DAVIDE BARBANERA
52 Poesie
Silenziosa come la notte la campagna.
Si ode solo la brezza. AscoltaÂ…
Vanno lontano le nuvole nel cielo,
vanno lontano
le nuvole nel cielo,
senza un fiato.
Passò di qui un dio un giorno
ne sono certo.
Dove soltanto si ode un leggero
frusciare di foglie,
un ronzare di insetti,
un palpito d'acque.
Dove soltanto si odeÂ…
la farfalla del tuo respiro,
va a piedi nudi il silenzio nel sole.
Solo, nel silenzio.
Silenzioso come un acero, solo
mormorando al vento:
Essere.
Sotto l'ombra silenziosa
dell'acero campestre,
una domenica ascoltando
la favola della brezza,
l'azzurro del cielo
posato tra i pensieri,
la luce del primo autunno
come una lampada vicino al cuoreÂ…
sedere in pace a lungo
il proprio respiro
sull'ala sottilissima del tempo
e remigare,
remigare,
remigare verso chissà che lido.
E poi, d'un tratto,
il silenzio si apre giardino,
la pace una rosa,
il mio cuore:
quando viene la sera
sorriso.
Un'ape soltanto,
un filo d'erba;
un po' di brezza,
un raggio di sole.
Musica dolce.
Ecco fatto un piccolo silenzio:
quattro briciole di pace
nel mio cuore
e un sorriso.
Il soffio del vento nel parco,
il cantico degli uccelli sereno,
il respiro del cielo, vicinoÂ…;
ho adagiato una coperta di verde
sopra il mio cuore
per serbare il silenzio
e mantenere fresca la quiete
di questo mattino.
L'acqua del lago brilla nel sole,
preziosa,
il vento soffia leggero
sulle alture,
i pioppi muovono le loro bandierine.
Io cammino in pace
a braccetto del tempo
molto lentamente
sul buon sentiero.
C'è un luminio d'acque
nel silenzio, vedi?
Un ingioiellarsi sorriso
presso il lago del sole.
Siedi appena un poco sulla rivaÂ…
è questa l'infiorata del mattino,
il diadema di pace del cuore.
Sotto il silenzio
della grande quercia,
chiotto come in un nido,
pilucco acini di cielo
piano piano,
mentre il tempo
liscia le mie piume
con la mano
del suo mattino.
C'era una volta
in riva al lago
una seraÂ…
Gli uccelli volano la pace
sulla piuma del silenzio,
nel suo respiro.
Sole e rose
e una carezza:
il silenzio
tra le cose.
È un sogno…
nel tardo pomeriggio
il sole dell'estate tra i pini.
L'alito di un profumo
li sfiora,
favola ferma sui rami,
il silenzio
è una carezza di luce d'oro.
Scivola una vela
nell'acqua che luccica,
scivola una vela,
bianca,
un pomeriggio d'estate,
quasi ferma
nel mezzo della quiete azzurra.
Cielo azzurro silenzioso,
nuvole sparse,
al pascolo.
Le montagne lontano,
l'eco della valleÂ…
Nulla occorre se non respirare
per il volo.
Quando le ombre si allungano
nelle sere di chiarore,
così chiare che i monti
mostrano ogni loro piegaÂ…
me ne andrò
sui poggi morbidi e vellutati
a camminare il silenzio, la quiete,
in tasca i miei dieci anni;
una mano in quella del cielo,
l'altra in quella dell'estate,
il solo pensiero:
gli uccelli che girellano
nel giardino del mio cuore
beati.
Campi spaziosi,
nuvole erranti
nell'azzurro,
l'oro dei campi
mietuti,
me stessoÂ…:
un solo pensiero,
un solo,
unico silenzio.
Cosa fai là , donna,
vicino al fiume,
nell'ombra,
in quell'angolo di giardino
tutta sola,
ascolti la brezza?
- Nulla, ragazzo,
me ne sto in pace,
sono una rosa.
Il frullo di un passero
ho rubato nel crepuscolo,
il verde di un alberello.
Una carezza di cielo
nell'ora della quiete.
