recensione del 17/08/2011 di
"L'amicizia è un enigma, come tutte le forme dell'amore. Accade e la si accetta. E quando se ne va, fa male ma si dimentica, come tutte le forme dell'amore."
Questo libro di Ricardo Menéndez Salmón, classe 1971, già conosciuto in Spagna come scrittore di ottimo valore dov'è stato pluripremiato, è una raccolta di dieci racconti che parlano d'amore, terrore, nostalgia.
Storie che avvolgono, seducono, sorprendono ci presentano mondi sempre diversi ciascuno con uno specifico orizzonte e delle proprie caratteristiche. Ogni vicenda è caratterizata da un'anomalia grande, piccola, fantastica o infernale comunque dirompente che rende ogni storia nel suo genere del tutto particolare. La scrittura scabra, essenziale, misurata, è l'arma segreta di quest'autore raffinatissimo, il quale, riportandoci nei meandri più nascositi della vera letteratura, ci ricorda le novelle di Guy de Maupassant.
Pur ripronendo in molti casi la stessa forma stilistica in storie diverse, sono le voci dell'inconscio dell'autore, del suo immaginario quelle che emergono. In Ricardo Menéndez Salmón, si annidano meditazioni sulla schizofrenia e sull'identità ("Se vuole parliamo di Joyce", "Cavalli blu"), sull'angoscia della creazione artistica ("Per una storia privata della Letteratura"), sull'appartenenza a un presente colorato da una donna diversa da quella perduta o sognata ("Ai nostri amori", "Gli avi"), sul grande dolore che si cela non visto in ogni esistenza e che implora di essere ascoltato ("La vita in fiamme"), sul fatto che in una sola notte possano racchiudersi tutte le età e le metamorfosi di una donna ("Le notti della contessa Bruni"), sul mistero del non conoscere chi ti sta accanto e nel fingere di non sapere chi sia veramente ("Il piacere degli sconosciuti"), sul segreto della vita che è radicato nella necessità dei contrari ("Cavalli blu"), sul desiderio di restituire vita e senso agli istinti primitivi ("Gridare").
Il racconto che da il titolo alla raccolta è anche quello emotivamente più importante.
Un uomo affitta una stanza per gridare; dopo aver imparato a gridare da solo e in gruppo, nel luogo predestinato, a intervalli prestabiliti, finalmente con una donna osa toccare il fondo dolce dell'abisso: insieme, conquistano la gioia di gridare ovunque, a tutte le ore, senza cerimoniale; la gioia di essere, come i primi uomini, al di là delle parole. Perché come dice Menéndez 'È probabile che l'essenza del grido sia l'insoddisfazione. Gridiamo perché non siamo felici, perché siamo affamati, perché vogliamo dormire, perché ci hanno abbandonato o perché non accettiamo la morte. Gridiamo ciò che non abbiamo'.
Il suo romanzo 'L'Offesa', considerato in Spagna come la miglior opera narrativa edita nel 2007, pubblicato in Italia nel 2008, ha ricevuto notevole successo anche in Italia.