Nuit de l'Homme

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Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Draper » 27/08/2018, 17:08

Non esistono magie senza rituali, e non esistono rituali senza un Maestro e un Altare.
Tale è il sacro Dogma.
Chi esegue una cerimonia, oltre alla determinazione, deve anche possedere padronanza assoluta
dell'ortodossia di cui si rende apostolo, e per Andrew Pratt – gran sacerdote alla Chiesa dell'Ansia e dello Stress – era fondamentale che quei personali santuari fossero gabinetti. Tre sere al mese, ogni mese, per un anno, le sue trasferte in giro per l'Inghilterra sarebbero iniziate e finite in un bagno. Da bravo stregone, Andy aveva selezionato quegli insoliti "altari" solo dopo un'accurata riflessione. Per sopravvivere al Medioevo della sua carriera alla Müller-Binoche avrebbe avuto bisogno di rifugi dove sbollire dalla pressione del lavoro e, soprattutto, da quel fastidioso problemino. Niente di più adatto delle toilet, allora. Una salvata, pensava, è lì che ho sempre le idee migliori. Eppure non si trattava di semplici stanze.
Andrew, in verità, le immaginava come trans-mondi a cavallo fra il caos della quotidianità e la pace della fantasia. Erano gli ascensori verso il piano Zen, erano le sfere di vetro vendute nei chioschi della Memoria, souvenir di vite possibili. Laggiù, oltre le cupole trasparenti e la neve sintetica e gli usci dei micro-cottage made-in-China, prendevano forma bagni ogni volta diversi, in cui le preoccupazioni vorticavano giù per lo sciacquone e i suoi desideri non sottostavano a giudizi né censure. Era là che Andy abbracciava la calma, prendendo la rincorsa per vivere a salti.

Benvenuti a...
Purtroppo i vegliardi del settore Vendite l'avevano di recente costretto ad affrontare un terrore che persino i gabinetti d'emergenza faticavano a contenere. Gli serviva un nuovo rituale, qualcosa che esorcizzasse la madre di tutti i demoni: la paura che il grande Volo divenisse il grande Tuffo.

Vi preghiamo di prestare la massima attenzione mentre vi indichiamo alcune misure di...
L'escamotage che s'era inventato non aveva neppure quindici giorni, ma funzionava molto bene.
Il procedimento, il suo rituale, iniziava già ai varchi di sicurezza.
In quella circostanza non c'era affatto bisogno che la mente seguisse i gesti meccanici del corpo,
perciò poteva sbarazzarsi della sua zavorra di carne e sangue e aprire da sé il rubinetto della doccia. La prima certezza era l'umido abbraccio del vapore che riscaldava la stanza, assieme all'acqua che condensava a fil di maiolica. Un sogno a occhi aperti. Le mani svuotavano le tasche, toglievano la cintura e l'orologio, ma nel frattempo – nel posto più intimo – insaponavano una clavicola, un collo. Niente musica, se non il rilassante scroscio del soffione. Le sensazioni familiari lo riportavano volentieri ai tempi dell'università, quando trascorreva intere giornate alla serre tropicali di Kew.

Quattro percorsi segnaletici contrassegnati lungo il corridoio della cabina si illuminerano al buio,
guidandovi in caso di... Ansia, in agguato come uno di quegli orrendi pezzi reggaeton, aveva un
titolo banale e un ritornello ancor peggiore. Sono rotto, non sarò mai pronto, non sarò mai pronto. Radio Depressound tagliava le trasmissioni davanti allo specchio, dopo un colpo di pettine e due schiaffetti al profumo di Floïd, ma era la colonia firmata Yves Saint Laurent a chiudere il cerchio. Soltanto allora, finalmente, il rumore del phon arrivava a coprire il fischio retroverso delle turbine. I capelli erano l'ultimo passo per dimenticarsi del decollo, dell'aereo, di tutto il viaggio, ma sotto le dita di Andrew Pratt non c'era alcun phon, solo un paio di braccioli consumati dal popolo dell'aria.

Vi preghiamo di individuare l'uscita più vicina, che potrebbe trovarsi anche dietro di... Mister?

