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Missioni(narrativa, breve, per tutti)Opera visionata 404 volte dal 14/08/2010, l'ultima volta: 3 giorni fa.
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Come Hasari Pal, il personaggio di Dominique Lapierre ne "La città della gioia", il protagonista del racconto, questa volta Italiano e non Indiano, è strangolato dal bisogno e dalla disperazione. Metafora della povertà che si sposta verso ovest. Anche in questo caso, egli non trova di meglio che vendere parti del suo corpo. Ciò che separa le due realtà a confronto è la motivazione. Laddove Hasari era mosso dal desiderio di assicurare un bel matrimonio per la figlia, nel caso del racconto qui presentato, l'uomo è spinto dalla vergogna che prova nei confronti della povertà, come dichiara nell'epilogo, e nei confronti della moglie, alla quale non ha saputo assicurare una comoda esistenza. Il profilo lavorativo del personaggio viene solo accennato nelle poche righe che raccontano della sua drammatica esperienza di chirurgo, descrivendo le aspettative riposte nella sua professione (..."finalmente dottore"...) dalla sua famiglia e dalla moglie Anna che attendeva un "prospero futuro". Viene efficacemente narrato il senso di colpa dell'uomo e la sua inettitudine in opposizione alla figura paterna, che, tuttavia, viene aspramente criticata per le sue violenze familiari e la sua presunta ignoranza. Con uno stile tagliente e crudo, il bravo autore conferisce al suo racconto un ritmo pregevole, facendo uso sapiente di punti, pause e accapo e brevi periodi, la paratassi. La parte più densa della narrazione è l'altalena di riflessioni narrate dal protagonista, un pericoloso gioco psicologico che costruisce una gabbia angusta e impenetrabile. L'uomo è come paralizzato nel processo di autodistruzione che si è innescato e non riesce a reagire in altro modo, se non quello dettato dalla "logica dei facili guadagni". Segnalo questa ripetizione, probabilmente voluta: "Allora meglio un viaggio in più, meglio un pezzo di anima in meno e carne dilaniata." verso la metà e: "Meglio un pezzo d'anima in meno e carne dilaniata che la vergogna della povertà." alla fine. |
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Per il "pago" chiedo scusa, ero convinto che la scena fosse ancora sul treno. |
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Probabilmente un occhio, o un rene, una parte di fegato, un occhio... Ma il mio era un porre l'accento su una situazione che, al di la del commercio di organi, riguarda moltissime persone, miliardi forse. Quello che per alcuni è diritto acquisito (casa, lavoro, benessere, cibo, caramelle sul comodino) per molti continua a restare un'utopia. Pago il Taxi immagino, non l'ho mai preso a Roma ma immagino si faccia che là. Sì, riguardo l'accento c'è un erroraccio che non avevo notato. |
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Purtroppo ho la pessima abitudine (anche un po' per il poco tempo a disposizione) di leggere di gran fretta i racconti, quindi forse la mia domanda potrebbe sembrare stupida, ma la faccio lo stesso: Cosa va a fare a Roma, il protagonista? Mi pare vada a vendere un organo, ma se è così ci va per la terza volta. Riceve anche un sacco di soldi, ma proprio non capisco quale tipo di organo possa valere così tanto (parlo da un punto di vista puramente di "mercato" ), soprattutto considerando che non deve essere un organo particolarmente "importante", dato che è la terza volta che se ne toglie uno. E poi c'è un altro punto: Siamo arrivati. Pago. Cosa paga? Segnalo un banale erorrino: "Si giovanotto, mi aiuta a salire?" (sì, con l'accento) Tutto il resto del racconto è bellissimo, ben scritto e ben calibrato. Complimenti. PS: benvenuto! |
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Pia |
è un racconto forte e molto introspettivo, riesci a rendere l'idea in maniera davvero visiva. L'ho letto con grande piacere perchè al di là della storia molto particolare mi è piaciuto molto lo stile che è anche ben curato, trovo che curare la forma, leggere e rileggere fino a eliminare ogni refuso o errorino sia una forma di rispetto per il lettore oltre che per se stessi. Mi complimento davvero | ||||
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Dino |
Un racconto complesso nella sua drammaticità e sottile psicologia. Un superamento del manicheismo tradizionale in un crogiolo di sentimenti contrastanti e pregni di pathos . Il protagonista avverte la presenza del male, ma tenta una giustificazione delle proprie azioni senza mai riuscirvi del tutto. Il che stimola alla lettura attenta ed interpretativa. Buona la forma e la descrizione prospettica del treno in arrivo. | ||||
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