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Tania Maffei
*** Autore premium
Sostenitore 2011
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La morte era tanto lontana

(narrativa, breve, per tutti)

Opera visionata 439 volte dal 27/10/2010, l'ultima volta: 5 giorni fa.

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Descrizione: Racconto breve, nostalgico, dolce ricco di umanità e con molti spunti autobiografici con un finale che apre alla speranza che la vita vada avanti sempre e comunque
Incipit: nessuno...
Recensioni (7)
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Sartisa
***** Autore premium
Sostenitore 2012
#7
12/01/2013
Racconto scritto in maniera sobria e molto scorrevole nonostante l'argomento non proprio leggero. L'amicizia infantile e giovanile non sempre riesce a sfondare anche nell'altra meà della proprio vita. Ci sono decisioni da prendere ci sono strade diverse da imboccare e per questo ci si allontana. Ma il ricordo piacevole di aver trascorso con quella persona dei momenti importanti non riuscirai mai a dimeticarla. Brano toccante, sviluppato molto bene, con una svolta finale molto azzeccata.

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Nina Moon
** Autore
Sostenitore 2011
#6
09/09/2011
«Vuoi tirare o no?»
Esiste un modo migliore per rappresentare l'inizio di una amicizia tra due bambini? Da piccoli è tutto semplice, anche l'affetto. Narrare quella semplicità, invece, è difficile. Si rischia di perdere l'immediatezza senza spiegazioni, la vivezza del "quando-tutto-è-possibile". L'autrice, a mio avviso, ci è riuscita benissimo.
Racconto davvero toccante, dove la prima parte è uno Stand By Me delicato, flash di momenti che rendono chiara l'idea di un legame senza doverlo sottolineare a parole, in uno "Show, don't tell" perfettamente riuscito. L'idea di partire dalla fine - la telefonata di Laura, la malattia che incombe dalle prime righe - dà a tutto il racconto un dolore malinconico, sussurrato, nella contrapposizione tra quel che era (o quel che doveva essere) e quel che è.
Il finale, meraviglioso, mostra come la vita ripropone sé stessa, refrattaria a ogni insegnamento generazionale. Ma, dopotutto, non è così che deve essere?

Piccolo dubbio linguistico: a un certo punto leggo: "Quando dissero a me e a Luigi", "Io e Luigi provammo a dirlo...". Ma lì, non è Luigi che parla? Forse era una parte che non doveva essere dialogo ma voce narrante? O magari mancano solo delle virgolette di fine discorso, che separino voce narrante da dialogo di Luigi? (C'è anche l'ipotesi tre, che comprende le parole "forse","non", "ho", "ben", "capito", "io", quindi la escludo a priori Smile )

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Roberto Guarnieri
* Autore premium
Sostenitore 2010
#5
08/11/2010
Forse una volta nella vita è capitato a tutti di porgere l'ultima visita a qualcuno bloccato in ospedale con qualche male incurabile. Allora ci si ritrova nella descrizione, ci si immedesima negli eventi e il tutto può apparirci scontato. E invece non è così. Lo stile, la leggerezza e la incisività, gli accenni nostalgici, lo stile conciso fanno di questo racconto uno di quelli per i quali all'inizio si pensa "Beh, che ci vuole. Basta averlo vissuto e lo sanno scrivere tutti" e in seguito, rileggendolo, ci si rende conto che non tutti saremmo caparci di scriverlo. Mi è proprio piaciuto.


Giuseppe Novellino
#4
29/10/2010
C'è materia per un romanzo breve in questo raccontino piacevole da leggere, scorrevole e lineare. La prima parte, soprattutto, si presterebbe ad essere sviluppata. Il finale, comunque, è sorprendente e illuminante, conclude degnamente una narrazione sulla morte e sul suo tragico mistero. C'è un misurato sentimento, una specie di coinvolgente distacco (mi si passi l'apparente contraddizzione)che rende il discorso molto sincero. Buona la forma, di una funzionalità efficace e incisiva.

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Arditoeufemismo
** Autore premium
Sostenitore 2012, 2011
#3
23/10/2010
Ho letto "Il Temporale". La sceneggiatura e la scenografia, per mutuare dei termini cinematografici, di questo racconto sono buoni. Quello che lascia un po' a desiderare, sebbene è il male minore e si può correggere facilmente lavorandoci un po' su, è la sintassi e la punteggiatura. Il prosa è piena di ripetizioni e spesso le frasi sono troppo pesanti e le interpunzioni non sono proprio azzeccato. Cerca di semplificarle un pochino. Sai dipingere bene con le parole, basta snellire qua e là.

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Angela Di Salvo
***** Autore supporter
Sostenitore 2012, 2011
#2
22/10/2010
Tre racconti che danno un discreta prova di abilità narrativa. Nel primo è raccontato il colpo di fortuna di un impiegato presso una casa editrice al quale viene un' idea geniale dopo aver trovato casualmente delle vecchie edizioni di libri per ragazzi.Il tema del rapimento della fanciulla, che riesce a sfuggire ai suoi rapitori grazie all'aiuto di un ragazzo che le portava da mangiare, ha una sua attualità e significanza. Altrettanto significativo e drammatico l'ultimo racconto che punta l'attenzione sul tema della morte e della malattia, mentre da ragazzi si vive in modo spensierato senza pensare alla morte o a quanto di doloroso ci possa riservare il destino. A parte alcune impefezioni formali e qualche congiuntivo mancante, i racconti risultano piacevoli da leggere e manifestano una vena narratia di tutto rispetto ma che ha ancora bisogno di imboccare un proprio stile originale.


Pia
#1
21/10/2010
Dei tre racconti l'ultimo è indubbiamente il migliore, è scritto meglio e anche la storia ha più senso. Il primo ha una trama carina sviluppata in maniera coerente ma ci sono refusi come accenti mancanti e qualche errorino tra cui i punti di sospensione che di norma sono tre. La punteggiatura scarseggia molto, ci sono frasi lunghissime e incidentali senza le virgole e le D eufoniche in alcuni casi sono terribili da leggere. Il secondo lo scriverei daccapo, stando attenta alle ripetizioni, oltre ad alcune espressioni dubbie come "belare mollemente", "finti proiettili" e "tutta molle e tremante". La bambina ha capito che il ragazzino è una vittima come lei e quindi si preoccupa per lui, fin qua tutto bene, ma può mai esprimere tutto questo in due righe finali?
Una domanda: perchè è vietato ai minori? Non c'è niente di scabroso...
Benvenuta


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