Quando Andy riaprì gli occhi, il personale di bordo aveva ormai concluso le procedure d'imbarco.
Fuori dal finestrino, immersi dentro minuscoli coni di luce, si scorgevano un pezzetto d'ala del 737, un uomo col giubbotto giallo-fluo e i fari rossastri di un'autocisterna della BP, due teste di
fiammifero che andavano morendo all'orizzonte. Ognuno dei passeggeri s'era portato dietro il tanfo che Stansted aveva a tarda sera, un misto di cotone impolverato, bacon e salviette all'aloe.

«Mister?» la voce lo chiamò ancora.
Pratt, con qualche secondo di ritardo, riconobbe una hostess.

Lo sguardo della ragazza era fiacco, né il contouring né l'eyeliner perfetto potevano nasconderlo.
«Mi scusi» gli disse un po' di fretta, senza però dimenticare la cortesia «Le chiederei un attimo
d'attenzione per la dimostrazione di sicurezza, grazie.» Pratt annuì. Sulle labbra color prugna della donna s'increspò un flebile sorriso, e per un momento la sua dentatura perfetta e il rossetto in tinta con la divisa eclissarono le miglia di fatica da lei macinate in quella dura giornata di lavoro.

In caso di un'improvvisa perdita di pressione nella cabina, le maschere individuali per l'ossigeno
saranno disponibili automaticamente dal pannello sopra di voi.

La hostess – il cui nome era Fanny, stando al cartellino – era già tornata alla sua postazione, tre o
quattro sedili più indietro, verso la coda dell'aereo. Con indosso un giubbotto salvagente sgonfio,
stringeva fra le dita un lungo tubicino di gomma trasparente, spiegando ai passeggeri dinanzi a lei dove trovare il necessario per la respirazione assistita d'emergenza.

Non allarmatevi se il sacchetto non si gonfia, l'ossigeno è in circolo.

Andrew scostò il polsino della camicia per dare un'occhiata all'orologio.
Qualcosa non andava. Il cronografo segnava le dieci e mezzo e la lancetta dei secondi era immobile. Quanto aveva dormito? Non abbastanza per non capire che il volo sarebbe partito in ritardo, pensò.
«Nuit de l'Homme?»
Di nuovo domande, ma adesso non si trattava degli assistenti di bordo. Era una...
Nella rara eventualità di un ammaraggio...
Pratt replicò a scoppio ritardato «Scusi, come?» la ruggine del sonno gli intorpidiva ancora le
sinapsi. Svegliandosi, non s'era accorto che ora alla sua destra sedeva una donna dai capelli scuri, la stessa donna che fino a pochi minuti prima era sistemata dalla parte opposta del corridoio, accanto a un cadetto della RAF in uniforme.
«Non ho capito.» le fece, e la guardò. Incrociò due specchi color menta, limpidi e avidi di sapere.
«Il profumo, la sua colonia» lo incalzò l'altra «È Nuit de l'Homme?»
La mora sembrava una delle mille bambine che, giocando coi padri, provano a indovinare in quale
mano sia nascosto il sassolino. Sporgendosi appena un po' verso di lui – proprio sul limite che
separa la discrezione dall'invadenza – lasciò intravedere una scollatura dinamitarda, ma l'attenzione di Andrew era già presa da ben altre curve «Sì, esatto» rivelò l'uomo, mentre seguiva l'aggraziato profilo di quella mandibola, dal mento alle clavicole abbronzate.
«Complimenti» si congratulò lei «Ha davvero buon gusto.»
Il vostro capitano vi invita a leggere que...
I due erano separati dalla poltroncina di mezzo, vuota, ad eccezione di una copia sgualcita del Sun che nascondeva sia la cintura di sicurezza che un menù delle cibarie vendute a bordo.
«Come ha fatto a indovinare?» le domandò curioso.
«Avevo letto che è una delle fragranze più amate dalle donne» sostenne, omettendo però la fonte di cotanta saggezza statistica «Era anche la colonia del mio ex, quindi mi ha...»
Il velivolo iniziò a fare marcia indietro finché non sobbalzò. Il sussulto fu brevissimo, più corto di
uno starnuto. La mora non si scompose, Pratt invece maledisse gli dèi di ogni Cielo e Inferno.
Era cominciata la fase di rullaggio, sarebbero decollati a breve. E in ritardo.

