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Sono nato troppo presto - Giovanna Avignoni

Sono nato troppo presto

Narrativa - su BraviAutori.it



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autore: Giovanna Avignoni

editore: Youcanprint


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Recensioni:


recensione del 30/03/2017 di


Una storia commovente e spiazzante che non è facile commentare senza fare spoiler o ripetere quanto già detto da chi ha letto e recensito il libro prima di me.
Leggendo le prime righe che raccontano la nascita di Fabio e Guido, due gemelli prematuri e la scoperta della disabilità di uno di loro, ci saremmo forse aspettati una storia strappalacrime di amore tra fratelli, di dedizione e cura verso il gemello più debole.
Invece l'autrice sceglie di affidare la narrazione a Fabio, quello che la società vorrebbe subito etichettare come disabile e che invece reclama subito la sua unicità, la sua voglia di esistere, di essere se stesso, di essere solo Fabio, Fabio e basta, senza altri inutili aggettivi.
Una scelta non facile, né scontata, ma che apre nuove possibililità narrative.
Fabio racconta la sua storia, il suo mondo, in prima persona e a modo suo, mescolando realtà e fantasia, desideri e avvenimenti.
I due gemelli, ribattezzati Zorro e Arlecchino per le mascherine portate nell'incubatrice, crescono accuditi dalla mamma e dai nonni, lui sempre pronto a dare consigli e risolvere i problemi, lei apparentemente più defilata, ma sempre presente.
Il nonno in particolare è una figura fondamentale per la crescita di Fabio; è lui che inventa strane favole per spiegare la menomazione di Fabio, vittima di volta in volta di una rana invidiosa, del misterioso bergello o di un mago burlone, è lui che conserva gelosamente le mascherine per non dimenticare la lotta dei due gemelli per sopravvivere, indossandole nei momenti cruciali per coprire il proprio dolore. Un gesto simbolico o reale, non si sa, e in fondo forse neanche importa più di tanto; è inutile cercare di separare realtà e fantasia nel racconto di Fabio, i due elementi convivono nella sua percezione del mondo esterno.
Fabio e Guido crescono, nonostante le previsioni negative dei medici; nonostante l'abbandono del padre, impaurito dalal disabilità di Fabio.
Sono dei combattenti. Come forse tutti i gemelli prematuri sono affamati di vita e la loro madre, ribattezzata dal nonno "la forza bambina" li spinge ad andare avanti nonostante tutto, a non arrendersi davanti alle difficoltà, a non considerarsi mai differenti dagli altri.
La diversità, probabilmente, dipende solo dal nostro modo di percepire la realtà; lo stesso oggetto può essere per alcuni solo una sedia a rotelle, ma diventare per Fabio una bicicletta speciale, che soltanto lui ha il privilegio di portare anche a scuola. Oppure l'ascensore una splendida astronave che gli consente di raggiungere la sua aula al primo piano.
Spesso nel corso della narrazione l'autrice ricorre a queste metafore, immagini alternative della realtà così come percepita dal bambino, a volte spaesando un po' i lettori, forse troppo abituati a dover tenere ben separato il mondo della fantasia.
Visioni a metà tra sogno e realtà, disegni che diventano vivi, rispecchiano i suoi desideri, le sue speranze, il cui Fabio riesce perfino a lasciare uno spazio per un padre colpevolmente assente.
Fabio ha tante cose da dire, la sua mente è brilante e fantasiosa, ma spesso le parole si accavallano sul suo autobus e non riescono a uscire. La metafora dell'autobus ricorre spesso all'interno della storia, forse troppe volte, ma rende bene l'idea dele difficoltà di comunicazione di Fabio.
Solo Guido riesce a comprenderlo ed essere la sua voce, aiutandolo a mettere ordine tra i suoi pensieri e a comunicare con il mondo esterno.
Spesso invece l'ncapacità di riuscire a esprimere i propri pensieri, la difficoltà di interagire con gli altri lo porta a esprimersi in maniera violenta, a ribellarsi al silenzio forzato con urla sgradevoli.
I due gemelli vanno a scuola, prima insieme e poi separati in classi diverse per renderli indipendenti; pian piano anche Fabio impara a esprimersi da solo, aiutato da Pinocchio e altre figure fantastiche, che intervengono per aiutarlo a mettere ordine nei suoi pensieri, stipati alla rinfusa sul suo autobus e spesso incapaci di venirne fuori in maniera ordinata.
Pinocchio, Peter Pan e altre figure immaginarie che ricorrono nella storia, segnano tappe importanti nel percorso di crescita di Fabio, in qualche modo lo aiutano a uscire dall'isolamento e a interagire con il mondo esterno.
Altre due figure fondamentali per il bambino sono il medico e la logopedista che seguono il suo percorso, anche loro percepiti in forma di favola e ribattezzati nela sua fantasia "il dottore con le mani grandi e le unghie sporche" e "la ragazza piccolina con gli occhi grandi e la bocca sottile", gli unici oltre alla famiglia ad aver sempre creduto in lui.
Come Pinocchio, Fabio non è più solo un pezzo di legno, un cerebroleso grave, come dicono gli altri dottori, è una persona. È Fabio. Solo Fabio. Punto.
Un bambino che va a scuola con la sua bicicletta speciale, senza pedali e rotelle, e può anche portarla in classe; a volte si sente un privilegiato per questo, a volte vorrebbe stare seduto sulle seggioline come gli altri.
Impara a farsi capire, prima con poche parole, poi attraverso il disegno, facendo rivivere nelle sue casette scarabocchiate le persone che ama. Perfino suo padre ha un posto nelle sue case sbilenche: finalmente lo sente vicino, nei sogni gli concede una seconda opportunità, un perdono per la sua vile fuga.
Disegna solo a matita, disdegnando inizialmente i colori, gli bastano pochi tratti per popolare i suoi fogli, far rivivere le persone più care tra quelle pagine.
Crescendo Fabio inizia a confrontare i suoi disegni con quelli della sua compagna di scuola Chiara, da sempre l'amore della sua vita, e a desiderare di immergersi anche nel suo mondo.
Su suggerimento delle maestre, inizia a usare un computer, capace di amplificare le sue possibilità espressive, di fargli imparare nuove parole.
Passi forse insignificanti per gli altri, ma notevoli per Fabio e la sua famiglia, eccitata da ogni parola che il bambino faticosamente riesce a far salire o scendere dal suo autobus.
Pinocchio è sempre lì, a correre dietro alle parole per tenerle nel giusto ordine, per aiutarlo a sistemare al loro posto i tanti stimoli che riceve e che lo aiutano a crescere, a far volare la sua fantasia.
Fabio ascolta con interesse le favole che le maestre gli raccontano, si immerge nelle storie e le rielabora a modo suo, cambiandone a volte il finale negativo.
Tutti possono farcela, basta saper aspettare e dare gli stimoli giusti.
 
L'ultima parte del libro procede in maniera un po' affrettata, come a voler concludere la storia al più presto, forse perché l'autrice non può più affidarsi alla narrazione impregnata di fantasia di Fabio, nel frattempo cresciuto, che è forse il punto di forza di questo romanzo molto bello.
Cerca di riassumere in poche pagine quanto accaduto dopo gli anni dell'infanzia, la disillusione di dover chiamare le cose con il loro nome, ma anche la gratitudine verso chi ha sempre voluto considerare Fabio un bambino come gli altri, senza etichette, facendogli vivere una vita normale. È Fabio. Solo Fabio, punto e basta.


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nw entità in quest'opera: nessuna.






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