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Ida Dainese
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Messaggio da leggere da Ida Dainese » 09/07/2018, 19:38

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L’uomo scendeva lungo il sentiero fermandosi ogni tanto a osservare le montagne oltre la valle.
Il sole splendeva tranquillo in un cielo pulito, ma intorno alle vette già facevano capolino nuvole bianche, pronte a sciogliersi in piccoli acquazzoni pomeridiani. Le fronde dei pini si muovevano docili, lasciando che il vento sussurrasse tra i loro aghi.
Era quasi mezzogiorno e l’uomo si fermò per assaporare meglio il suo momento preferito, quando le campane dei paesi cominciavano a rintoccare l’ora e il suono si spandeva nella vallata, portato dall’aria, riecheggiando tra le rocce. Gli piaceva quel dissolversi del suono nel silenzio solenne.
A volte, se stava fermo abbastanza a lungo, riusciva a scorgere qualche scoiattolo arrampicarsi velocissimo o un uccellino che spiccava il volo. Al rintoccare della valle rispose un breve grido acuto. L’uomo alzò la testa e individuò la poiana che girava in cerchio altissima sui pascoli, forse disturbata nella sua caccia. Ogni volta gli faceva sempre lo stesso effetto, richiamando ricordi di guerra che gli avevano raccontato, quando gli aerei solcavano il cielo e non si sapeva mai se erano in ricognizione o se sganciavano bombe.
La valle tornò silenziosa, turbata qua e là da borbottii di motori che si udivano appena. Rumori destinati ad aumentare a breve, con l’inizio della stagione turistica.
Il paese sarebbe diventato troppo stretto, troppo chiassoso, troppo colorato.
“E poi dicono delle marmotte” pensò sorridendo. Nei pascoli più alti, le aveva sentite tante volte fischiare e schioccare, con i suoni amplificati dalle pareti rocciose. Spesso aveva scorto qualche camoscio pascolare abbarbicato lassù in posizioni assurde.
Il ricordo dei camosci gli fece tornare in mente la cerbiatta ferita che aveva trovato l’anno prima, mentre tornava dal fare legna. La bestiola era incappata in un cespuglio di rovi e agitandosi si era procurata delle ferite sul muso e alle gambe. Non era un cucciolo ma neanche un adulto e accortasi della presenza umana si era immobilizzata guardandolo fisso con occhi spalancati.
L’uomo si era avvicinato strisciando lento, con le mani coperte dai guanti che sapevano di legno e di bosco, l’aveva raggiunta e le aveva coperto il muso con delicatezza cercando di estrarla dai rami.
A casa le aveva medicato le ferite e steccato una delle zampe. La teneva in un angolo riparato del fienile, lontana dalla curiosità di Dodo che con il suo abbaiare avrebbe potuto spaventarla, lontana dagli sguardi e dalle carezze dei bambini. Non le aveva dato un nome, né si era fatto illusioni. Non era Bambi, era un animale selvatico che doveva tornare al suo mondo il prima possibile.
Una volta guarita la portò con sé nel luogo dove l’aveva trovata. All’alba, quando il sole ancora non si era arrampicato sulla montagna, l’uomo si tolse lo zaino, svolse la coperta e lasciò libera la cerbiatta. Lei prima restò immobile, annusando l’aria col musetto rovinato dalla cicatrice, poi sparì nel bosco.
Chissà se ce l’aveva fatta. Sospirò, perché per quanto avesse mantenuto il distacco, un po’ ci si era affezionato lo stesso.
Riprese il cammino battendosi sulla coscia: — Qui, Dodo… — ricordando subito dopo che il cane non era con lui, lo aveva perso un mese prima. Non aveva mai capito perché un animale destinato a essere un amico così fedele dovesse vivere così poco. Dodo gli mancava ancora molto e a volte gli sembrava di averlo ancora dietro di sé o si aspettava di vederlo spuntare al suo fianco. Quando era più giovane correva su e giù per il sentiero percorrendo alla fine cento volte la lunghezza del tragitto. Spaventava le lepri che si avventuravano sul percorso, i passeri che rubavano le briciole, abbaiava alla poiana in alto e ai ranocchi tra l’erba. Senza di lui le giornate erano troppo tranquille.
Dopo qualche passo urtò col bastone un sasso sul lato del sentiero e si chinò a osservarlo. Da piccolo raccoglieva e collezionava i pezzi di roccia più strani, lucidi, ruvidi, screziati di colori, scintillanti al sole. Ora si fermava a guardarli, rigirandoli ammirato tra le dita e poi li lasciava al loro posto.
Sedette sul lato erboso del sentiero, assaporando il fatto di non avere fretta.
Invecchiando si sorprendeva spesso assorto in riflessioni. Gli piaceva stare in silenzio e lasciar correre i pensieri, anche se a volte non erano dei più felici. Il cielo, la terra, le montagne, esseri umani e animali che vivevano più o meno insieme, rapporti che si intrecciavano a volte per diventare straordinari. Dopotutto la vita, con i suoi momenti belli e brutti, era degna di valore e gli sarebbe dispiaciuto andarsene.
Piegò le braccia sulle ginocchia, posò la fronte e chiuse gli occhi. Se Dodo fosse stato ancora con lui, quello sarebbe stato il momento in cui gli avrebbe spinto la testa col naso, alitandogli nell’orecchio. Ma non c’era e quello era diventato un momento triste.
Un lieve fruscio nel sottobosco alle sue spalle richiamò la sua attenzione. Alzò la testa proprio nell’istante in cui un cucciolo di cervo piombò saltellando sul sentiero e impietrì davanti al suo sguardo. L’uomo guardava la creatura trattenendo il respiro. Prima di bloccarsi a quel modo, i suoi saltelli erano un po’ tremolanti, doveva essere nato da poco, che ci faceva lì?
Senza fare rumore, con il muoversi aggraziato di una ballerina o di una farfalla, sua madre apparve tra i fili d’erba, lo raggiunse e poi voltò la testa verso l’uomo. Aveva una sottile riga bianca che le attraversava il muso.
— Sei tu! — mormorò l’uomo sorpreso, mentre la bestiola si lasciava guardare.
Si fissarono così per lunghi istanti senza che nessuno si muovesse, poi la cerbiatta si chinò sul piccolo e lo spinse sul fianco. Il cucciolo ripartì col suo buffo caracollare e lei lo seguì, altera come una regina. Sparirono nel giro di qualche secondo.
L’uomo sorrise, si alzò e riprese il suo cammino con l’animo lieve.
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Messaggio da leggere da Paola Salzano » 03/08/2018, 17:35