Ricordiamo che su questo aereo è vietato fumare e che i servizi igienici sono dotati di rilevatori di fumo. Signore e signori, vi ringraziamo per la cortese attenzione e vi auguriamo un piacevole volo.

La donna l'aveva visto irrigidirsi «Tutto bene?» gli sussurrò all'orecchio.
Pareva quasi che – grazie al tono di voce basso – desiderasse lenire i timori dell'altro e tenerne al
sicuro l'orgoglio. L'ego degli uomini è un filo di seta, si sa, e lei più di chiunque sapeva.
«Sì, ho solo...»
«... Paura di volare?» lo interruppe sorridente «Anch'io, sa?»
Nel pronunciarsi, sfiorò con l'indice la collana di corniola che le cingeva il collo brunito.
Andy si rilassò quasi senza rendersene conto. Le rughe sulla sua fronte si distesero come le acque di uno stagno che torna placido. Era il Teorema dei Violini, quello non sbagliava mai.
Pratt lo credeva da sempre. A bordo di un aereo, quando una donna rivolge parola a un uomo, lo fa per due motivi, paura o noia, e in tali circostanze bisogna far suonare i violini di Calma e Cortesia. Andrew ignorava quale delle due eventualità stesse spingendo la ragazza a fare conversazione, magari si trattava di entrambe, ma in fin dei conti non gli cambiava granché. Per quanto non apprezzasse le chiacchiere frivole, infatti, parlarle avrebbe di sicuro reso la traversata da Stansted a Battersmith meno spaventosa.
Fu proprio quel pensiero – mentre l'aquila d'acciaio abbandonava il pavimentato e s'innalzava sopra le buie campagne dell'Essex – a donargli conforto.
In un batter d'occhio, la sua mente preoccupata aveva costruito l'ennesimo bagno.
Ed era comodo.
Andy e la sconosciuta ripresero a parlarsi solo dopo che il 737 ebbe raggiunto la quota di crociera.
Strano che non si fossero ancora presentati, nonostante le battutine e i complimenti.
Fu lei a dissipare il silenzio per prima «Crede che lo prenderanno?» bisbigliò.
L'affusolato indice della ragazza, dall'unghia a stiletto color corallo, puntò la prima pagina del Sun.
A caratteri cubitali, il fronte del tabloid recitava: BLANCPAIN – CONTO SALE A SEI.
«Non saprei» mormorò Pratt. Il suo sguardo indugiò sulla foto che accompagnava l'articolo «Leggo
poco, e la cronaca nera...» lo dedusse dai dettagli: cadavere, lenzuolo bianco macchiato di sangue, circondato da poliziotti, paramedici e fotografi «... Non è il mio campo, io vendo orologi.»
«Orologi?»
«Sì.»
«Allora forse sa del soprannome di questo pazzo... I giornalisti si sono sforzati parecchio, stavolta.»
«Beh, Blancpain è un vecchio marchio di orologi, ma quale sarebbe il nesso col killer?»
«Il tempo» lo rimbeccò la mora, con un tono che però non mostrava saccenza e mirava soltanto a
informarlo dei fatti «È da tre giorni che spunta un cadavere ogni dodici ore.»
«E la polizia dov'è?»
«Stanno setacciando la Grande Londra, ma non sanno che pesci prendere.»
«Non conoscono neppure il sesso?»
«Niente di niente, se non che strangola le vittime a mani nude.»
«Deve essere uno bello forte.»
«Uno?» chiese lei «Perchè non una?»
Pratt – che nel frattempo aveva letto l'incipit del pezzo – lasciò scorrere il medio lungo la terza riga.
«Quante donne conosce capaci di strangolare uomini fra i 28 e i 32? Qui dice che ieri hanno
arrestato un paracadutista di Epsom, è stato rilasciato qualche ora fa. Credono sia un militare?»
Il cadetto della RAF seduto dalla parte opposta del corridoio, seppur estraneo alla conversazione, si sentì chiamato in causa e guardò in cagnesco la coppia, ma tornò quasi subito al proprio sandwich.
«Ne avevo sentito parlare» annuì verso Andrew «Non capisco... È così... Macabro.»
Fra una parola e l'altra, non si accorsero del tempo che passava. Tuttavia, l'importanza e l'interesse nei confronti di Blancpain, chiunque fosse, svanirono come un brutto sogno post-sbronza quando l'altoparlante gracchiò un nuovo comunicato.
Giungeva l'incubo peggiore: la fine del viaggio.

