recensione del 04/11/2011 di
GLI ANGELI DI LUCIFERO, di Fabrizio Carcano, Mursia Editore
Nella Milano flagellata dalla peste il rumore di una carrozza in corsa squarcia il silenzio della notte. Nero il cocchio, neri i sei cavalli che lo trainano, nero da capo a piedi l'abito di colui che viene trasportato, nascosto dalle ombre. Solo gli staffieri fanno eccezione: sono sedici, in un nugolo di velluto verde. Cupo pure quello. La visione è surreale, i pochi passanti si fanno da parte, terrorizzati. Conoscono chi sta dentro la carrozza, su questo strano personaggio si intrecciano le cronache della vita pubblica e strane leggende. È il marchese Ludovico Acerbi, lo chiamano il Diavolo di Porta Romana. Perché, dicono, in lui che con la sua corte al completo sembra immune alla pestilenza mentre attorno è morte, si reincarna Lucifero. La città ha paura, corre il secolo XVII. Nella Milano del 2009 le carrozze e i ciottoli lasciano posto ad auto parcheggiate e palazzi. Scenari diversi, ma la notte sembra la stessa. E anche il terrore della gente, quando si scopre che un misterioso assassino va massacrando non a colpi di pistola, ma con un antico spadone vittime in apparenza scelte a caso. Poi un filo si riannoda: Annoni, Orrigoni, Pozzi. Un pubblicitario, un imprenditore in affari con i russi, un medico filantropo. A cadere sotto i colpi di fendente tre discendenti di casate seicentesche con un nemico comune: proprio il Diavolo di Porta Romana. Di cui la tomba è appena stata profanata da ignoti. La Milano del 2009 è terrorizzata come quella del '600, nel primo romanzo del giornalista Fabrizio Carcano, Gli Angeli di Lucifero (ed. Mursia, 715 pp., 22 euro). La leggenda aleggia ma gli omicidi sono più che concreti. Sette sataniche? Vendette? Indaga la polizia e la stampa incalza. Si trovano faccia a faccia il commissario Bruno Ardigò e il cronista Federico Malerba, trentacinque anni entrambi. Erano stati compagni di università, le strade si riallacciano. Taciturno e a tratti freddo il primo, teso al riserbo delle indagini, esuberante e a tratti arrogante il secondo, a caccia di notizie, animato dal «sacro fuoco» di raccontare dalle colonne de «La voce lombarda». E fare scoop in barba ai colleghi. Due uomini contrapposti nella dinamica che gli appartenenti di questi due mondi -- inquirenti e giornalisti -- conoscono bene. Ed è alle due diverse voci che l'autore si affida per tirare le fila di una trama che resta serrata da inizio a fine: per Ardigò cronaca nera e indagini, la dura realtà che porta a risalire fino ai casi orrendi di due ragazzine uccise e bruciate in Versilia negli anni '70. A Malerba la rievocazione libera della leggenda, la rievocazione concessa dalla libertà degli articoli: può essere in atto la vendetta del marchese che terrorizzava Milano? Delitti, piste esoteriche per Gli Angeli di Lucifero. Un libro in cui non mancano anche concretissimi riferimenti a casi di cronaca che hanno riempito le pagine dei giornali: dalle Bestie di Satana a Garlasco. Sullo sfondo una città angosciata, frenetica come noto, ma bellissima. Milano, nel libro di Carcano, diventa un vero personaggio: sfaccettato, da scoprire. La trama fluisce e c'è un libro nel libro, quasi una guida, con il lettore preso per mano alla scoperta di angoli inediti (e sono parecchi) del capoluogo lombardo. Lo sapevate, per esempio, che vicino a Sant'Ambrogio c'è una colonna con due fori che la leggenda vuole inferti dalle corna di Lucifero? In alcune giornate pare odorino di zolfo. «Tutto reale», assicura l'autore, milanese doc. Reale e a prova di curioso, per chi lo volesse testare.