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Le ragioni del cuore "Andiamo, John, non sei più un bambino, non puoi continuare a giocare con i sentimenti delle persone."
"Non sto giocando, voglio solo…"
"Sì, lo so, non dirlo… Vuoi solo riavermi, ritornare indietro. Ma putroppo, qui, non vendono macchine del tempo e quindi vai avanti di tua spontanea volontà, se non vuoi che ti ci mandi io a calci nel culo!"
Lui fa un sorriso amaro. Sente il loro ricordo insieme sciogliersi e scivolargli via dalle mani. É passato così tanto tempo che, in effetti, potrebbe sembrare che non sia mai successo, che, in realtà, le loro bocche non si siano mai cercate, che le loro mani non si siano mai strette, che i loro corpi non si siano mai sfiorati… Forse è stato solo un sogno. Un illusione. Un miraggio. O forse un incubo. Un incubo che più volte ha cercato di scacciare, perché sarebbe stato troppo difficile andare avanti allora. Quando ancora non sapeva che cosa voleva. O chi. Chi voleva. Perché era un ragazzo fidanzato e lei era stato solo un incidente, dannazione, una meteora caduta nel suo passaggio. Nel momento meno opportuno. Era arrivata a dimostrare che i suoi sentimenti erano fragili e le sue convinzioni ancora più deboli. Oh, no, lei aveva rovinato tutto, i suoi pensieri, i suoi desideri, le sue certezze. Non poteva più guardare se stesso allo specchio senza darsi dello stupido. E tutto questo per colpa sua, di lei. Di quella lei che gli aveva fatto perdere la ragione, la meta della sua vita, il rispetto per se stesso. Il rispetto per l'altra… Oddio. Quella dannata ragazza che gli stava di fronte era il suo errore, la presenza concreta di ciò che aveva fatto. E si sente sporco dentro, adesso, e non sa come scrollarsi di dosso queste sensazioni che ritornano, quella paura che lo afferra e lo scuote e gli dice che-stai-facendo-qui?
Per lungo tempo aveva avuto una certezza: lui sarebbe stato diverso. Non avrebbe tradito la persona che amava — o che credeva di amare — e con cui stava.
E invece poi era arrivata lei. Lei con i suoi modi di fare, con quei suoi atteggiamenti così… così schietti, ma sensuali. Aveva una dolcezza che non si accorgeva di avere e una forza che era solo fragilità, una testardaggine che era solo ingenuità. Lei era così… attraente, sì. Perché lo aveva attratto nella sua trappola, nella ragnatela dei suoi pensieri. Mio Dio, come aveva potuto lasciarsi andare così?
Lei glielo aveva detto: voi maschi siete tutti uguali. E lui, lui era stato stupido e ingenuo a dirle che era diverso. Perché alla fine c'era cascato. Si era lasciato coinvolgere quel tanto che non va bene…
"Avevi ragione tu… io non sono diverso dagli altri."
Viky lo guarda. Guarda quegli occhi di ghiaccio che più volte ha cercato di dimenticare. Non lo odia, ma non glielo dice ed è sicura che John creda che lei non gli abbia mai perdonato di averla lasciata. Abbandonata per continuare la relazione che aveva in corso, dicendole che "ritornava a fare il bravo". E lui non lo avrebbe mai saputo, ma non poteva ritornare a fare il bravo e continuare a stare accanto a una persona che sosteneva di amare e a cui non aveva il coraggio di dire di averla tradita. Quello era mentire a sé stessi, prima che all'altro. Ma Viky gli lascia fare quello che vuole. Lui non le appartiene e lei non apparterà mai a lui, perché non ci sarà un uomo così bravo da tenerla legata a sé, Viky ne è sicura. Gli uomini li conosce. A distanza. Fiuta la loro straffotenza, la loro superficialità e ci sta lontana. Non vuole coinvolgimenti, Viky.
