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Il dio novelliere(narrativa, medio, per tutti)Opera visionata 1,177 volte dal 23/07/2010, l'ultima volta: 2 giorni fa.
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Recensioni (9)
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Giuseppe Novellino |
Si tratta di un bel racconto filosofico, per niente artificioso e compiaciuto, dove si medita sul grande problema della realtà e dell'illusione, ovvero dei vari piani di realtà. Infatti reale è l'azione della lettura che ho appena fatto, come reale è il racconto che ho letto. Io vivo, ma anche i personaggi di fantasia vivono. A volte hanno una vita più reale di quella dei loro creatori. Pensiamoci: è per noi più reale Mirandolina o Carlo Goldoni? riteniamo più consistente Don Chisciotte o Cervantes? Bella la narrazione, con un linguaggio spigliato e nello stesso tempo prezioso, che rende molto bene la meraviglia dei personaggi e le elucubrazioni che ne derivano. Un bel racconto "trifido", che mette in un certo senso i brividi, e riesce a comunicare l'inquietudine sul nostro esistere e sui destini di questo incomprensibile universo. | ||||
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Salve! Sì. In effetti il finale non c'è in questo racconto. La propensione dello scrittore ad essere il "dio" del suo mondo immaginario è sempre stato il movente della creazione. Mi chiedo quante divinità esistano sotto e sopra di noi. Il vecchio scrive dell'isola, mentre io scrivo di lui e qualcun altro scrive di me. Magari anche il "dio" che scrive di noi, tutti, è soggetto a questa ciclicità. Potrebbe accadere all'infinito. |
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Il racconto, nel suo genere, risulta di agevole lettura e di notevole impatto descrittivo. La vicenda fantastica ,che rimanda a mostri (il dio dell'isola) e a verità nascoste agli esseri viventi che vivono la loro vita incosapevoli di una recondita e crudele realtà,è abbastanza ben articolata e congegnata e originale nella scelta del triplice finale. Però un diversa alternativa di come si possa concludere la vicenda la troverei molto efficace in uno spettacolo teatrale; in un testo narrativo in cui il rapporto è a due (autore-lettore) il finale, per essere davvero di effetto e restare impresso nella mente del lettore, dovrebbe essere univoco, sorprendente e dovrebbe concludere la vicenda in modo chiaro e netto. Attraverso la lettura di diversi finali, il lettore resta alquanto disorientato.(anche perchè non scglie quale gli piace di più |
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Dino |
Di solito, se un racconto non mi piace, non esprimo pareri, ma taccio. Se sto scrivendo una recensione quindi vuol dire che non boccio il racconto ma il genere. Esprimo un parere del tutto personale, lo so, ma, dopo essermi accostato alle ultime conquiste della scienza come la relatività, la quantistica, la teoria delle stringhe, questi racconti fantascientifici mi sembrano roba da ragazzi ed io ormai sono vecchio. | ||||
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Ammettiamo che il linguaggio adottato in questo racconto sia -volutamente desueto- e che l'uso di alcuni termini in questione possa appesantire gravemente il discorso; tuttavia c'è da dire che l'utilizzo delle figure retoriche, in certi tipi di racconti, disarma il lettore senza distrarlo dalla trama dello stesso. Figura retorica Da Wikipedia Si indica col termine figura retorica qualsiasi artificio nel discorso, volto a creare un particolare effetto. L'identificazione e la catalogazione delle figure ha creato problemi di base agli studiosi di retorica, dall'antichità al Settecento. Tradizionalmente si distinguono le seguenti categorie di figure: -figure di dizione per le quali avviene una modifica nella forma delle parole; -figure di elocuzione che riguardano le parole più adatte; -figure di ritmo che seguono gli effetti fonici ottenuti mediante la ripetizione di fonemi, sillabe, parole; -figure di costruzione o di posizione che si riferiscono all'ordine delle parole nella frase; -figure di significato o tropi che riguardano il cambiamento del significato delle parole; -figure di pensiero che concernono l'idea o l'immagine che appare in una frase. |
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Pia |
l'idea è bella e originale ma anch'io trovo che siano stati usati troppi aggettivi, per lo più termini volutamente desueti, alcuni dei quali anche di dubbia interpretazione. Faccio qualche esempio: sommessamente seduti (sommesso=di suono leggere, basso) i due rimasero alienati (l'ho interpretato come estraniati, ma la parola in sé offre diverse interpretazioni) Il ratto scorrere sfumare nella fabulazione poi c'è "tingeva di sabbia la schiuma", lo vedo inappropriato il verbo tingere. Gli spazi dopo i punti di sopsensione mancano dappertutto e spesso non c'è spazio tra una parola e l'altra tra parentesi. Per mia conoscenza, ammetto la mia ignoranza, mi piacerebbe sapere cosa significa il "cedolare delle onde" e il "tabarro della sabbia" insomma tutte queste perplessità hanno appensantito la lettura rendendola stancante, se fosse stato un libro di molte pagine avrei avuto enormi difficoltà a finirlo. Finita questa parte con linguaggio più ricercato, me lo sono goduto di più. Bella anche l'idea dei tre finali, insomma ci sono pregi, sì, ma anche difetti, almeno per me ancora benvenuti |
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Un bel racconto, ricco di simboli che non appesantiscono la lettura. Mi è piaciuta la scelta di proporre tre finali e come questi si amalgamano al resto della storia. Alcune parti le avrei "mostrate" di più e "raccontate" di meno e avrei evitato qualche aggettivo. Benvenuto! |
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Grazie della recensione positiva! In effetti il racconto presenta svariati errori di battitura, ma il ritmo e la sintassi, per fortuna, non ne escono alterati. Il testo è sorto mentre trangugiavo un piatto di insalata di riso. Mangiavo e osservavo i chicchi che iniziavano a scarseggiare nel piatto, mentre una fervida brama di evasione si impossessava di me. Allorquando rimasero una decina di chicchi e la forchetta non riusciva ad acciuffarli, ho deciso di usare il cucchiaio(mi piace ripulire il piatto quando mangio). Trovando difficoltà anche col cucchiaio, ho usato il dito e ho lucidato il piatto con la bocca. Mandato giù l'ultimo boccone mi è balenato in testa un sussurro mordace: -scrivimi, scrivimi-, diceva. Il chicco di riso, ovviamente era riso Gallo, mi è apparso in visione mentre buttavo giù le prime righe. La trama, compresa la logica sequenzialità dimensionale, mi è stata dettata dal triplice approccio strumentale. Le zampe di capra e i calamai nelle mani del "dio" rappresentano, ovviamente, l'eterna lotta tra sapienza e ignoranza, tra colui che si sfama e colui che viene divorato. |
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L'idea è molto vicina a "La trama tra le nubi", di L. Ron Hubbard, un libro che è nella mia personale top 10 delle preferenze (leggere per credere). Questa storia, che per stessa ammissione dell'autore è stata appena scritta, presenta alcune imperfezioni che ho segnalato privatamente, ma tutto sommato è ben scritta e di facile e scorrevole lettura. Molto bello il concetto finale. PS: benvenuto! |
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