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Spazio dedicato alla Gara stagionale d'estate 2018.

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carlocelenza
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Messaggio da leggere da carlocelenza » 09/07/2018, 13:27

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Animali
Vi racconto una storia, purtroppo vera, che appresi quando ancora facevo il liceo, epoca Guerre Puniche per intenderci.
Ricordo bene il fatto perché mi fece riflettere allora e lo fa ancora.
Durante una primavera insolitamente mite una delle elefantesse dello zoo di londra rifiutò il cibo.
Corsero veterinari e dirigenti, mantenere in buona salute un animale africano abituato al caldo, nel cupo clima londinese non è cosa da poco e con la consueta loro puntigliosità non fu tralasciata nessuna ipotesi ma non si arrivò a nulla di conclusivo.
All'epoca non esistevano ecografie, tac o metodi innovativi di diagnosi ma per quei tempi si fece di tutto e in fretta per arrivare al più presto a una diagnosi.
Lo zoo di londra ha sempre avuto elefanti da mostrare al pubblico, famoso quello che nei primi del novecento era talmente grande che sotto il suo ventre passava una carrozza, le antiche foto sono reperibili su internet se volete vederle e quel gigantesco elefante era così socievole che portava in giro per lo zoo anche venti bambini alla volta.
Con una tradizione tanto radicata la malattia dell'elefantessa divenne un fatto importante e tutti si chiedevano cosa gli fosse successo.
Mentre i giorni passavano le condizioni del povero animale continuarono a peggiorare e la cosa più strana e pericolosa era che neanche beveva.
Ogni tentativo di farla mangiare la faceva infuriare e rendeva le cose ancora più incomprensibili e angoscianti.
Anche quando ormai non riusciva più a reggersi sulle zampe rifiutava cibo e veterinari agitando violentemente la proboscide e nessuno più riusciva a avvicinarsi a lei.
Quando ormai a stento riusciva a muoversi qualcuno si ricordò che l'uomo che solitamente la accudiva era andato in viaggio di nozze e la lampadina si accese nella testa di qualcuno dei dirigenti che fece di tutto per richiamare a Londra l'inserviente.
Non c'erano i telefonini a quei tempi ma alla fine dopo qualche giorno l'uomo giunse trafelato allo zoo e in massa lo accompagnarono dall'elefantessa.
Quando lui si avvicinò lei respirava appena ma lo riconobbe subito e lo sfiorò debolmente con la proboscide.
Pochi minuti dopo morì.
Animali, continuiamo a chiamarli così, ma se sono capaci di suicidarsi se perdono una persona cara forse non saranno intelligenti come noi ma sentimenti e sensibilità ne hanno e da vendere.
La loro vita non è poi tanto bella quando sono in libertà, non hanno avuto la nostra fortuna ma noi umani con loro siamo veramente disumani.
Quando coccoliamo il gatto di casa o il cane o vezzeggiamo il canarino in gabbia pensiamo per una volta di andare in una stalla dove vivono vacche e vitelli, di carezzarne uno e di guardarlo bene negli occhi.
Se qualcuno di voi è capace di dirgli sorridendo " Che tesoro che sei, così calmo, rilassato e simpatico, sai che domani un tizio con un grembiule di gomma ti sparerà in testa una punta d'acciaio e tu diventerai una bella bistecca o un bel mucchio di Hamburger. Sei felice? " .
Una volta non potevamo fare alrimenti, ma oggi possiamo clonare un singolo muscolo da una singola cellula,senza il bisogno di spezzare una vita, una coscienza e forse un amore in un ANIMALE.
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Messaggio da leggere da Mauro Solieri » 28/07/2018, 16:35

e' una storia carina ma forse e' stata scritta in fretta. Qualche virgola qua e là non farebbemale.
se posso, segnalo che "se perdono una persona " riferito a un animale, stona. robabilmente è meglio scrivere "se perdono un compagno".
poi anche "riusciva a avvicinarsi", mi suona meglio "riusciva ad avvicinarsi".

