recensione del 28/06/2010 di
Il romanzo si apre con una scena particolare: un coniglio in una gabbia. E' spaventato, e non sa come fuggire. Col passare del tempo però acquista una sorta di consapevolezza e dopo qualche ora applica una leggera pressione al chiavistello della gabbia e riesce così a fuggire. Ma questo è solo l'inizio.
Tutti ormai ne sono consci: l'intelligenza sta aumentando in tutti gli esseri dotati di un cervello. E' su questa base che si sviluppa il romanzo di Poul Anderson dove vengono narrate le peripezie di alcuni uomini scienziati, contadini o addirittura schiavi. A quanto pare la terra si trovava, da milioni di anni, all'interno di un campo magnetico inibitorio che rallentava le connessione neurali.
Quando l'effetto del campo scompare è il caos. L'intelligenza non ha portato negli umani solo benifici. Gli uomini apatici, coloro che vivevano senza uno scopo e con un lavoro schifoso per vivere, iniziano a rendersi conto della loro vita pietosa e inutile. Così iniziano le ribellioni: ci sono scioperi, manifestazioni e culti a dei o guide spirituali conosciute come il Terzo Baal.
I benefici, invece, riguardano l'aspetto tecnologico dell'essere umano. Inizia la costruzione di Robot e macchine che sostituiscono gli uomini nei lavori che non vogliono più fare e piano piano la situazione si stabilizza. Ma l'uomo vuole di più e costruisce, in breve tempo, un'astronave per viaggiare alla velocità della luce.
Ma tutto ciò è destinato a durare? Cosa succederebbe se, all'improvviso, il campo inibitore ricomparisse?
Conclusione:
Questo romanzo mi ha fatto riflettere sul concetto dell' intelligenza stessa. Che cos'è in realtà?
Io penso che non sia solo la capacità di ricevere, nel modo più velocemente possibile, informazioni e dati e rielaborarli. Penso che non si possa calcolare attraverso un banale test, e penso inoltre che l'intelligenza complessiva di un essere non sia la somma di tutte le risposte alle percezioni ricevute. Insomma, secondo me l'intelligenza è qualcosa che cresce sempre. All'infinito.
Chiusa questa breve riflessione e tornando al romanzo, la trama in sé non entusiasma molto e il finale pare più un inizio. Inoltre vengono introdotti una serie di personaggi inutili che si perdono nelle pagine del libro o che addirittura si incontrano solo alla fine.
Un modo abbastanza ambiguo nello scrivere un libro che disorienta leggermente.
Comunque è un ottimo libro, scorrevole e che fa riflettere.
Meglio di così...