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Tutti i dialetti sono lingue romanze. Voi confondete l'avere un sintassi (per inciso: tutti i dialetti hanno sintassi proprie - simili più o meno all'italiano) con l'avere una dignità linguistica.
Ogni dialetto ha un proprio vocabolario, una propria sintassi, una propria morfologia. L'italiano è, in fondo, il dialetto trecentesco toscano. Capirete, quindi, come tutte abbiano sviluppato una propria individualità.
La differenza fra dialetto e lingua è solo di "importanza". Il dialetto è una lingua parlata in una regione o in un piccolo spazio, la lingua è una "lingua" parlata a livello nazionale.
Visto che il sardo è parlato solo in sardegna (e per questo citavo il napoletano come di "maggior dignità", in quanto è parlato anche fuori dalla campania e capito in tutto il mondo) esso è per definizione un dialetto.
Se vi interessasse approfondire, sono disponibile a indicarvi testi in merito
@Erania: Sì, studio lettere e la linguistica è il mio "campo di specializzazione"
Iscritto il: 11/07/2010, 22:12 Messaggi: 149 Località: Napoli
Il napoletano è soprattutto capito e anche parente dei dialetti pugliesi! Per esempio il dialetto foggiano è molto simile al napoletano, ma bando alle ciance! Io so che il napoletano è stato riconosciuto anche come una lingua e non solo come un dialetto XD
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Leggete bene il bando. Il tema è libero e può essere scritto in lingua sarda o italiano, o può anche partecipare un immagine relativa al tema. http://www.ilsardo.it/lingua.htm infine vi suggerisco questo sito ciao a tutti Marina
Potete ispirarvi anche a questo illustre personaggio della Sardegna Grazia Deledda
nasce nel 1871 a Nuoro dove avviene la sua formazione letteraria del tutto autodidatta, nell'ambito della famiglia, in cui il padre, piccolo proprietario terriero con diploma di procuratore, si dilettava di poesia in dialetto dando vita, in una città povera di risonanze culturali, a dibattiti letterari.
Giovanissima, invia alcuni racconti ad un giornale di moda pubblicato a Roma e cerca tramite rapporti epistolari di entrare in contatto con il mondo letterario. A 24 anni pubblica il suo primo romanzo Anime oneste. Romanzo famigliare, con la prefazione di un critico assai famoso: è il primo riconoscimento autorevole alle sue qualità di scrittrice. Nel 1900, diventa moglie di un funzionario statale, si trasferisce a Roma dove soggiornerà per il resto della vita. Qui i contatti con il mondo delle lettere sono naturalmente più facili anche se il suo nome è già una promessa.
Sulla Nuova Antologia esce nel 1900 il suo romanzo più apprezzato Elias Portolu, storia dell'amore di un ex detenuto per la cognata. Nel 1913 esce Canne al vento in cui rappresenta la fragilità dell'uomo travolto da una sorte cieca e spietata, mentre La madre (1920) scandaglia la relazione fra un sacerdote e sua madre. In precedenza aveva scritto un romanzo, Cenere (1904), in cui aveva affrontato il tema di un rapporto filiale.
Scrisse anche due testi teatrali, L'edera (1912) e La grazia (1921). Nel 1926 ottiene il premio Nobel, un riconoscimento che negli anni lontani delle prime esperienze sarde sarebbe sembrato assurdo sperare. Così la sua fama, prima circoscritta, si accrebbe e si allargò oltre i confini nazionali.
Muore a Roma nel 1936.
In generale, nelle opere di Grazia Deledda predominano i sentimenti forti dell'amore e del dolore; un'altra tematica ricorrente è l'amara consapevolezza di un destino già designato. Una straordinaria corrispondenza fra personaggi e luoghi, fra lo stato d'animo dei protagonisti e la terra sarda è un altro tratto distintivo della sua narrativa, che è stata accostata talora al verismo e talora al decadentismo, ma in realtà sfugge a una catalogazione precisa.
Pur riconducendosi per certi aspetti della sua opera al Verismo ottocentesco, la Deledda si colloca nell'ambito della nostra narrativa con una fisionomia indubbiamente originale, sia per i caratteri nuovi del suo regionalismo sia per la particolare e intensa attenzione che portò ai problemi dell'anima umana, alle vicende spirituali, ai drammi vissuti e sofferti dai personaggi dei suoi romanzi.