Signore e signori, parla il capitano Ron Grimaldi. Vi preghiamo di tenere le cinture allacciate fino
a quando il segnale non sarà spento. Vi ricordiamo inoltre che da ora non sarà più possibile
usufruire dei servizi igienici.

Niente bagno, pensò Andrew, letteralmente e metaforicamente. Bel guaio, gli scappava.

La temperatura a Battersmith è di circa 48 gradi Fahrenheit e il cielo è parzialmente coperto.
Atterreremo fra dieci minuti. Grazie per l'attenzione e per aver scelto di volare con noi.

La ragazza allungò la destra a recuperare la borsetta sotto il sedile «Menomale che è finita, grazie per aver tenuto compagnia a una povera fifona» mentre lo ringraziava, diede una passata di rossetto alle labbra e si ravviò i capelli «Dio, sono stanchissima.»
«Idem, non vedo l'ora di arrivare in albergo... Comunque grazie a lei.» concluse Andrew.
«Dove alloggia?»
«Al Mezzanine di Westgate, perché?» in quell'esatto istante Andy scorse il prato dell'aeroporto
Trenchard dall'oblò. Ormai avevano l'asfalto a tre spanne dalle ruote «Magari potrem...» lei tacque.
I piloti della compagnia con cui viaggiavano erano celebri per gli atterraggi bruschi.
«Cazzo...» sfuggì all'uomo, timori fondati «Tranquillo» bisbigliò la mora «Tranquillo... Tutto ok.»
Il carrello del Boeing aveva appena sgommato sulla pista come un Godzilla entrato in tackle su
John Terry. Rigido e immobile, il venditore sembrava un faraone di Abu Simbel.
I motori del velivolo erano sparati su indietro tutta e Pratt stritolava i braccioli della poltroncina, ma la mano sinistra della donna era già su uno dei due «Ahi, mi fa male! Attento...» sbottò lei stizzita.
«Scusi, mi scusi...» farfugliò mortificato, e arrossì.
Stava per chiederle un appuntamento, ma ora desiderava solo che la terra lo inghiottisse per sempre. Dagli altoparlanti, un paio di minuti dopo, partì un jingle midi dallo smaccato sapore anni '80. Annunciava che erano arrivati a destinazione in anticipo.
Il 737 passò dalla pista al pavimentato cinque minuti dopo l'atterraggio, arrestandosi davanti al Gate numero 6. I fari da 1300 Watt dell'unico terminal all'aeroporto Trenchard – fasci di luce al tuorlo d'uovo – irradiavano l'area di sosta proiettando il loro inconfondibile pallore giallastro.
Di fronte ad Andrew e alla sua compagna di viaggio c'era già una colonna di passeggeri che
attendevano di sbarcare. Fu una colata umana lenta, disturbata dal puzzo di sudore e cherosene avio.
«Mi spiace davvero per prima» si congedò Pratt, scendendo lungo i gradini traballanti della scaletta esterna «Posso farmi perdonare?» le chiese. La Samsonite pesava più di quanto ricordasse. «Vedremo. Magari farò un salto al Mezzanine, chi lo sa.»
Tipico delle donne: inventare domande a forma di risposta, l'arte perduta di tenersi un segreto.
«Arrivederci, miss.»
Lei annuì soltanto, ma alla fine – accompagnata da un soffio di vento – mostrò un ghigno in tralice.
L'uomo purtroppo non lo colse.
Sentiva la vescica sul punto di detonare e il freddo era tagliente.
A un certo punto la mandria di viaggiatori a cui Pratt si era accodato si spaccò in due.
Il gregge più numeroso si piazzò in adorazione del rullo numero 9, ad aspettare che venissero
riconsegnati i bagagli. Il secondo, invece, accelerò il passo verso il posteggio dei taxi all'uscita.
Il gigantesco timer digitale nell'atrio segnava tre minuti alla mezzanotte.
A sinistra dell'orologio, il doppio schermo pubblicitario diffondeva uno spot dalle tinte livide.
Ombre comatose e bluastre danzavano, riflettendosi sul lucido linoleum color cemento.
Il sottofondo era una malinconico requiem, si legava bene ai passi di chi lasciava il Trenchard.