Ho trovato questo racconto emozionante. Scritto con uno stile pulito, ma anche lirico, per come permette al lettore di camminare su quel sentiero assieme al protagonista, assaporando con lui le atmosfere di montagna. L'incontro di cui narra avviene non solo con il capriolo, ma anche con tutto il creato: la natura, gli uomini e gli altri esseri viventi. È qualcosa di prodigioso; anche il rapporto con un amico fedele, come il cane, infatti è un incontro che in un certo senso ti cambia la vita.

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Messaggio da leggere da carlocelenza » 05/08/2018, 16:03

Mi è capitato anni fa mentre assieme al mio primo figlio esploravo una delle tante zone boscose d’Abruzzo di soccorrere un giovane picchio caduto dal nido. Era bellissimo e tremava tra le mie mani mentre lo riaccostavo al tronco ma iniziò subito a arrampicarsi alla sua strana maniera puntando il becco prima di spingersi in alto con le zampe artigliate.
Non sono mai tornato in quel luogo, ma spero vivamente che la sua vita sia stata lunga e serena dopo quell’episodio.
Le descrizioni sono impacciate e poco dicono delle emozioni del momento che so bene essere molto forti.
Voto
per aver partecipato 5, per le descrizioni ambientali e(d) emotive 3, per la stesura complessiva 4.
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 29/08/2018, 8:48

bello. semplice e lineare, senza tanti fronzoli, eppure è carico di emotività e sentimento. splendide le descrizioni a livello emozionale, dove riesci a trasmettere ciò che prova il protagonista. buona anche la descrizione delle scene, dove sono ben evidenziati alcuni particolari che sembrano relativi ma alla fine divengono essenziali.
piaciuto
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

