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L'uomo che amava la luna(narrativa, breve, per tutti)Opera visionata 286 volte dal 08/06/2011l'ultima volta: 1 giorni fa |
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Si può dire ancora qualcosa di originale sui lupi mannari? Leggendo questo racconto pare proprio di sì. È completamente ribaltata la prospettiva classica, quella della licantropia come "malattia" che viene subita - e odiata - dall'incolpevole che ne è afflitto. Se in questo racconto immaginate di trovare un uomo che si detesta per quello che diventa con la luna piena; che odia la sua parte lunare, quella che gli fa perdere controllo e razionalità (così come l'iconografia normalmente ce lo presenta)... beh, dovrete ricredervi. Qui c'è un'esplosione di gioia, gioia selvaggia per la libertà lasciata al proprio Es (se vogliamo leggerla psicanaliticamente); gioia di esprimersi nelle pulsioni più primitive e irrazionali, esplosione di libertà che nella ricerca di un piacere estremo (piacere di uccidere, piacere di scatenarsi, piacere di vivere senza limiti) distrugge il mondo intorno. Piacere, che la società deve obbligatoriamente controllare, pena il proprio annullamento. La libertà all'eccesso è la fine della libertà degli altri, e la fine della civiltà così come lo conosciamo. Ma l'uomo che ama la luna, tornato alle origini naturali, non può rimpiangere le sue catene. |
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Si può amare a tal punto la luna, se ne può subire a tal punto il fascino da trasformarsi in un lupo mannaro che uccide e dilania le sue vittime innocenti senza alcuna pietà? Pare proprio di sì, come è possibile evincere dalla lettura di questo sobrio ed elegante raccontino che si fonda sulle riflessioni e sui ricordi del protagonista. La violenza e l'orrore dei misfatti compiuti da questa specie di mostro vengono trasmessi al lettore in una rarefatta atmosfera, molto sfumata e "quasi magica" filtrata da una prosa indefinita ed evanescente ma nello stesso tempo fluida e incisiva. Molto orginale questo accostamento della mostruosità del licantropo al sentimento di amore per la luna che di solito fa da sfondo a storie d'amore e di coppie sedotte dalla suggestiva presenza di questo astro luminoso e propizio. Qui la luna esercita una influenza malefica e crudele, si trasforma in una inquietante fonte di orrore e di morte, ma senza nessuna irriverenza e conclamata maledizione. |
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Un uomo, padre di famiglia e marito fedele, diviene consapevole della sua natura mostruosa. E' un licantropo, anzi il licantropo che terrorizza la tranquilla cittadina, che semina morte una volta al mese, che lascia dietro di sè cadaveri (anche di una bimba) orrendamente dilaniati. Non è diventato tale per una maledizione o per essere stato a sua volta morsicato da un lupo manaro. Egli è così semplicemente perchè si è innamorato della luna, un bella notte, mentre la guardava dalla terrazza. Decisamente bello questo racconto che cita l'orrore senza metterlo direttamente in scena, che gioca su elementi psicologici piuttosto che soprannaturali. Il tutto visto dal ricordo del protagonista, che lascia nel lettore qualche traccia di ambiguità. Sarà poi vero che quei cadaveri siano opera sua? La forma espressiva mi pare molto fluida e corretta, anzi a tratti elegante e raffinata. Una prova più che buona! |
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L'uomo che amava la luna di StefanoM è pubblicata sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia. L'opera di riferimento si trova su www.braviautori.com. |
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