Settimane dopo, si tenne un funerale. Tutti i violini erano presenti, incluso John Jameson.
Jameson. Il gusto su tutto il resto – sentenziò la clip.

«Ma dov'è il bagno...»
Stava per esplodere.
I servizi, per fortuna, erano vicini. Oltrepassato il duty free e i bancomat, Andy si fiondò in bagno. Corse all'ultimo orinatoio della stanza, mollò la valigia accanto a sé e slacciò la cintura.
Iniziò a liberarsi con tale forza che il rumore della sua orina sembrò quello di un falò ardente.
Il puzzo del gabinetto s'intrecciò con gli effluvi di citronella e candeggina che infestavano il posto.
Finalmente era lì, davanti all'Altare. Lui, il Maestro, che compie il rituale. Magia.
Tenne gli occhi serrati per un bel po', finché non percepì un profumo familiare.
Non ebbe neppure il tempo di sollevarsi i calzoni. Quando si voltò, c'erano già due mani che gli
serravano il collo. Avevano una morsa micidiale. Sentì la laringe deformarsi, l'ipossia era prossima. Nel bagno dell'aeroporto Trenchard non c'era traccia di specchi, ma ad Andrew Pratt bastò la vista. La donna che aveva conosciuto sull'aereo fu l'ultima immagine che memorizzò da vivo, prima che i lineamenti dell'assassina divenissero un pastone ardesia e grigio piombo, poi nero, poi nulla. L'epiglottide di Pratt implose.
Lei sorrise. Non sarebbe mai riuscita ad attendere oltre, erano trascorse dodici ore dal suo precedente omicidio. Detestava i preliminari.
In fretta, trascinò il cadavere di Pratt all'interno di uno dei separé dirimpetto agli orinatoi.
Lo coricò a destra della tazza, la testa fra il water e la parete dello stanzino.
Con la calma delle grandi occasioni, la ragazza abbassò la gonna e prese il membro fra le mani.
Gli sfuggì subito uno schizzo d'orina verdastra. Dopo aver concluso il bisogno, tirò lo sciacquone.
Una liberazione, pensò fra sé David Henfield, noto ai segugi della stampa col nome di Blancpain.
A quel punto, David uscì dal separé e prese la via della porta, ma lì, sull'uscio, trovò qualcuno a bloccargli il passo. Il nuovo arrivato non voleva togliersi di mezzo, però non si trattava di un viaggiatore.
«Miss» borbottò l'uomo, un cinquantenne in tuta da stura-cessi «Il bagno delle donne è laggiù.»
«Mi perdoni, me ne sono accorta proprio adesso, stavo giusto uscendo.»
«Nessun problema, può capitare.» rispose.
Mentre la mora si dileguava, una scia di colonia solleticò le narici dell'addetto pulizie.
Era un particolare misto di cardamomo e lavanda, con una punta di lacca e cenere fredda.
Nuit de l'Homme, ricordò all'improvviso, bel profumo.
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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 27/08/2018, 17:12

Bravo, Draper!
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 29/08/2018, 16:12

a mio personalissimo parere, il pezzo, pur essendo gradevole, è un po' troppo lungo. non sono contro le storie lunghe, sia chiaro, ne scrivo pure io, però ho l'impressione che qui ci si sia dilungati eccessivamente.
detto questo, il racconto è scritto benissimo, praticamente senza refusi o quasi, e le descrizioni sono buone.
tutto sommato do un giudizio positivo.
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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Draper » 29/08/2018, 16:45

Grazie mille per il tuo feedback, Fausto. A tuo parere dov'è che il racconto ti sembra troppo lungo? Mi interessa molto saperlo, perchè io stesso sono convinto che "il meno è di più" quando si scrive. Capire dov'è necessario - o su cosa - intervenire per me sarebbe un'imbeccata utilissima. :D
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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 30/08/2018, 7:56