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Messaggio da leggere da Draper » 01/09/2018, 11:09

L'ho trovato molto scorrevole e immediato. Pur con uno stile medio, riesce ad essere molto evocativo e il ritmo pacato non lo rende lento. L'unico appunto che farei riguarda due piccoli passaggi nella parte iniziale del racconto: il vento che sussurra tra le fronde degli alberi è un po' cliché, e mi sarei preso qualche minuto in più per cercare di rendere diversamente questo specifico punto (a livello retorico); qualche riga dopo viene descritto il suono delle campane che si spande nella vallata, che riecheggia fra le montagne. Qui penso sia superfluo dire entrambe le cose, e basterebbe segnalare che il suono "si spande" o "riecheggia". E' stato un bel racconto, mi ha ricordato di una piccola escursione che ho fatto sul Monte Grappa quand'ero più piccolo :D
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Messaggio da leggere da Daniele Missiroli » 09/09/2018, 14:40

5.883 caratteri, brava Ida, sei rimasta dentro i 6000 canonici.
Scritto perfettamente, riesce a rievocare nel lettore ricordi ancestrali.
Mi è piaciuto che l'uomo chiami il suo cane prima di rendersi conto che non c'è più.
La frase più bella: "All’alba, quando il sole ancora non si era arrampicato sulla montagna."
Però "Sole" va con la S maiuscola (Dan il pignolo).

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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 14/09/2018, 18:57

La storia è molto carina, non sarà inedita ma è raccontata con garbo e delicatezza: Belle le riflessioni di un uomo in sintonia con la natura e i suoi ritmi, ci sono sentimenti senza smancerie. Voglio essere pignolo anch’io: a un certo punto chiami la bestiola “cerbiatta” mentre in tutto il resto del racconto è un capriolo.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)

Ida Dainese
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Re: Incontri

Messaggio da leggere da Ida Dainese » 14/09/2018, 20:07

Roberto Bonfanti ha scritto:
14/09/2018, 18:57
... a un certo punto chiami la bestiola “cerbiatta” mentre in tutto il resto del racconto è un capriolo.
:( Perché pensavo, ohibò, che fossero lo stesso animale. Ma, grazie a te, sono andata a informarmi e ho provveduto a correggere il racconto, risparmiandomi una figuraccia. Ho imparato qualcosa, ti ringrazio!
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Re: Incontri

Messaggio da leggere da Ida Dainese » 14/09/2018, 20:15

Daniele Missiroli ha scritto:
09/09/2018, 14:40
Però "Sole" va con la S maiuscola.
Ciao Daniele, grazie per la stima e la tua consueta gentilezza. Ho scritto con la "s" piccola perché qui è un nome comune, non ne parlavo in senso scientifico. Ho trovato questi esempi che mi aiutano quando ho dei dubbi:
“La Terra gira intorno al Sole e ha come satellite la Luna”;
“La terra imbruniva mentre il sole calava all’orizzonte, e già sorgeva la luna”.
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Messaggio da leggere da Alessandro Carnier » 20/09/2018, 9:36

Mi è piaciuto il tuo racconto Ida, poiché leggendolo mi ha fatto riaffiorare alla memoria ricordi lontani, di quando vagavo libero per i boschi, essendo nato in un paese di montagna. Per cui ho rivissuto analoghi incontri con gli animali selvatici che popolavano quei luoghi. Mio zio aveva raccolto un corvo ferito, dopo un temporale, e lo aveva addestrato tra le tante cose a ripetere parole e modi di dire nel dialetto locale. Stava sempre libero nel cortile della sua casa.

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Messaggio da leggere da Nunzio Campanelli » 21/09/2018, 11:26

Leggere questo racconto è un po' come bere un sorso d'acqua fresca da una fonte di montagna: ti ristora. Non ci sono colpi di scena, né significati occulti, solo una storia semplice servita da una scrittura eccellente. Poi c'è Dodo. Chiunque abbia subito la perdita di un cane può capire quant'è grande il vuoto che si crea con la sua scomparsa. Bello il racconto, ottima la scrittura.
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