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Il pensiero collettivo(fantascienza, breve, per tutti)Opera visionata 503 volte dal 09/03/2010, l'ultima volta: 1 giorni fa.
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Un thriller più che un romanzo di fantascienza, mi ha ricordato Lovecraft col suo ciclo di Cthulhu. La stessa trama poteva giocarsi con esploratori che si accostano per la prima volta ad una tribù andina, dov'è la "scienza" dietro il racconto? Visto così, è ben giocato, anche se a tratti manca la parola giusta, ma è coinvolgente. Il finale è un po'... alla Stephen King: come hanno capito che si trattava della coscienza collettiva? Che studi hanno affrontato? C'è una differenza notevole tra l'apparente approfondimento degli studi nella prima parte del racconto (un'università in orbita, studenti sul posto con tecnologie di cloaking) che non hanno condotto neanche ad immaginare la presenza mostruosa, e la spiegazione così scontata che se ne dà nella seconda parte (ah, sono stati fatti studi...). Questa è la parte di fanta-scienza che più manca, che magari sarà poco ad effetto, ma è esattamente ciò che renderebbe il racconto di fantascienza e non un thriller d'avventura. |
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Racconto toccante e carico. Gli avvenimenti hanno il loro giusto ritmo. Non ho ben capito la storia di quella specie di invisibilità e, abituato come sono a Star Trek, ho sentito la mancanza di una "prima Direttiva", ma penso che questo rientri nella libertà dell'autore. Per quel che riguarda la coscienza collettiva, non avrei mai immaginato che potesse essere così presente e reale come l'hai descritta, e che il trapasso fosse così fisicamente legato a essa. Bello. Originale e fa riflettere. |
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Giuseppe Novellino |
Esiste una coscienza collettiva? E, di conseguenza, si può parlare di un inconscio collettivo? E' un tema affascinante che ha già interessato diversi scrittori di fantascienza. Un po' mi ha fatto venire in mente "Il pianeta proibito" con quell'idea delle paure del gruppo di esploratori che si proiettavano all'esterno e si materializzavano in un mostro. Il racconto tiene desta l'attenzione perchè riesce a dosare il mistero che aleggia intorno ai tre protagonisti. | ||||
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Fatto. Non ti ho chiesto di leggerlo perché sapevo quanto fossi impegnata, invece... Per il finale era così che volevo finisse, freddo e asciutto. | ||||
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Pia |
l'idea di base mi piace, mi ricorda alcuni riti tribali, precisamente quelli in cui il guerriero valoroso caduto in combattimento veniva mangiato per assorbirne l'essenza. Come al solito son cattiva con te, ho trovato dei refusi e delle frasi che cambierei leggermente. Un esempio: "scoprirono che in realtà era" cambierei con: "scoprirono essere", anche perchè dopo poche righe ripeti la frase "che in realtà" e l'effetto ripetizione è brutto. Verso la fine tuttavia sembra affrettato, come se volessi chiuderlo velocemente perdendo in potenza narrativa. Siccome già so che vorrai conoscerli, ti segnalo i refusi: non li avevano notato tutti i gli privargli della voce celato interesse (dal resto della frase credo che intendessi malcelato) il fardello Gli aveva rubato, oltre che sbagliato è brutta morbida come una spugna rugosa, capisco cosa vuoi dire ma forse espresso diversamente andrebbe meglio |
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