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Messaggio da leggere da Ida Dainese » 30/07/2018, 3:21

Ti hanno già segnalato delle sviste, e io, la solita pignola, aggiungo:
Londra è in minuscolo per due volte.
"si chiedevano cosa LE fosse successo", e non GLI
"fare altrimenti", manca la T.
La storia dell'elefantessa è come una favola triste e delicata ma è dall'intero racconto che si capisce quanto ti addolori il comportamento di certi "umani". Il tuo pensiero diventa evidente soprattutto nelle riflessioni finali, nelle considerazioni a proposito dei vitellini. Da questo punto di vista riesci a toccare la coscienza di chi ti legge ma, considerando l'intero racconto, avverto un tono un po' frettoloso particolarmente verso la fine. Le frasi hanno una sfumatura di rimprovero che non armonizza bene con il tono dell'inizio, come se avessi voluto raccontare una storia e poi commentare con una morale o un insegnamento. Scusami se non riesco a spiegarmi, ho quest'impressione che le due parti non si fondano bene insieme. Il titolo invece è azzeccato, nel doppio senso buono di creature non umane, e cattivo di "uomini" indegni.
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Messaggio da leggere da Laura Ruggeri » 01/08/2018, 20:57

Questo ricordo della triste storia dell'elefantessa mi arriva più come una narrazione orale che come testo scritto. Devo dire che una maggiore attenzione alla punteggiatura e alla sintassi mi avrebbe reso un po’ più leggera la lettura.
Il racconto dell’Animale che si lascia morire di stenti perché la sua esistenza ha perso senso senza l'Umano che si prendeva cura di lei, vira bruscamente verso una considerazione amara sulla scarsa attenzione e sensibilità che le persone mostrano verso quelle che chiamano “bestie”. Sensibilità che per fortuna non manca all'autore, ma il testo merita di essere trattato con la stessa profondità dell'Uomo che ha pensato di scriverlo.
Mi spiace se ho fatto la maestrina, ma penso che la forma di ciò che si scrive non abbia meno importanza del suo contenuto, soprattutto se è portatore di un significato importante come il tuo.

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Messaggio da leggere da Francyweb » 03/08/2018, 16:26

La tua sensibilita' e' naturale e viene dall'amore incondizionato che unisce i vari regni.....non preoccuparti degli errori, cio' che conta, in primis e' il contenuto che, per mia prospettiva evolutiva offre esempio di amore incondizionato.

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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 28/08/2018, 13:53

beh, se volevi colpire, ci sei riuscito. nulla da eccepire sui sentimenti degli animali e sul pessimo comportamento dell'essere umano nei loro confronti. la storia è reale e quindi più che un racconto è una narrazione.
ma a parte questo, devo a mia volta segnalare che una revisione sarebbe davvero necessaria.
soprattutto a livello di punteggiatura, ma anche, come segnalato da altri, per le maiuscole, gli avverbi, ecc.
a rileggerti
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

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Messaggio da leggere da Daniele Missiroli » 09/09/2018, 15:15

Triste racconto su un animale che ha un cuore più grande di noi umani.
In tutti i sensi, trattandosi di un elefante.
Una storia del genere ricordo di averla letta tanti anni fa.
E ho letto anche di cani che si sono suicidati dopo la morte del padrone.
Il racconto è buono, ma richiede una fase di editing.
Qualche punto e diverse virgole lo renderanno più scorrevole.

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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 14/09/2018, 18:55

Il racconto è corretto, anzi è “politically correct”, fin troppo nel finale, che trovo un po’ retorico, nonostante io provi una discreta empatia con gli animali. Il significato di questa frase mi rimane un po’ oscuro: “La loro vita non è poi tanto bella quando sono in libertà, non hanno avuto la nostra fortuna ma noi umani con loro siamo veramente disumani.”
In definitiva si fa leggere ma non mi lascia un segno particolare.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
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Intervista su Bravi Autori https://www.braviautori.com/forum/viewt ... =76&t=5384
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Messaggio da leggere da Draper » 19/09/2018, 14:56

"Accorsero" veterinari e dirigenti, piuttosto che "corsero".
"Con la loro consueta puntigliosità", piuttosto che "Con la consueta loro puntigliosità".
"Diagnosi" è ripetuto quasi due volte di fila (quando si parla di tac), consiglio di rivedere quel punto.
Londra con la minuscola? Errore.

Ho trovato altri refusi, ma elencarli tutti toglierebbe solo tempo, sono piccoli e relativi alla forma e facendo una revisione complessiva della sintassi e dell'ortografia ti accorgerai di dov'è necessario fare modifiche. In alcuni punti ho poi notato che la consecutio temporum non fila come dovrebbe e ci sono incisi (quello delle foto su internet) che puoi eliminare tranquillamente, perché non tolgono nulla alla storia.

