutto mentre rincasavo dal turno di notte. Non mi sono fatto vedere, e ho atteso che finissero di menarlo. Poi l'hanno caricato in auto e se ne sono andati.”
“Non me lo avevi detto…” “Me ne ero scordato. Ci vediamo a casa.”
Verso sera, Sebastian entrando dal cancello del condominio, vide Oku tranquillo che fumandosi una canna, si muoveva sinuosamente al ritmo di una musica africana, proveniente da una vecchia radio, probabilmente alimentata da batterie.
Sebastian cominciò ad apprezzare il distacco con cui Oku attraversava le avversità della vita. La cassetta delle lettere di Oku era sempre piena di avvisi di raccomandate, come il solito, mai ritirate. Salendo faticosamente le scale avverti nel suo animo una sincera comunione con quell'individuo che aveva sempre detestato, ma che ora iniziava a conoscere, e che in fondo gli aveva insegnato qualcosa di ancora indecifrabile, che lo avrebbe reso più forte e reattivo. Rientro in appartamento e abbraccio forte Elena. La strinse a sé.
Elena non capiva: “Come mai?”
“Niente sono felice, ti voglio bene Elena.”
Elena fu contenta di quest’attenzione. Le faceva bene vedere Sebastian contento, sperando che a poco a poco tornasse ad aver voglia di vivere, di fare…

Oku non sembrava preoccuparsi dell’imminente sfratto, viveva solo e ormai mangiava solo occasionalmente, ma il suo fisico non sembrava ancora risentirne. Un Giorno fermo Sebastian sulle scale, mentre rientrava con la borsa della spesa.
“Ho fame. Puoi darmi 10 euro?” Sebastian stava per rispondergli male, non avendo un lavoro stabile, per lui anche gli spiccioli erano preziosi.
Rimase per un attimo indifferente alla richiesta di denaro. Poi disse: “Tutto quello che posso fare, e bere con te queste due birre, se tu mi fai fumare qualcosa di buono. Non la solita merda degli spacciatori.”
“Per quello non ci sono problemi.” Disse Oku e, poiché si trovavano sulla porta del suo appartamento, aggiunse: “Entra!”
Sebastian attraversò per la prima volta, la soglia dell’appartamento di Oku. Era invaso da un odore nauseabondo. Molte volte i condomini si erano lamentati del fatto che la famiglia Affutu cucinava anche a tarda notte con le imposte chiuse, lasciando la porta aperta, per dar sfogo ai vapori della cucina che, inevitabilmente, si diffondevano lungo le scale fino all’ultimo piano, costringendo tutti i condomini a spalancare le finestre per arieggiare gli ambienti ed eliminare lo sgradevole odore di cibo troppo cotto, bruciato, e un misto di spezie sgradevoli. L’interno dell’appartamento risultava devastato: porte divelte, mobili rotti. Oku si sedette tranquillo su quello che doveva essere stato un letto, Sebastian su una panca, altro non cera. La radio era a tutto volume. Sebastian lo abbassò.
Oku gli porse una specie di pipa con il fornello molto stretto, dopo averla accesa, doveva esse marijuana: “Fuma questa, è roba di qualità, prego.”
Sebastian guardò la pipa con sospetto, non ne aveva mai viste di quel tipo. Aspirò, era una vita che non fumava, e porse ad Oku due lattine di birra. Oku bevve con calma, e poi sentenziò: “No buona, poco alcol. Birra no di qualità!”
“I tempi sono questi. Non compro birra che superi un euro di spesa per lattina. Perché ai buttato via tutti i mobili?”
Oku, finì di bere e gli rispose: “Mobili stregati, cattivi. Mi moglie fatto magia cattiva…”
“Ha già, tua moglie. Che fine a fatto?” Oku, non gli rispose. Sebastian lasciò perdere. Stranamente si rilasso, poi avverti una sensazione d’euforia che migliorò il suo umore pur trovandosi in mezzo a tutta quella desolazione. Passò una mezz’ora e Sebastian si ricordò che doveva preparare il pranzo. Salutò Oku che gli rispose con un leggero cenno della testa e uscì.