I suoi personaggi irrequieti e spesso travagliati da dissidi interni, sempre però sostenuti da una profonda intimità religiosa si muovono sullo sfondo di un paesaggio arcaico e austero, quasi sempre quello sardo.
CANNE AL VENTO
unanimemente ritenuto il capolavoro di Grazia Deledda. Narra le vicende di tre sorelle, le dame Pintor, rimaste padrone di una casetta e di un piccolo podere, cui accudisce il vecchio servo Efix
Il protagonista, Efix, per le dame Pintor coltiva lui l'ultimo podere rimasto alle tre nobili discendenti di una famiglia in rovina: Ruth, Ester, Noemi. Efix vive in fantastica dimestichezza con i folletti, i giganti della montagna, i santi del cielo, i morti, vivi e veri per lui come le persone del presente. La nobile casa cade a pezzi e le dame vendono di nascosto le verdure del poderetto.Il padre le teneva segregate in casa e quella che fu un tempo la condanna della gioventù e dell'amore è adesso per loro l'estrema difesa. Due di loro sono vecchie e dolci, ma Noemi che serba ancora un resto di gioventù e di bellezza , è altera e dura. Una delle sorelle, Lia, non accettò quella sorte, e fuggì tanti anni prima sul continente; il padre che la inseguiva fu trovato morto sul ponte, e si credette ad una disgrazia. Fu, invece, Efix a ucciderlo involontariamente, mentre vegliava sulla fuga di Lia, per la quale egli aveva una devozione appassionata molto simile all'amore.Tanto tempo è passato da allora, Lia si è sposata, ha avuto un figlio, Giacinto, e adesso è morta. Nessuno conosce il delitto di Efix e quando Giacinto, orfano e scacciato per un furto dal suo impiego alle Dogane, viene a cercar lavoro in Sardegna, gli ritornano in mente i tragici ricordi del passato. Giacinto in paese gioca, fa i debiti, firma cambiali con il nome delle zie, si innamora di Grixenda, che è una povera ragazza nipote della vecchia Pottoi e vuole sposarla. Efix, che ama Giacinto più di quanto non lo amino le zie, tenta inutilmente di ammonirlo e il ragazzo disperato a causa dei rimproveri del vecchio, gli fa capire che conosce la storia del delitto, il quale gli fu rivelato dalla madre. Poi lascia Galte e va a Nuoro in cerca di lavoro. Intanto la scadenza della cambiale porta la rovina e la disperazione in casa delle dame Pintor, Ruth muore improvvisamente ed Ester e Noemi sono costrette a vendere il podere a un cugino, don Predu, che le salva dal dissesto economico. Efix spera che da quel riavvicinamento nasca un matrimonio fra Predu e Noemi, ma lei si rifiuta di accettare la proposta di matrimonio del cugino. Allora Efix pensa che quell'accecamento sia il castigo di Dio al suo passato delitto. Lascia la casa e vive mendicando. Efix ritorna finalmente al paese dove credono che sia stato in America, trova Giacinto che lavora da mugnaio e sposerà Grixenda, anche Noemi accetta ormai l'offerta di Predu. Ora il buon servo può riposare e il giorno delle nozze di Noemi, Efix muore consolato. Così in questa umile accettazione della vita, il servo trova la sua pace, e il suo significato fa sconfinare il breve cielo dove Efix cercava i suoi santi e i suoi folletti nel cielo eterno cui tende il dolore di tutti gli uomini, servi anche essi di sconosciuti padroni.
nasce ad Ales (Cagliari), in Sardegna, il 22 gennaio 1891, quarto dei sette figli di Francesco Gramsci e Giuseppina Marcias. Nel 1894 la famiglia si trasferisce a Sòrgono (Nuoro): per due anni viene mandato, insieme alle sorelle, in un asilo di suore. A questo periodo, dopo una caduta, risale la malattia che gli lascerà una malformazione fisica: la schiena andrà lentamente incurvandosi e le cure mediche tenteranno invano di arrestare la sua deformazione. Nel 1897 il padre viene sospeso dall'impiego all'Ufficio del registro di Ghilarza e arrestato per irregolarità amministrative. Nel 1902 consegue la licenza elementare a Ghilarza. Studia poi privatamente e intanto lavora, per aiutare la famiglia, presso l'ufficio catastale di Ghilarza. Nel 1905 si iscrive al liceo-ginnasio di Santu Lussurgiu, cittadina a 15 km da Ghilarza. Inizia a leggere la stampa socialista che il fratello Gennaro gli invia da Torino.