Ho rubato alle stelle
il silenzio di un sorriso.
Quante cose meno hai
tente meno ne chiedi.
Minor volumi nella tua sacca porti
tanto più sgombra la tua tenda serbi.
Me ne vado verso qui
viaggio leggero.
Forse girando in cerchio
per dove sono nato.
Tra una stella da prendere
ed il suo soffio a carezza,
il suo batter di ciglia,
sta il sentiero non detto
le mani
che giunte ad albergo.
E non so se mai
la vita ti ha avvicinato
se mai al fiore dell'alba
atteso.
E non so se mai
al covile più odoroso
sua mano che i sogni
guidato.
E se tua casa racconti
e fuoco.
E non so se mai
un pugno di fiati assediato
se una buriana di sguardi
tua casa aggredito.
Dimmi il colore degli occhi corretto
saprò che vedi più vicino.
Dimmi il colore degli occhi degli occhi
E non so se mai
Calle del Vento.
E come se c'era una volta
e questa volta fosse un viaggio
e qualcuno ti portasse
e un buon ruscello da udire
e il filo di un sandalo
scendessi a posare
e il più dolce poeta d'acque
guidandoti a un sentiero
ti fermasse.
E nessuna parola occorresse
fosse il silenzio già lì a spiegare
E un'infinita strada si aprisse
e un tempo grande.
E come se l'aria trovassi
di lunghezza levigata
e come se l'aria.
E come se c'era una volta
così semplicemente
non vi fosse che andare.
Dolce brucando
sull'amaca di un sogno
estivare un pomeriggio.
Un pettine di piuma
sui capelli l'azzurro.
A volte le vele stanno in ozio
sull'infinito.
Un filo d'erba soltanto,
un giro di sentieri,
dieci perline di guazza.
Una collana di incanto.
Mattino
dall'ombra di un brivido
al primo raggio.
Ferme e zitte
verso il sole.
Ferme e sante
sulle aspre pietre.
Dal fitto dell'erba
al sentiero,
da un covo alla luce
un momento.
Le lucertole
sono soltanto.
A volte fanno la stella
come appicciolate
sul sereno.
Il canto tiene la rosa.
L'armonia
l'oro della sera.
Tra il dir dell'acqua
e nuotarvi amico
dello spiegare più difficile
è l'ingresso.
Delle farfalle il segreto
quell'indanzarsi mattino.
Tanto accucciarsi
fin quasi un solo
silenzio
alle piante, ai cespugli.
Una sera
avanzar senza fretta
sul buon sentiero.
Dimenticare è per ricordarsi.
Un mattino alle cose
appena il primo
lustra il vento le strade
non l'abitudine degli occhi.
L'infinita scoperta
vedere
è soltanto un sandalo lungo l'essere.
Un giorno… passò
lungo la vita così
senza rumore.
Era il mese dei profumi
da bambino.
Ci salutò il vento.
La sera ci addormentammo
con le stelle. C'era
un cielo trenino.
Cammino senza rumore
son l'inquilino assente.
Come il silenzio,
le sue ali.
Il profumo delle oreÂ…
Allora, non molto tempo fa,
una sera in punta di piedi.
Prova a pensareÂ…
È una casa piccola…
come non si veda.
Distante dal centro
il tempo che impiegheresti
a giungere la calma.
E una piccola
piccola casaÂ…
Grande dove semplice
chè semivuota…
come conchiglia quando parla.
Giallo di fresco
mattino di un bacio.
Giallo di fresco
la caraffa di un riso.
Giallo di fresco
cuore di giugno
nel primo cielo fiorito.
Dove scorre il fiume
tu dormi. Cos'è?
Per le guance dei pesci
è acqua di piume,
per le palpebre del vento
due piccole viole.
Dove vanno le formiche
sullo zuccheroÂ…
Dove vanno è un paese.
Il paese che tu sogni.
La prima volta del mare
è stata a quattro anni.
Me ne stavo in un alberghetto
sulla spiaggia insieme ai nonni.
La prima azzurrità degli occhi.
C'era Misano.
Sono gli incensi.
C'era il sole di piccole vaschette di marmellata.