Proseguendo oltre gli errori di forma, ho trovato l'anima del racconto molto bella. Come ha già segnalato Roberto, il finale è un po' retorico ed è un peccato - a mio avviso la storia in sé è abbastanza forte per concludersi da sola senza eccessi didascalici. Questo perché è narrata come un aneddoto, che già di suo possiede uno specifico modo di raccontarsi ai lettori. Concordo poi con chi ti ha detto che la forma è importante esattamente quanto il contenuto, quindi il consiglio che posso darti è quello di prenderti più tempo per rivedere il testo e intervenire dove c'è qualcosa che oggettivamente non "fila" nel verso giusto.

Al tuo prossimo lavoro, Carlo :)
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Re: Animali

Messaggio da leggere da carlocelenza » 19/09/2018, 22:56

Grazie del commento Draper, come penso già sai non mi aspettavo che fosse per una gara, ma giusto per spezzare una situazione problematica quindi l'ho scritto e l'ho postato così come era venuto e comunque gli errori che mi sono stati segnalati sono sicuramente da correggere e se potrò lo farò, ma ,consueta, mi piace dove sta. Accorsero si, lo cambierò.
Parlerei per ore dei nostri vicini di casa, potrei raccontarti mari di storie in cui i loro sentimenti sono evidenti e commoventi. Odio, realmente, la violenza, essere carnivori e cacciatori per necessità lo capisco ma ora che potremmo fare un salto di qualità nessuno sembra parlarne.
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Messaggio da leggere da Draper » 20/09/2018, 0:53

Quando lavoravo al giornale universitario durante il mio ultimo anno di laurea all'UniBo scrissi un articolo sulla sinto-carne, in effetti se gli esperimenti giungessero ad essere replicabili su vasta scala - e a costi inferiori rispetto agli attuali - si potrebbero risolvere moltissime problematiche connesse alla fame e alla necessità di macellare il bestiame. Questo tuo racconto mi ha fatto riflettere anche per quello.
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Messaggio da leggere da Nunzio Campanelli » 21/09/2018, 11:50

Il racconto è carino, una bella storia narrata con sentimento. Dalla tua scrittura traspare chiaramente l'amore per gli animali, e ciò ti rende merito. Ho solo qualche riserva, ma qui entriamo nel campo delle idee, sulla clonazione di parti di animali da utilizzare quale cibo per gli umani. Se si riesce a clonare un quarto di bovino, per esempio, perché non provare anche con il solo cervello: ci sono popolazioni che lo prediligono a qualsiasi altra parte corporea. Io lascerei fare alla natura.
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Re: Animali

Messaggio da leggere da carlocelenza » 21/09/2018, 20:30

Nunzio, sono molto contento che tu abbia commentato il mio pezzo ma vorrei precisare la mia idea e non essere frainteso.Per comprare una bistecca Di Kobe ci vogliono circa cento euro ed è giusto che sia così. Ogni animale viene trattato individualmente tanto da avere un massaggiatore tutto per se con lo scopo di ottenere un tipo di tessuto muscolare con ampie striature di grasso all'interno. La procedura per ottenere chilometri di tessuto muscolare clonato già la utilizziamo per produrre pelle umana o lobi auricolari, quindi non sto dicendo nulla di fantascientifico.
I vantaggi di un tale metodo sarebbero quelli di non dover sostenere una catena alimentare dedicata agli animali da macello non dovendo quindi coltivare milioni di ettari a mais o fieno, Senza contare che i maggiori produttori di metano al mondo sono proprio loro. Far sviluppare un animale completo comprende il dargli una coscienza che è proprio quello che non vorrei mai fare. Mi piace la carne, non lo nego, ma se avessi la possibilità economica di costruirmi una linea produttiva solo per me lo farei subito. Una cellula muscolare non ha coscienza di se e neanche memoria, quindi potrei gustarmi una bella bistecca senza essere assalito dai sensi di colpa. Per qualcuno potrà sembrare esagerato, ma io come qualcuno di voi sa sono un convertito. Ho praticato per circa cinquanta anni la pesca subacquea da apneista e tra spigole ,cefali e saraghi ho ucciso migliaia di pesci. Poi ho smesso, il pesce mi piaceva tanto, ma non ce l'ho fatta più a sentirli agitarsi mentre morivano. Mi sono fatto schifo e ho smesso, pure pescare le cozze mi da fastidio, pensate vede uccidere un agnellino rimasto legato a terra per ore prima di essere scannato. Scusate la violenza delle mie parole ma che mi siano testimoni di quanto sento questo argomento.
Per me si tratta di una grave omissione non dire nulla al riguardo essendo l'unica cosa che posso fare ora come ora.
Un abbraccio caro Nunzio.
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