Passo del tempo. Quando Sebastian voleva rilassarsi andava da Oku, portando delle birre di qualità superiore. La nuova professione di Elena cominciava a dare i suoi frutti. Ogni fine settimana Sebastian si recava in banca e versava su un libretto, consistenti cifre in contanti.
Data la situazione assunse per Elena la funzione di agente e prese quindi a organizzare, nel nord Italia, gli spettacoli e le relative date. Prenotava gli alberghi, e la aiutava a elaborare le coreografie erotiche, sceglieva insieme a lei le musiche. Aveva perfino trovato, grazie alle nuove amicizie altolocate di Elena, lavoro ad Oku come buttafuori e tuttofare in una discoteca della zona. Ne era nata un’amicizia sincera.
Oku sfrattato dall’appartamento, aveva preso in affitto un piccolo monolocale già arredato in periferia. Sebastian sapeva che arrotondava lo stipendio vendendo di tanto in tanto coca e qualcos’altro, ma faceva finta di niente. Tutti rubavano in questo paese, bastava accendere la televisione e seguire qualche notiziario. Sebastian ed Elena sarebbero andati avanti così, finché la cosa durava. Avevano messo già da parte una discreta somma.

Era il 12 giugno 2012. Sebastian stava sorseggiando una birra bionda alla spina nel suo ristorante, rilevato assieme a Elena due anni prima. Accanto a lui sedeva Oku. Era un martedì, giorno di chiusura, Elena era in cucina, stava riordinando le vivande per il giorno successivo. Il sole stava calando all'orizzonte, l'acqua del canale di fronte era immobile, color malva, solcata solo dalla chiglia di un barchino a motore in fase di rientro. La stagione prometteva bene.
Oku guardò Sebastian, intento a fissare il canale: “Vi siete sistemati bene, è quello che desideravi?
“Sì. Siamo tranquilli, non dobbiamo più viaggiare. Ho perfino ripreso a fare dello sport. Sono socio dell'Associazione Canottieri del paese. Finisci di bere, vado in cucina, ho preparato la cena.”
“Un buon piatto di pesce?”
“No, è una sorpresa. L'ho preparato apposta per te.”
Dopo qualche minuto Sebastian tornò con due piatti, dal profumo gradito e speziato, li pose sul tavolo già apparecchiato, ed esclamò: “Jollof rice with chicken.”
“Ma non ti faceva schifo la cucina del mio paese?”
“Ti sei reso conto che io cucino decisamente meglio di te, e della tua ex moglie. Voi bruciavate tutto.”
“Non sei cambiato, sei sempre presuntuoso. Comunque questo piatto sembra buono.”
“Ne ho studiata una versione con ingredienti delle nostre zone, va alla grande con i turisti stranieri ed è molto economico. Vedo che parli correttamente l'italiano?”
“Sono ormai parecchi anni che sono qui.”
“Perché te ne vuoi andare?”
“Non ci crederai. Ho vinto al Gratta e Vinci, ma mia moglie, scappata con un altro non deve saperlo.”
“Lo dici come se capitasse tutti i giorni, quanto ai vinto?”
“Cinquecentomila euro.”
“Una fortuna. Come pensi di investirli?”
“Voglio tornare nel mio paese, vedere i miei, poi si vedrà…”
Elena raggiunse Sebastian ed Oku al tavolo, portando del vino e un vassoio con del pesce. Brindarono insieme alla loro amicizia e alla fortuna di Oku, poi continuarono a conversare, ricordando aneddoti. Il sole nel frattempo era tramontato e le stelle brillavano in cielo, come se l’universo avesse deciso di ravvivare quella magica notte, in cui due esseri che pregiudizi e avversità avevano contrapposto si trovavano ravvicinati da fraterna amicizia.

9.11.2012 Pordenone – Italia

Di Alessandro Carnier
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Sebastian e Oku.
Ultima modifica di Alessandro Carnier il 21/09/2018, 13:08, modificato 7 volte in totale.