Nel 1908 consegue la licenza ginnasiale e si iscrive al liceo Dettori di Cagliari, città dove vive presso il fratello Gennaro, segretario della locale sezione socialista.Con molti giovani del liceo Dettori, Gramsci partecipa alle "battaglie" per l'affermazione del libero pensiero e a discussioni di carattere culturale e politico. Abita in una poverissima pensione in via Principe Amedeo, poi si trasferisce in un'altra del Corso Vittorio Emanuele. A scuola si distingue tra i compagni per i suoi vivi interessi culturali, legge moltissimo (in particolare Croce e Salvemini). Rivela spiccatissime tendenze per le scienze esatte e per la matematica.
Cagliari, in quel tempo, è una cittadina culturalmente vivace, dove si diffondono i primi fermenti sociali, che influiranno nella sua formazione di una ideologia socialista.
Conseguita la licenza liceale, nel 1911 vince una borsa di studio e si iscrive all'università di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia. Si trasferisce a Torino. Gramsci vive i suoi anni universitari in una Torino industrializzata, dove sono già sviluppate le industrie della Fiat e della Lancia, che hanno eliminato le concorrenti più deboli. Il forte sviluppo industriale ha conferito un aspetto nuovo alla città, che intorno al 1909 ospita circa 60.000 immigrati, che lavorano nelle fabbriche. Data l'alta concentrazione operaia e il ruolo avanzato dell'industria torinese, la organizzazione sindacale costituisce, nella città, una presenza attiva e dinamica, sostenuta da un'ampia mobilitazione dal basso.
Sono le iniziative di lotta nelle fabbriche che portano alla costituzione delle prime commissioni interne e alla elezione di delegati di fabbrica, che siedono, durante le vertenze, al tavolo delle trattative con i rappresentanti padronali. È in questo periodo di forti agitazioni sociali che lo studente Gramsci vive i suoi anni universitari e matura la sua ideologia socialista. Studia i processi produttivi, la tecnologia e l'organizzazione interna delle fabbriche e si impegna per far acquisire agli operai "la coscienza e l'orgoglio di produttori".
A Torino frequenta anche gli ambienti degli immigrati sardi; l'interesse per la sua terra sarà sempre vivo in lui, sia nelle riflessioni di carattere generale sul problema meridionale, sulle sue abitudini, sul linguaggio, sui luoghi e sulle persone dell'infanzia; temi ricorrenti anche negli anni della maturità. - [ Sopra, a destra : Antonio Gramsci a quindici anni. Clicca sull'immagine per ingrandirla.] -
Gli avvenimenti. L'Italia è ancora nettamente divisa tra un Nord in cui è presente un relativo sviluppo industriale e un Meridione caratterizzato dal latifondo a coltivazione estensiva. L'assetto del potere nello Stato e nella società è dunque determinato da un'alleanza tra industriali e agrari, fondata sulla politica protezionistica, che esclude ogni partecipazione al potere da parte delle masse popolari. Ma la crisi di fine secolo, con i movimenti dei fasci siciliani (1894) e l'insurrezione proletaria di Milano (1898), costringe la borghesia italiana a scendere a patti con il movimento operaio. Dall'inizio del secolo, Giolitti, che dichiara la neutralità dello Stato nei conflitti di lavoro, apre un nuovo corso politico fondato su un accordo sociale con il movimento socialista riformista. A questo accordo si oppongono l'ala rivoluzionaria del partito socialista e il movimento sindacalista rivoluzionario.
Iscritto il: 22/03/2010, 18:15 Messaggi: 67 Località: UK
Maurizio Vicedomini ha scritto:
@Erania: Sì, studio lettere e la linguistica è il mio "campo di specializzazione"
Lo zampino/marchio di fabbrica era quello: impossibile da non riconoscere dato che la mia è una battaglia quotidiana e senza fine con tuo futuro collega
Devo correggere un'affermazione di Marina che, data la sua comprensibilissima emozione per essere riuscita a convincermi a lanciare questo concorso, vi ha dato in maniera ambigua:
il bando è rivolto a chiunque voglia scrivere una poesia o un breve racconto, entrambi in lingua sarda e con traduzione in lingua italiana, a tema libero purché collegato alla Sardegna. Non sono ammessi, dunque, elaborati in sola lingua italiana. Sono ammesse immagini, sia di corredo ai testi, sia come opera a sé (fotografie, pitture, disegni).