Intorno un silenzio di tutte le lingue.
Ogni cosa nasce
appena ne sei trovato.
L'aurora rorida di rosa le mie labbra.
Questo è il mio primo ricordo
da conchiglia.
Così come la rosa
nel suo rivelarsi affonda
il suo stelo in te
vaporano gli occhi
il suo velluto.
E come cosa
muta appare.
Nei chiostri del silenzio
si ode.
Se scorgi una danza
è la corolla di un cuore.
Se scorgi una danza
l'arpa e il flauto
per far sole.
Se scorgi una danza
saprai del tacere che sta
alle rose.
Si muore di un dono
Rinasce alle cose
del vento.
I pesci stanno zitti zitti
nella sera del fiume
ascoltando
le acque lisce lisce
accanto alle grotte.
I pesci stanno.
I pesci stanno
nella sera del fiume
ondulando
le piume ondulando.
I pesci stanno zitti zitti
i pesci stanno
la tua sera di fiume
tremando.
Un nastrino di luce
trascorre trascorre.
Schiuse un azzurro di
marzo l'odore
limpido fra le dita
dei campi un silenzio
la prima
farfalla buccia di limone
la seconda appena
tremarono i petali
del tuo sorridere
Quattro perle di pioggia
sul risveglio delle dita
Quattro perle di guazza
sul fiore delle ciglia
Quattro perle di arcobaleno
oggi sulla mia vita
Dolce di scorrere
acque di miele
Dolce e di scorrere
un petalo e una nave
Dolce di scorrere
c'è un borgo lontano
Dolce e di scorrere
un tempo era la neve
Dolce di scorrere
un pugno di lumini
mia nonna delle fiabe
dolce e di scorrere
Dolce di scorrere
il fumo dei campi
Dolce e di scorrere
nel letargo gennaio
Dolce di scorrere
dolce e di scorrere
Dolce di scorrere
un remigare
Schiudi una mano
scopri farfalle
un arcobaleno fumo di perle.
Poi la richiudi
è il villaggio del cuore.
Schiudi una mano
c'è un raggio limone,
un'ala di aroma,
due piccole ore.
Schiudi una mano
appena dopo il sole.
Schiudi una mano
poi la richiudi.
C'è un sogno lontano lontano
dopo più niente.
Scende sottile
sul grano la pioggia
d'aprile un aroma
poi c'era
poi c'era il primo mattino dell'erba
poi c'era
un azzurro così da bambino
ed essa rideva
verde verde
ed essa rideva
Â… e fin lÃ
da questa sella
che le colline si sciolgono
di vento le dita
che il mare sgorga cielo
di nuvola il petto
di nuvola il petto.
Farfalle stanno sul prato
il silenzio non detto.
E allora tu dirai
che cosa è l'azzurro
un mattino
che cosa il vento.
Allungherai le dita agli occhi
per un soldo.
E allora tu dirai
e tu dirai che allora.
Vedi c'è il sole
il mare
i sogni.
È un sentiero che scorre
un lucciolare bambino
una pista di monti.
E allora tu dirai
che allora e alloraÂ…
Chi non vorrebbe svegliarsi
un giorno silenzio.
Quando la piccola luce si sveglia
di sotto le coltri
il silenzio
gli uccelli
C'era il cielo da bambino
vento vento
Le tremule palpebre di un prato
Navi di voci vanno
bisbigli di uccelli
non molto tempo fa
i pensieri di un prato
i passi di un pavimento
Quattro nuvole restano
un pugno d'api
C'era una culla di vento
nel torpore tiepido
di un pomeriggio di maggio
A H.D.Thoreau
Datemi un campo libero,
un campo solitario e silenzioso.
Una manciata di stelle,
Un canto di uccelli.
Datemi un alberello appartato
con le api che fan festa tra i suoi fiori.
Datemi tutto questoÂ…
non la società , le ricchezze, gli onori.
Non i modelli che offrite alla massa.
Datemi tutto questoÂ…
e vedrete un uomo beato.
Fermo e silenzioso
nel mezzo di un campo
sta il mio cuore fiorito
come un aprile.
FINE