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Re: Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 07/09/2018, 11:15

Sarà dura recuperare punti con un racconto così lungo. :-)
Ti ho aggiunto le voci del sondaggio. Inoltre avevi messo il racconto in una parte sbagliata del forum: l'ho spostato.
Ricordo a tutti le istruzioni delle Gare.
Buon lavoro!
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Re: Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Alessandro Carnier » 07/09/2018, 11:57

Ti ringrazio Massimo, ma è la prima volta che partecipo a una gara, la prossima volta starò più attento.

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Messaggio da leggere da Ida Dainese » 08/09/2018, 14:13

Ciao Alessandro, benvenuto nelle Gare!
Ho letto questa tua lunga storia che parla della nascita di un'amicizia e del superare i brutti momenti della vita. Però questo racconto va riletto, controllato, limato. Ci sono un sacco di sviste (virgole sbagliate, accenti non messi, lettere che mancano), ci sono anche degli errori con le concordanze dei verbi ("immagina" invece di "immaginava", "sparì" invece di "era sparita", ecc.), "ha" è un verbo, "ah!" è un'esclamazione. Capisco che possano sembrare piccolezze ma non hai idea dell'effetto che fanno a un lettore (che vuole appunto leggere e non fare il maestrino).
Anche per quanto riguarda lo stile e la narrazione, penso che in molti punti le frasi debbano essere adattate alla lingua scritta perché sembrano appena pensate. Rispetto al titolo, che punta ai protagonisti Sebastian, Elena e Oku, ti sei dilungato troppo su altre situazioni e personaggi. Vanno bene gli spazi che hai dato alla moglie di Oku e a Mercedes, invece dipingerei solo con un paio di frasi Brando, senza farlo parlare. Riassumerei anche i discorsi sui sindacati e sull'incuria del Comune con i cittadini perché servono solo da contorno, non devono essere importanti come il cuore della storia.
Ovviamente sono solo delle opinioni, nelle Gare funziona così, cerchiamo di vedere i "difetti" degli altri e imparare insieme. Quindi ti ringrazio per avermi dato quest'opportunità di leggerti.
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Re: Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Alessandro Carnier » 08/09/2018, 14:27

Ida sono contento dei consigli contenuti nel tuo attento commento. Vedrò di rileggerlo e migliorarlo. Ti ringrazio ciao

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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 08/09/2018, 17:50

credo che Ida abbia fatto un resoconto assolutamente condivisibile.
comunque mi permetto di sottolineare alcune cose anch'io.
punteggiatura completamente da rivedere. ci sono virgole dove proprio non dovrebbero e mancano in altri punti.
frasi da spezzare. alcune volte sono troppo lunghe e c'è difficoltà a seguirle.
revisione grammaticale. ci sono tanti, troppi refusi. mancano alcuni apostrofi.
infine, come suggerisce anche Ida, la storia sarebbe da prosciugare.
l'idea non è male, ma lo sviluppo lascia, purtroppo, a desiderare.
a rileggerti, e scusa la schiettezza.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

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Messaggio da leggere da Daniele Missiroli » 09/09/2018, 14:37

Ciao Alessandro e benvenuto anche da parte mia.
23.933 caratteri, accidenti, quasi un romanzo breve.
Come ti hanno già fatto notare, però, ci sono diverse cose da correggere.
La parte di editing è lunga e a volte noiosa, ma va fatta sempre.
Agevola il lettore e rende fluida la storia.
Una cosa che complica molto la lettura sono le frasi lunghe.
Abbonda nei punti.
Prendi esempio dagli inglesi che usano spesso la formula: soggetto, verbo, complemento, punto!
Poi anche le virgole servono a far prendere respiro al lettore.
Comunque la storia è interessante e mi è piaciuta.
Concordo con Ida sul fatto che Brando sia meglio non farlo parlare.

Alessandro Carnier
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Re: Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Alessandro Carnier » 09/09/2018, 14:51

Grazie dei consigli Daniele.

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Messaggio da leggere da Cinzia Pasut » 12/09/2018, 17:18

Ciao Alessandro, il racconto, il primo che leggo da quando mi sono iscritta in questo sito, soprattutto perché amo leggere, mi è molto piaciuto, anch'io vivo in un quartiere periferico di una città del nord est, trovo che messo in luce i problemi di queste realtà. Complimenti
Ultima modifica di Cinzia Pasut il 12/09/2018, 19:38, modificato 2 volte in totale.