Vorrei interenire spiegando che il sardo (ma anche il friulano e non ricordo quale ancora) sono riconosciuti dalla costituzione come MINORANZE LINGUISTICHE.
No, c'è differenza anche se non "scientifica". I motivi per cui una lingua esiste sono molteplici. In un paese esiste la lingua "standard" che è quella riconosciuta, e i vari dialetti e le minoranze linguistice in quanto: [list=][/list]riconosciute come lingue letterarie perchè sono utilizzate per la redazione di documenti lo status sociale di "lingua" non è unicamente determinato da criteri linguistici, ma è anche il risultato di uno sviluppo storico e politico.[/list]
A Cagliari esiste la facolta di lingua e cultura sarda.
Siamo d'accordo. Sono lingue letterarie quasi tutti i dialetti d'italia, perché una lingua unitaria si è avuta ufficialmente solo nel cinquecento con Bembo e di fatto solo negli ultimi due secoli, dunque la letteratura è stata scritta nei vari volgari. In Napoletano, ad esempio, sono scritte opere - sia in poesia che in prosa - di clamore mondiale, nemmeno italiano
Ma, di fatto, restano dialetti. Quello che vorrei far capire è che dire "dialetto" non è dispregiativo. È una classificazione linguistica - la più importante, visto che si parla di lingua. Sì, a livello "legale" è qualcos altro, ma visto che si parla di lingua, poco importa. Sono i canoni linguistici che decidono cosa è lingua e cosa è dialetto. Se c'è una scienza che studia quell'ambito, perché affidarsi ad altre che non c'entrano nulla? Il Sardo è un dialetto, riconosciuto come quello che vuoi tu, ma dialetto
Iscritto il: 11/07/2010, 22:12 Messaggi: 149 Località: Napoli
Personalmente trovo i dialetti molto belli! Nella mia città di origine, quando fino a qualche anno fa vivevo, avevano addirittura indetto delle lezioni su come scrivere correttamente in foggiano XD Comunque i dialetti che mi piacciono di più sono quelli del centro e del sud italia, soprattutto il dialetto romano che mi fa morire dal ridere! XD Poi non so voi, ma per quanto riguarda i così detti accenti, quello che mi fa impazzire proprio tanto è l'accento toscano! Comunque, peccato non poter partecipare, ma non disperiamo, ci saranno altre occasioni! In bocca al lupo ai sardi presenti su BraviAutori!
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Olimpiadi Artistiche. Io partecipo!
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Ciao a tutti chiedo scusa a Maurizio per aver segnalato un suo commento io non ci capisco nulla dei forum pardon! Ciao Davide vero il sardo è una lingua comune ciao Massimo a me non mi arriva ancora nulla
Ciao a tutti sono contenta comunque come sta andando soprattutto qui in paese ne ho messo uno in edicola e chi ci lavora mi dice che alcuni giovani lo guardano e prendono nota, in comune non ho ancora chiesto. Poi volevo chiederti Massimo non c'è qualcos'altro per me? Io ho proposto questo concorso sai perchè? Ogni anno nel mio paese si fa un concorso in lingua sarda e ci sono tanti poeti che scrivono poesie ma non riescono a scrivere racconti e non vi partecipano mai cosi ho pensato a loro. Poi per spiegare bene il titolo del concorso Su chistionu de'ighinau va be è nato da un commento in facebook di un amico ma il vero significato è questo: nel mio paese in vari rioni nelle sere d'estate ci si siede fuori a prendere il fresco e cosi si chiacchiera, chi rievoca i ricordi e chi il presente ma tutto riguarda un pezzo di storia di Samugheo anche se spesso le chiacchiere della gente uccidono una persona, spesso è un parlare buono ma altre volte tra compaesani si vede sempre la pagliuzza che sta nell'occhio dell'altro e non vede prima la sua
Ciao Massimo perdona la mia imprevvedibilità ma io non voglio mollare prima o poi uscirà un buon lavoro poi credo che ci sia qualche disegnatore che stia preparando qualcosa a riguardo ti prego fa a riattivarlo? Io non voglio arrendermi poi conosco un editore sardo che ha una casa editrice e giusto lui mi ha detto peccato perchè era una bella cosa dai che ce la possiamo fare io non mollo. Con la speranza che tu mi venga incontro un altra volta ti saluto e ti auguro una buona serata ciao Marina
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