Draper ha scritto:
29/08/2018, 16:45
Grazie mille per il tuo feedback, Fausto. A tuo parere dov'è che il racconto ti sembra troppo lungo? Mi interessa molto saperlo, perchè io stesso sono convinto che "il meno è di più" quando si scrive. Capire dov'è necessario - o su cosa - intervenire per me sarebbe un'imbeccata utilissima. :D
ciao
appena posso ti faccio sapere. oggi non credo, visto che sono al lavoro, ma entro il fine settimana agisco :)
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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Draper » 30/08/2018, 10:16

Grazie :)
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Messaggio da leggere da Ida Dainese » 31/08/2018, 21:14

Ciao Draper! Bel racconto, tiene impegnati a seguire la storia, a chiedersi il perché di certi dettagli, a stupirsi per la sorpresa finale. Per quanto riguarda la lunghezza, è qualcosa che anch'io ho notato dato il tipo di racconti che di solito sono presenti in queste Gare. Però non credo che si possa "tagliare" senza ledere l'equilibrio della narrazione. Questo è un racconto che nasce così, con i suoi fatti e dettagli, per renderlo "breve" bisognerebbe riscriverlo, togliendo particolari e scene (come quella iniziale) sostituendoli con frasi in grado di far capire al lettore o di lasciargli indovinare quello che non è stato scritto. Ma sarebbe appunto un altro racconto.
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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Draper » 01/09/2018, 9:48

Grazie Ida per il tuo commento. Sì, come dicevo prima la lunghezza dei racconti è un problema importante per me, soprattutto quando si tratta di partecipare a concorsi. Avere a che fare con un limite di caratteri è sempre una sfida, specie se - ad esempio - i concetti di "lungo o corto" mutano da persona a persona. Per me "Nuit de l'homme" è corto, tanto per dirne una, perché occupa poco più di quattro cartelle, ma avere dei valori di lunghezza personali non deve essere mai una scusa per aggirare una soglia di x battute o righe. Saper lavorare con un limite è indice di adattabilità, e un bravo autore deve saperlo fare. Il mare calmo non fa mai un marinaio capace.
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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 01/09/2018, 11:16

rifacendomi al commento di Ida e, al contempo, cercando di mantenere quanto promesso, posso confermare che tagliare rischierebbe di deviare il senso della storia.
però, a mio parere, qualcosa si potrebbe condensare, soprattutto nella prima parte, fortemente descrittiva.
in pratica, da quando sale sull'aereo fino all'inizio del dialogo con madama killer, personalmente ridurrei qualcosa.
ovviamente la storia è tua e ne fai quel che vuoi, e poi non stare tanto ad ascoltarmi, visto che la maggior parte dei miei racconti gira sulle 15-20 mila battute.
ho imparato su questo sito a essere più sintetico.
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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Draper » 01/09/2018, 11:36

Ringrazio ancora tutti voi per questi consigli preziosi. Cercherò di essere più stringato con le descrizioni per le prossime opere, in generale, perché è sempre un po' una sfida creare la medesima immagine con meno parole. Penso bisognerà insistere sulla pregnanza evocativa di certe figure o periodi :D
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Messaggio da leggere da Daniele Missiroli » 09/09/2018, 14:39

17.631 caratteri, anche questo è un racconto lungo.
L'ho riletto più volte, ma non ho trovato il modo per accorciarlo.
Va bene così, è la sua lunghezza naturale.
Bello il colpo di scena finale, anche se l'avevo intuito.
Mi piace soprattutto l'ansia da aereo che riesci a trasmettere.
È scritto bene e usi anche termini forbiti.
Ammetto la mia ignoranza: sono andato a guardare il significato di "tralice".
"secondo una linea obliqua, di traverso. guardare qualcuno in t., di sbieco, di sottecchi."