Alessandro Carnier
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Re: Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Alessandro Carnier » 12/09/2018, 17:21

Ti ringrazio per ciò che hai scritto.

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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 18/09/2018, 22:58

Al netto dei necessari editing e correzione che altri hanno sottolineato, ti dico cosa non funziona, secondo me: la storia talvolta si perde in digressioni che non aggiungono niente al racconto e muoiono senza avere un vero e proprio sviluppo; il carattere di Sebastian è un po’ troppo altalenante e incongruente, passa dall’ignavia all’intraprendenza, dall’intolleranza all’altruismo, bruscamente, senza delle convincenti motivazioni; il finale mi sembra tirato via e poco realistico, in relazione al racconto. Per il resto è una bella storia di amicizia e una significativa rappresentazione di una società che deve fare i conti con il cambiamento dei tempi e dei costumi. Ci sono delle buone potenzialità che andrebbero sviluppate.

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Re: Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Alessandro Carnier » 21/09/2018, 8:42

Massimo Baglione ha scritto:
07/09/2018, 11:15
Sarà dura recuperare punti con un racconto così lungo. :-)
Ti ho aggiunto le voci del sondaggio. Inoltre avevi messo il racconto in una parte sbagliata del forum: l'ho spostato.
Ricordo a tutti le istruzioni delle Gare.
Buon lavoro!
Ciao Massimo, volevo aggiungere in testa al mio racconto in gara "Nuovi inquilini" un'immagine in formato jpg, ma non riesco con il sistema HTML. Se la spedisco all'indirizzo direzione@braviautori.com e possibile che tu possa gentilmente inserirla?

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Re: Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 21/09/2018, 10:38

Puoi farlo tu stesso:
edita il tuo messaggio, poi vai in basso e clicca "Allegati".
Poi clicca "Aggiungi file".
Se salvi così com'è (Invia), l'immagine verrà messa in basso. Altrimenti usa l'opzione "Inserisci in linea con il testo" e verrà invece messa dove posizionerai il cursore nel testo.
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Re: Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Alessandro Carnier » 21/09/2018, 11:45

Grazie dell'informazione.

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Messaggio da leggere da Draper » 21/09/2018, 16:01

Ho trovato molti refusi, sia di punteggiatura che di ortografia, ma dato che si tratta di accenti che mancano o lettere saltate suppongo si tratti di semplici errori di battitura. Capita spesso anche a me, soprattutto perché la mia tastiera ha la lettera H che a volte ha bisogno di essere pigiata più volte. In ogni caso, sorvolando sui refusi, ho trovato difficoltà nel tenere il filo di una storia che, pur molto bella, è intervallata da digressioni che risultano accessorie e poco incisive rispetto alla struttura complessiva della trama. Anche il numero di personaggi secondari, inoltre, può essere ridotto senza troppo alterare l'equilibrio del racconto.
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Re: Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Alessandro Carnier » 21/09/2018, 16:41

Draper, credo di essere d'accordo con te sulle digressione, che per snellire e rendere più fluida la lettura potrebbero essere tagliate, come pure altre parti. Il racconto è stato scritto nel 2012, sei anni fa. Non l'ho mai voluto pubblicare. È tratto da una storia vera, e le digressioni le avevo inserite per sottolineare un periodo storico. Di questo racconto ho scritto diverse versioni. Naturalmente le critiche e i consigli di chi legge vanno sempre tenute in alta considerazione, poiché si tratta di potenziali lettori. Ti ringrazio per le note positive del tuo commento.

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Re: Nuovi inquilini

Messaggio da leggere da Draper » 21/09/2018, 18:47

Avevo pensato a una storia vera perché in calce erano riportati luogo e data, e questo elemento renderebbe il racconto anche materiale per un romanzo breve, eventualmente. Con il dovuto lavoro per adattarlo al formato di destinazione, resta comunque un testo molto valido. Grazie a te per il confronto.
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