Viky crede nell'amore vero, ma sa anche che non può essere tanto fortunata da trovarlo. E non lo cerca. Nè lo aspetta. Forse lo teme. E lo tiene lontano da sé, forse lo fugge. Sa solo che una volta tanto si è lasciata andare, ha smesso di essere così rigida con se stessa e ha voluto provare l'ebbrezza del proibito. E ne ha assaggiato un pezzo. Un pezzo quanto basta per farsi male. Per farsi venire i sensi di colpa. Ma forse non si sarebbe fermata lì, se lui non avesse fermato lei. John le ha detto basta. E lei non se l'è fatto ripetere due volte. L'ha lasciato andare via. Ha cancellato la sua esistenza dalla sua vita, ha finto di non averlo mai conosciuto, ha scacciato il suo pensiero quotidiano e ci sarebbe quasi riuscita se solo lui non si fosse più fatto vivo. Perché Viky è brava in questo, a far scappare le persone. O ad andarsene via. É una cosa che fa spesso, perché restare richiede impegno e difficoltà e la sua vita è già abbastanza complicata senza avere un uomo di mezzo.
"E allora vattene e non ritornare più. É questo che fanno tutti gli uomini: andarsene e lasciarti sola." Lo dice con durezza. Lo provoca. Lo stimola ad andarsene e lui vorrebbe restare e dire e abbracciarla, accidenti, baciarla, stringerla a sé e mandare a puttane tutto, di nuovo, e andare con lei.
John scuote la testa. La odia. La odia quando non capisce il suo punto di vista, quando gli parla in modo così tagliente e duro e lo accusa. Come fa sempre.
Gli rinfaccia tutti gli errori, lo stesso errore che è lei. Lo accusa perché sa di essere la prova della sua debolezza. Del suo tradimento. E non capisce, non capisce com'è stare dall'altra parte, desiderarla in ogni momento e sapere di non poterla avere perché ha giurato amore e rispetto a un'altra. Viky non sa com'è sentirsi un uomo fallito. Uno che ha fallito nel suo compito di ragazzo rispettoso e leale. Il suo disagio. La sua rabbia. I suoi dubbi. Le sue paure. Lei punta il dito e sentenzia. Lo condanna a morte con le sue parole. E se non lo fa a parole, lo guarda. Lo guarda facendolo sentire colpevole, piccolo e meschino. Un traditore. Che poi è quello che è. Ma non c'è bisogno lei a ricordarglielo. Perché per anni ha vissuto accanto a una ragazza e, guardandola negli occhi, le ha detto "tu sei l'unica che voglio" sapendo di mentire. E non sa che fare, non sa più quello che è giusto, sa solo che è arrivato lì e le ripete ciò che le ha detto all'inizio.
"Comunque, ho lasciato veramente la mia ragazza…" É una tregua. Un "ricominciamo". Un appiglio. Uno scoglio. Un salvagente che le lancia in mare aperto e a cui lei decide di non aggrapparsi, perché Viky preferisce annegare. Anche se dovrà farlo da sola.
"Allora fai ancora in tempo a cambiare idea. Vai, corri da lei, prima che sia troppo tardi. Non fare come hai fatto con me." E lascia la frase sospesa tra loro, come il colpo del martelletto dato dal giudice a fine sentenza.
"Sono arrivato troppo tardi?"
"No, John, tu non sei ancora arrivato. Stai sempre con la testa da lei. Anche adesso, sei qui con il corpo, ma ti stai facendo uccidere piano piano dai sensi di colpa. Io lo so, ti conosco, neppure tu sei sicuro di quello che hai fatto. Quindi vai a riappacificarti con la tua ragazza, perché è solo questo quello che vuoi."
John le si avvicina, la fissa, sorride d'ironia.
"Tu sai sempre tutto, vero? Sai quello che gli altri provano, quello che vogliono, quello che pensano… tutto di tutti… Beh, mi dispiace deluderti, ma non hai capito proprio un cazzo di me."
E la bacia sulla bocca.
Racconto di Argeta Brozi
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