recensione del 28/10/2011 di
Andrea Rej è di Milano ed ha alle spalle un vissuto di dolori che gli hanno lasciato profonde ferite nell'anima. Andrea Rej vive tormenti che gli gravano dentro e gli provocano tanta, tanta rabbia. Di mestiere fa il giornalista, ma non ama il suo lavoro e non sa nemmeno lui come e perché abbia iniziato. Un giorno scompare da casa e si rifugia in una fabbrica dismessa della Bovisa, un quartiere a nord della città, da dove, in sella alla sua moto, va a cercare tutti coloro che gli hanno causato i dolori che ha vissuto nella sua vita per «farla pagare» a ciascuno. Così inizia ad uccidere.
Sui suoi delitti indagano una donna, Francesca Sormani,dinamico sostituto procuratore della Repubblica presso ilTribunale di Milano, e il tenente colonnello Luigi Rossi,comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri, il quale, dopo i primi due omicidi, per le modalità e l'arma utilizzata, un potente fucile a pompa calibro 12, intuisce che l'assassino deve essere lo stesso. È grazie ad una testimone amica di entrambe le vittime che i due investigatori riescono a scoprire il nome di Rej. Il problema è che lui non si trova a casa e non si sa dove si nasconda, così colonnello e magistrato decidono di sapere di più su questo misterioso giovane parlando con amici, conoscenti e colleghi - tra cui anche la madre del ragazzo - dai quali verranno a conoscere il passato doloroso, la personalità e i tormenti del giovane. Via via che approfondisce la conoscenza di Rej, però,nella Sormani, la quale ha anche lei una storia personale alquanto tormentata, iniziano a riaffiorare dolori antichi che si ripresentano dopo molto, molto tempo con un intenso carico di rabbia.
Saputo da un suo amico che tempo addietro il ragazzo era in cura da uno psicologo, gli investigatori chiamano quest'ultimo per un interrogatorio. Ed è grazie a lui che la storia assume una connotazione psicologica profonda, entrando nell'intimo dell'anima umana e scavando quelle che sono le passioni, i sentimenti, le emozioni che vivono in ciascuno di noi einfluenzano la nostra vita.
Rej si accorge dei due investigatori che stanno indagando su di lui e decide di tenerli sotto controllo. Ma, seguendo il magistrato,nota qualcosa in lei che la tormenta, riesce a «vedere» i dolori della sua vita. Per questo prende una decisione azzardata: andarea parlarle. Ed è durante il loro incontro, che avviene a casa del magistrato dove Rej è riuscito ad entrare, che tra i due si crea una sorta di legame empatico ed emotivo che porterà la Sormani a «capire» i motivi che spingono lui ad agire come sta facendo.Nel contempo, anche al colonnello Rossi, il quale si è accorto che qualcosa tormenta il magistrato, tornano alla mente vecchie sofferenze che, molto tempo prima, avevano causato anche in lui una rabbia intensa, superata e sublimata anche grazie all'ingresso nell'Arma dei Carabinieri.
L'evoluzione successiva consiste in una concatenazione di eventi reali ed interiori ad un tempo: perché se da una parte Rej annuncia alla Sormani, prima di lasciarla, di voler andare «all'origine del male», è lo psicologo che capisce, grazie a quelle parole, che cosa intenda fare. Ed è in virtù di quella intuizione che il fuggitivo viene alla fine sorpreso all'interno della fabbrica nella quale si nasconde, non prima di un inseguimento in città carico di tensione. Il finale sarà catartico, con la Sormani e Rossi che approfondiscono la reciproca conoscenza/analisi dei rispettivi vissuti, con lei profondamente turbata ma alla fine in grado di raggiungere la definitiva sublimazione liberatoria, anche grazie all'ultimo gesto di Rej.
Questo romanzo noir contiene la storia di un'evoluzione personale ed interiore e di tutto ciò che, in un modo o nell'altro, anche in maniera involontaria, l'ha finora ostacolata. Si può definire la piena espressione, intima e profonda, di un io che è riuscito a trovare la sua strada integrando quella che Jung definiva "l'ombra", la parte dell'io che è nascosta ma che è necessaria nel cammino verso la realizzazione di sè. Perché per superare certe difficoltà interiori, certi tormenti, certi turbamenti profondi, certi conflitti, che appartengono comunque a ciascun individuo, la miglior medicina non è fuggirli ma, anzi, andare loro incontro, affrontarli. Insomma, bisogna guardali in faccia.
Oppure scriverne.