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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Draper » 09/09/2018, 18:23

Grazie davvero per la replica e per i consigli, soprattutto sono felice di essere riuscito a trasmettere bene l'ansia da aereo, perché è stato molto difficile parlarne. Personalmente volare è una delle cose che nella vita mi spaventa meno, quindi ho dovuto fare uno sforzo non indifferente per mettermi nei panni di chi soffre d'aviofobia. I termini forbiti, per quel che mi riguarda, sono l'ultima spiaggia. Credo che l'immediatezza venga prima, però è anche vero che mi urta utilizzare sempre le stesse parole, sia perché non danno niente in più a chi legge, sia perché impoveriscono il quadro generale del testo. A volte sono un male necessario :D
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 18/09/2018, 23:53

L’ho riletto, in alcune parti più volte, è continuo a trovare delle debolezze in alcuni dettagli, anche se forse sono solo mie paturnie. Ciononostante confermo l’impressione iniziale: penso che sia, probabilmente, il miglior racconto di questa gara. Il più “letterario”, ben pensato fin dalla premessa, solo apparentemente slegata dallo sviluppo e, invece, cruciale. Dialoghi di qualità (e non è per niente facile), raffinato nelle citazioni (john Jameson…), astuto quando c’è da chiedere un supplemento nella sospensione dell’incredulità, come nel finale. Un bel lavoro. Volendo fare il pignolo sui termini avrei usato toilette invece che toilet che, per carità, sarà corretto ma mi suona peggio del corrispettivo francofono.

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Messaggio da leggere da Draper » 19/09/2018, 12:24

Sono curioso di capire meglio con te quali siano i dettagli che consideri deboli, perché (purtroppo o per fortuna) sono un perfezionista e voglio che tutto sia esattamente al posto giusto. Mi faresti qualche esempio Roberto? :D

Per quel che riguarda il termine toilet é stata una mia svista, abituato a leggere in inglese non ci ho proprio fatto caso, grazie per avermelo segnalato!

Inoltre ti ringrazio per la tua considerazione, è davvero un bel complimento il fatto che lo consideri il migliore, anche se assieme a "Nuovi inquilini" questo racconto è stato giocoforza penalizzato dal sistema di votazione. Ovviamente non è una scusa, anzi come è già emerso in altre conversazioni su questo stesso portale, ammiro tantissimo gli autori che riescono a lavorare agilmente in presenza di un limite di battute. Dato che però in questo non c'è un limite massimo mi è sembrato penalizzante avere una decurtazione di una certa entità.
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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 19/09/2018, 14:22

Ma guarda, inezie, piccole incongruenze, per esempio: perché Pratt in bagno "percepì un profumo familiare", quando la fragranza di cui si parla è la sua? A quella di lei/lui non si è mai accennato. Oppure quell'interludio dove si parla di un funerale, perché settimane dopo? Ripeto, dettagli, che magari non ho capito io.

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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Draper » 19/09/2018, 15:05

Su Pratt e il profumo devo in effetti rileggere il pezzo, perché sicuramente c'è qualcosa che non va. Ora non ricordo, ma mi conviene tornarci su e grazie per avermelo segnalato. [Edit] ho controllato e semplicemente è il personaggio che ricorda il profumo della donna, in effetti quel profumo non è mai citato, ma per Pratt è comunque familiare perché ha viaggiato con la donna tutto il tempo. E' il profumo di lei che riconosce, seppur non sia stato mai descritto al lettore.

Per quel che concerne l'interludio del funerale, si tratta di un disguido dovuto alla formattazione obbligatoria del forum - che non prevede corsivi. Mi spiego meglio, e cito un pezzo del testo per chiarire:

"A sinistra dell'orologio, il doppio schermo pubblicitario diffondeva uno spot dalle tinte livide.
Ombre comatose e bluastre danzavano, riflettendosi sul lucido linoleum color cemento.
Il sottofondo era una malinconico requiem, si legava bene ai passi di chi lasciava il Trenchard.

Settimane dopo, si tenne un funerale. Tutti i violini erano presenti, incluso John Jameson.
Jameson. Il gusto su tutto il resto – sentenziò la clip."

Il brano che ho appena inserito si riferisce a questo spot della Jameson [https://www.youtube.com/watch?v=QfRmgkDkKRM], è una pubblicità del 2009. Il corsivo nel testo originale permetteva di distinguerlo bene dal resto del racconto e di contestualizzarlo, ecco il perché dell'equivoco.
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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 19/09/2018, 15:11

Ok, avevo capito il riferimento al whiskey ma non che quello fosse il testo dello spot.

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Re: Nuit de l'Homme

Messaggio da leggere da Draper » 19/09/2018, 15:33

Sì sì, ho postato il video perchè in effetti è una "foto" testuale dello spot stesso :D
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