recensione del 04/12/2010 di
Maryam Mazar, iraniana trapiantata a Londra da ormai quarant'anni, sposata a un inglese, vive la propria vita in apparente tranquillità finché due tragici eventi vengono a sconvolgerle l'esistenza: la morte della sorella a Teheran e la prematura interruzione di gravidanza della figlia Sara.
Maryam, in tutti questi anni non ha raccontato a nessuno il motivo della sua improvvisa partenza dall'Iran e ora, resasi conto di come siano esili le radici che la legano a una Londra grigia e opprimente, sente il bisogno di condividere con qualcuno il proprio passato. Tuttavia, sa che per farlo, deve prima tornare in Iran luogo dove, per sua stessa ammissione, abita ancora il suo cuore. Myriam, tornata in quel mondo perduto ingiustamente e prematuramente, nella casa dove è cresciuta fra il profumo di coriandolo e zafferano, trova una Iran molto diversa da come l'ha lasciata. La fuga dello Scià nel 1979 e l'arrivo di Khomeini, hanno ricoperto tutto di nero riportando un mondo, ormai alle soglie della modernità, nel medioevo più profondo.
Mentre Maryam si trova in Iran, la figlia Sara a Londra elabora il lutto per la perdita del figlio e cerca, nel contempo, di comprendere i motivi della fuga della madre. Nel far questo si rende conto di come siano radicate in lei le tradizioni da questa trasmesse e come il mondo Iraniano le sia più vicino di quanto credesse. In tutto questo il dolore per l'assenza della madre e il fatto che la sua partenza non abbia una apparente giustificazione la fa soffrire ancora di più.
Maryam, tornata in Iran, finalmente sollevato quel velo di dolore che aveva cercato di non vedere o di dimenticare, invita la figlia in Iran con lo scopo di svelarle finalmente il suo passato e confessarle il desiderio di restare nella sua patria.
Myriam è finalmente libera di spalancare le ali di quella farfalla che era rimasta rinchiusa dentro di lei per oltre quarant'anni.
Un libro molto bello, dal linguaggio semplice e diretto intenso e poetico, in un intrecciarsi continuo di luci e profumi di spezie, dove il dolore e la collera per un peccato mai commesso, arrivano a stemperarsi solo col trascorrere del tempo. Il tentativo poi di unire due culture così diverse come quella iraniana e anglosassone sembra fallire totalmente. Soltanto Sara, figlia di un'iraniana e di un inglese, nata e cresciuta in Inghilterra, sarà capace di confrontarsi con la tradizione di un mondo antico come quello iraniano e con la contemporaneità del mondo anglosassone, riuscendo così, solo in seconda generazione, ad amarli e a comprenderli entrambi. È quindi lei, per prima, la figlia di una nuova cultura (anglo iraniana) dove sarà bello, significativo oltre che divertente, colorare "La cucina color zafferano". Lo zafferano, il colore della passione, infuocato come il tramonto, come il sangue che sgorga da una ferita, come l'hennè sulle dita di una mano o come quella terra iraniana da cui lei stessa proviene e che finalmente solo ora comincia a comprendere e accettare.